Cara Agenas, dopo le leggi e le parole, i fatti. Post di Gaetano Lanza.  

  Francesco Bevere, Direttore Agenas

“Una giornata da ricordare per il nostro servizio sanitario. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge sulla responsabilità professionale delle professioni sanitarie è un altro tassello fondamentale nel disegno complessivo di miglioramento continuo della qualità e della sicurezza delle cure offerte ai cittadini.

Voglio esprimere apprezzamento al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al Legislatore per aver previsto l’istituzione presso l’Agenas dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità e avergli attribuito funzioni cruciali nella costruzione di un modello innovativo di prevenzione del rischio sanitario. Monitoraggio su errori sanitari e scambio di buone pratiche, nonché individuazione di linee di indirizzo, in collaborazione con le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, e formazione del personale sanitario sono tessere di un unico mosaico disegnato per una corretta gestione del rischio clinico. Poter disporre e analizzare unitariamente tutti i dati regionali relativi alle cause, all’entità, alla frequenza dei sinistri consentirà, infatti, di fermare una fotografia in alta definizione sui segmenti dove occorre ancora intervenire. Misurare per migliorare e per prevenire. È in questo modo che si potranno definire linee di indirizzo e individuare percorsi formativi capaci di incidere efficacemente nella soluzione delle criticità rilevate, affinché gli errori analizzati non si ripetano più”.

Chi si esprime così positivamente è Francesco Bevere, Direttore Generale Agenas.

Caro Direttore,

non possiamo che sottoscrivere parola per parola. Siamo con Lei. Anzi, per la verità vorremmo esserlo per davvero. Siamo la SICVE. La Società Scientifica che rappresenta la chirurgia vascolare-endovascolare nel nostro Paese. Siamo in ”regola” e “in ordine”. Rappresentativi in Italia e all’estero. Abbiamo le nostre Linee Guida, recentissime, metodologicamente apposto e condivise anche con altre Società. Abbiamo un Registro di procedure che stiamo, anche se a fatica, portando avanti e cercando di implementare. Abbiamo una Rivista Organo Ufficiale. Un sito web. I nostri Centri sparsi in tutta Italia si stanno mettendo in Rete. Abbiamo partecipato, e vorremmo continuare a farlo, al Progetto di Revisione dei DRG.  Abbiamo Referenti Regionali  in tutte le Regioni, a disposizione. Li mettiamo e siamo tutti a Sua completa disposizione e a disposizione del Suo staff. Con Agenas abbiamo già fatto qualcosa, ci siamo confrontati in passato (con il dr Moirano, il dr Enrichens) e abbiamo anche prodotto qualche Documento, che possiamo riprendere. Abbiamo analizzato i dati pubblicati da Agenas e che ci riguardano. Andrebbero totalmente rivisti perchè non sono proprio, a nostro avviso, rappresentativi del mondo reale. Perchè sono ricavati probabilmente in modo improprio da codici presenti nei DRG, che andrebbero anch’essi rivisti. Possiamo anche scriverLe ufficialmente.

Ma per favore ci chiami. E’ probabile che Lei o chi per Lei legga questo Post. E’ già successo un’altra volta e Lei ci ha risposto.

Attendiamo fiduciosi. Con stima e devozione. 

Legge Gelli in Gazzetta Ufficiale. Cosa dobbiamo sapere. Post di Gaetano Lanza.

Testo di Legge

E’ stata pubblicata il 17 marzo sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 la legge 8 marzo 2017, n. 24 intitolata “Disposizioni in materia di  sicurezza  delle  cure  e  della  persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale  degli esercenti le professioni sanitarie“, approvata dal Parlamento il 28 febbraio.
Vediamo in poche parole le novità principali. Per il testo completo rimandiamo all’allegato.

Articolo 1. La sicurezza delle cure è parte integrante del diritto alla salute e si realizza mediante tutte le attività di prevenzione e gestione del rischio relativo alle prestazioni sanitarie e mediante l’utilizzo appropriato delle risorse.

Articolo 2. Viene istituito in ogni Regione il Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, che raccoglie i dati regionali sugli eventi avversi e sul contenzioso e li trasmette annualmente all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche.

Articolo 3.  Viene istituito presso Agenas l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità. L’Osservatorio deve individuare misure efficaci, anche con l’ausilio delle società scientifiche e delle associazioni delle professioni sanitarie, per la prevenzione e gestione del rischio sanitario e per il monitoraggio delle buone pratiche e per la formazione e aggiornamento del personale sanitario.

Articolo 4. Trasparenza dei dati e delle prestazioni erogate dalle strutture. La direzione sanitaria di ogni struttura fornisce la documentazione sanitaria disponibile relativa al paziente entro sette giorni dalla presentazione della richiesta. Le strutture sanitarie pubblicano sul proprio sito Internet i dati relativi ai risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio.

Articolo 5.  I professionisti sanitari si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, iscritte in apposito elenco istituito e disciplinato con decreto del Ministro della Salute da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge (17 marzo 2017) e da aggiornare con cadenza biennale. In mancanza delle suddette raccomandazioni bisogna attenersi alle buone pratiche clinico-assistenziali. Il tutto va nel Sistema nazionale per le linee guida (Snlg) disciplinato con decreto del Ministro della salute da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) deve pubblicare sul proprio sito Internet gli aggiornamenti e le linee guida indicati dal Snlg, verificando la conformità della metodologia adottata nelle linee guida con gli standard pubblicati dallo stesso ISS.

Articolo 6.  Se i fatti per omicidio colposo o lesioni personali colpose (colpa lieve o grave) sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene in caso di condotta negligente o imprudente del medico. Solo se l’evento si sia verificato a causa di imperizia la punibilità è esclusa, purchè risultino rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida o, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni risultino adeguate alle specificità del caso. Rispetto alla legge Balduzzi le novità riguardano:
• la mancata distinzione tra i gradi di colpa con soppressione del riferimento alla colpa lieve;
• la punibilità dell’omicidio colposo e delle lesioni colpose causate per negligenza o imprudenza  indipendentemente dalla gravità quindi anche per negligenza o imprudenza lieve.

Articolo 7. La struttura sanitaria che si avvale dell’opera di professionisti, anche se scelti dal paziente e anche se non dipendenti dalla struttura, risponde delle loro condotte dolose e colpose, anche se il professionista é in regime di libera professione intramuraria o per attività di sperimentazione e di ricerca. In ogni caso l’esercente la professione sanitaria risponde ai sensi del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente. Nella determinazione del risarcimento del danno il giudice tiene conto del rispetto delle buone pratiche e delle raccomandazioni delle linee guida.  Viene comunque previsto un regime di doppia responsabilità civile:
• responsabilità contrattuale per la struttura – con onere della prova a carico della struttura stessa e termine di prescrizione di dieci anni;
• responsabilità extra-contrattuale (per illecito, nota di chi scrive) per il professionista sanitario – con onere della prova a carico del soggetto che si ritiene leso e termine di prescrizione di cinque anni.

Articolo 8. E’ previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione.  Si procede oltre solo se la conciliazione non riesce o il relativo procedimento non si conclude entro il termine di sei mesi dal deposito del ricorso. La mancata partecipazione delle parti (comprese le assicurazioni) al procedimento di consulenza tecnica preventiva obbliga il giudice a condannarle al pagamento delle spese di consulenza e di lite, a prescindere dall’esito del giudizio. E’ prevista una pena pecuniaria in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.

Articolo 9.  Ai fini della quantificazione del danno il giudice tiene conto delle situazioni di fatto di particolare difficoltà, anche di natura organizzativa, della struttura sanitaria. Per l’importo della condanna (con esclusione dei casi di dolo) si prevede un limite, per singolo evento, pari al valore maggiore della retribuzione lorda (o del corrispettivo convenzionale) nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento non superiore al triplo. Per i tre anni successivi al passaggio in giudicato della decisione di accoglimento della domanda di risarcimento proposta dal danneggiato, il professionista non può essere preposto ad incarichi professionali superiori rispetto a quelli ricoperti. Se è accolta la domanda del danneggiato nei confronti della struttura sanitaria o sociosanitaria privata, o nei confronti dell’impresa di assicurazione titolare di polizza con la medesima struttura, la misura della rivalsa e quella della surrogazione richiesta dall’impresa di assicurazione, in caso di colpa grave, non possono superare una somma pari al valore maggiore del reddito professionale, conseguita nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento,  moltiplicato per il triplo.

Articolo 10. Si prevede:

l’obbligo di assicurazione, per la responsabilità contrattuale verso terzi e verso i prestatori d’opera, a carico delle strutture sanitarie pubbliche e private;  l’obbligo concerne anche per prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, nonché attraverso la telemedicina;

l’obbligo, per le strutture, di stipulare altresì una polizza assicurativa per la copertura della responsabilità extracontrattuale verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie (con riferimento all’ipotesi in cui il danneggiato esperisca azione direttamente nei confronti del professionista);

l’obbligo di assicurazione a carico del professionista sanitario che svolga l’attività al di fuori di una delle strutture o che presti la sua opera all’interno della stessa in regime libero-professionale.

l’obbligo che le strutture rendano note, mediante pubblicazione sul proprio sito internet, informazioni analitiche concernenti la copertura assicurativa prescelta;

con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, da emanarsi di concerto con il Ministro della Salute, che siano definiti i criteri e le modalità di vigilanza e controllo che l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) è tenuto ad effettuare sulle compagnie assicuratrici che intendano contrarre polizze con le strutture e con gli esercenti la professione sanitaria;

inoltre, sentiti l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, l’ANIA, le Associazioni nazionali rappresentative delle strutture private che erogano prestazioni, la FNOMCEO, le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie e le organizzazioni sindacali, le associazioni di tutela dei cittadini e dei pazienti, che siano determinati i requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture e per gli esercenti le professioni sanitarie, prevedendo l’individuazione di classi di rischio a cui far corrispondere massimali differenziati;

Articolo 11. La garanzia assicurativa deve prevedere una copertura : a) per gli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto assicurativo, purché denunciati all’impresa di assicurazione durante la vigenza temporale della polizza; b) per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi e riferite a fatti verificatisi nel periodo di efficacia della polizza.

Articolo 12. L’esercizio dell’azione, subordinato comunque al fallimento del tentativo di conciliazione obbligatorio, potrà portare al massimo al riconoscimento delle somme per le quali la struttura o il sanitario hanno stipulato il contratto di assicurazione. Si prevede, inoltre, che l’impresa di assicurazione abbia diritto di rivalsa verso l’assicurato nel rispetto dei requisiti minimi delle polizze assicurative.

Articolo 13. Le strutture sanitarie e le compagnie di assicurazione devono comunicare all’esercente la professione sanitaria l’instaurazione del giudizio promosso nei loro confronti dal danneggiato, entro dieci giorni dalla ricezione della notifica dell’atto introduttivo. Il suddetto obbligo comprende anche la comunicazione dell’avvio di trattative stragiudiziali con il danneggiato, comunicazione che deve recare l’invito a prendervi parte.

Articolo 14. E’ prevista l’istituzione di un Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, alimentato dal versamento di un contributo annuale dovuto dalle imprese autorizzate all’esercizio delle assicurazioni. Il Ministero della Salute affida alla CONSAP spa (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) la gestione delle risorse del Fondo di garanzia. Con decreto del Ministro della Salute, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge (17 marzo 2017), sono definiti a) misura del contributo dovuto dalle imprese assicurative, b)  modalità di versamento dello stesso, c) modalità di intervento, di funzionamento e di regresso del Fondo di garanzia nei confronti del responsabile del sinistro.  Il Fondo di garanzia concorre al risarcimento del danno nei limiti delle disponibilità finanziarie. Il Fondo di garanzia risarcisce i danni nei seguenti casi:
a) il danno sia di importo eccedente rispetto ai massimali previsti dai contratti assicurativi;
b) la struttura sanitaria ovvero l’esercente la professione sanitaria risultino assicurati presso un’impresa che al momento del sinistro si trovi in stato di insolvenza;
c) la struttura sanitaria ovvero l’esercente la professione sanitaria siano sprovvisti di copertura assicurativa per recesso unilaterale dell’impresa assicuratrice.

Articolo 15. Si disciplina la nomina dei CTU (consulenti tecnici d’ufficio) in ambito civile e dei periti in ambito penale. Sono verificate le competenze e resi trasparenti i conflitti d’interesse rendendo di fatto disponibili al giudice tutti gli albi presenti a livello nazionale, da aggiornare ogni 5 anni. L’autorità giudiziaria deve affidare la consulenza e la perizia a un collegio costituito da un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti aventi specifica e pratica conoscenza.

 

Lineeguidissime SICVE. Post di Gaetano Lanza.

DL Responsabillità Professionale

Vedevamo lontano quando nel biennio Presidenza Setacci (2011-12) noi della SICVE decidevamo di scrivere le “nuove” Linee Guida per le procedure di chirurgia vascolare-endovascolare. Non si parlava neanche del Disegno di Legge (Gelli-Bianco) sulla Responsabilità Professionale, vedi allegato sopra, che è Legge dello Stato dal 1 marzo in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore. Basta leggere l’art.5 per rendersi conto di quanto siano importanti le Linee Guida delle Società Scientifiche che il Ministero iscriverà su opportuno Registro. E noi della SICVE abbiamo persino 3 Comitati che se ne occuperanno: quello dei Rapporti col Ministero, quello dei rapporti con le Società Scientifiche, compresa FISM (perché saranno “gradite” le condivisioni intersocietarie), quello delle Linee Guida, appunto. Decidevamo allora di farlo come va fatto e come crediamo di aver fatto. Con una base metodologica solida, con la più ampia condivisione possibile anche con altre Società Scientifiche, facilmente accessibili a tutti, applicabili alla realtà italiana, da aggiornare, ecc. ecc. basta leggere il capitolo “metodologia”. Non saranno perfette. Ma obiettivamente poco manca.

Navigando in internet, come sempre, leggiamo di uno Studio promosso dalla Fondazione GIMBE sotto l’egida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Guideline International Network (G-I-N), rete internazionale di 107 organizzazioni che producono linee guida in 46 paesi. “Abbiamo deciso di promuovere e finanziare lo studio ‘Linee guida per la pratica clinica in Italia: qualità metodologica e gestione dei conflitti di interesse’ per fornire alle Istituzioni – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – un quadro oggettivo sul numero delle linee guida prodotte in Italia da società scientifiche, istituzioni nazionali e regionali e organizzazioni private e sulla loro qualità, verificando l’aderenza agli standard GIN sulle metodologie di produzione e sulla governance dei conflitti di interesse”. “Lo studio, – prosegue Cartabellotta – , presentato alla XII conferenza Gimbe di Bologna, in questa prima fase ha valutato, esclusivamente sul web, linee guida prodotte dalle società scientifiche. Serve un cambio di rotta per mettere ordine al caos attuale, soprattutto all’indomani dell’approvazione del Ddl sulla responsabilità professionale. Attualmente quelle prodotte dalle società scientifiche potenzialmente utilizzabili, sono un numero esiguo e riguardano poche aree clinico-assistenziali. “

Bene. Riportiamo questi dati interessanti dello studio. Delle 403 Società identificate, quasi l’80% (322) non era eleggibile per varie ragioni: mancanza di sito web (6), assenza di pagina web dedicata alle linee guida (289), pagina delle linee guida ad accesso riservato (14), link ad altri produttori internazionali (13). Dei 712 documenti censiti, 359 (50,4%) sono stati identificati come vere e proprie linee guida. Ma di queste, solo 75 (21%) sono state incluse nella valutazione finale, in quanto pubblicate negli ultimi due anni, tempo limite della loro sopravvivenza. Hanno superato l’esame? La loro qualità metodologica, valutata con i criteri GIN, è risultata complessivamente accettabile. Meno la trasparenza: la disclosure sui conflitti di interesse è presente solo nel 17% dei casi. Da rilevare, infine, che 42 sulle 75 linee guida incluse nella valutazione finale, sono state prodotte da 2 sole Società Scientifiche che dispongono di un manuale metodologico, a riprova del fatto che le poche società che seguono metodi adeguati producono risultati eccellenti.

“I prossimi step dello studio – annuncia Cartabellotta – prevedono la valutazione di linee guida prodotte da istituzioni nazionali e regionali e altre organizzazioni private (come vuole la Legge nuova, aggiungiamo noi), l’analisi per sottogruppi e l’invio di una comunicazione a tutti i presidenti delle società scientifiche per validare i risultati relativi alle linee guida identificate e suggerire di rendere libero l’accesso alle pagine” in questione. Intanto, per Gimbe, “i risultati dello studio dimostrano che i criteri previsti dell’articolo 5 della legge sulla responsabilità professionale sono necessari per ‘accreditare’ i produttori, ma non sufficienti a garantire documenti di buona qualità”.

“Considerato che le linee guida si apprestano a diventare uno strumento di riferimento per valutare la responsabilità professionale – conclude Cartabellotta – è indifferibile un cambio di rotta sul processo di produzione. In particolare, serve una governance nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità per definire le priorità, evitare duplicazioni, favorire la produzione di linee guida multiprofessionali-multidisciplinari, standardizzare i criteri di qualità metodologica e definire le modalità di gestione dei conflitti di interesse. In ogni caso, è indispensabile preservare il ruolo principale delle linee guida – sottolinea – ovvero raccomandazioni a supporto delle decisioni cliniche, evitando un loro utilizzo rigido e strumentale esclusivamente a fini medico-legali”.

Altri dati interessanti dello studio.Tre società scientifiche su 4 non producono LG. Il 3,5% delle società scientifiche non rende pubblico l’accesso alle LG. Solo il 20,9% delle LG identificate sono state prodotte nel 2015-2016.

Vogliamo credere che una di quelle due Società che lo studio dice di avere identificato sia proprio la SICVE. Altrimenti la SICVE è la terza, diciamo noi.

Una “scelta” difficile per tutti….Post di Katrin Bove.

vita-morte    ecg

“Finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai”….

Dove finisce il credo e inizia la scienza. Qual è la spinta che porta oltre la vita? Quanto la sofferenza può farci accettare la vita?

La sofferenza non può essere pienamente compresa, è un’esperienza individuale che trascina oltre la ragione e le leggi istituzionali.

Mi chiedo quale sia il limite tra il mantenere, ostinatamente, in vita una persona e il consentirle una vita dignitosa.

La chiave è in una scelta sociale, civile, religiosa o etica?

Parliamo di diritti, di tutela della libertà, di libertà che si manifesta anche nell’essere liberi di scegliere se morire o meno.

Ecco, la vita è un dono meraviglioso, un miracolo spiegabile solo con l’amore universale. Ha un senso talmente ampio che a volte sfugge alla mente umana, soprattutto quando la nostra stessa vita deve combattere con le prigioni che il corpo crea.

La vita è nell’essere umano, l’essere umano interpreta le leggi della natura, stabilisce leggi, crea la scienza.

La scienza medica, in particolare, studia il benessere delle persone, ne allunga la vita e ne migliora la qualità, è al servizio della e per la vita.La dimensione etica del fornire cure a chi è malato ha radici molto antiche.

Con il giuramento di Ippocrate, il più famoso giuramento etico, l’iniziato riconosceva di avere doveri e responsabilità nei confronti dei pazienti, dei colleghi e della società. Stilato tra il IV e il V sec. a.C., includeva, tra l’altro, il divieto di praticare aborti, di utilizzare il coltello e di fare ricorso all’eutanasia.

Nei secoli successivi, ovviamente, venne man mano modificato e adattato. Alla fine degli anni settanta del novecento subentra alla più antica tradizione dell’etica medica la bioetica, ossia lo studio delle dimensioni morali della medicina. Uno dei tratti più significativi della nuova disciplina è rappresentato dall’ingresso di altre figure (non solo appartenenti alla classe medica, come giuristi, teologi, filosofi e operatori sociali) in ambiti decisionali.Presidenti, premier e parlamenti istituiscono commissioni bioetiche preposte a consigliare i governi in merito a innovazioni biomediche, come la ricerca sulle cellule staminali, la clonazione etcetc

La bioetica nasce negli anni settanta in America, in un clima sociale e politico di grandi rivoluzioni promosse dai movimenti per la salute, tanto che nel 1973 la Corte Suprema degli Stati Uniti decretò l’aborto una forma di diritto costituzionale alla privacy.

In quegli stessi anni, la “crisi” della cattiva pratica medica comportò una crescita enorme del numero di azioni legali intentate contro i professionisti.

Ma l’America è la terra della libertà. La nostra antica storia europea, e in particolare italiana, ci lega invece a tradizioni deontologicamente più rigide e strutturate.

Siamo la culla della cultura classica legata fortemente alla cultura religiosa, le nostre battaglie per i diritti alle libertà saranno sempre fortemente valutate e frenate.

Bisogna saper creare la società del futuro pian pianino, adattandoci ai cambiamenti senza stravolgere i valori che hanno fatto la nostra storia: ogni cosa ha bisogno del proprio tempo per maturare.E’ la tradizione che abbiamo sempre respirato che frena il cambiamento, ma si può credere e avere fede ponendo al centro della propria vita l’esempio della passione del Cristo e accettare la vita fino all’ultimo respiro o scegliere il viaggio, per ora, oltre confine italiano per scegliere la fine imposta. Ma non è forse già questa una grande liberta di scelta?

 

 

 

 

 

 

Rimborsi a ex specializzandi. Nuvole all’orizzonte. Post di Gaetano Lanza

nuvole

Il famoso Ddl 2400 che prevede l’accordo tra lo Stato e gli specialisti ’78-2006 rischierebbe seriamente uno stop. Molti, compresa Consulcesi, avevano espresso pareri favorevoli all’indennizzo “governativo” transattivo proposto nel testo, ma adesso esprimono diverse perplessità sulle ultime modifiche proposte e soprattutto sull fatto che si preannunciano tempi lunghi di discussione  e quindi minaccia dei termini di prescrizione. Non abbiamo la percezione che vi sia una forte volontà ad approvare questo provvedimento in tempi rapidi ma stiamo facendo di tutto per offrire soluzioni alla vertenza” – così si è recentemente espressa la senatrice della Commissione Sanità Nerina Dirindin.

I nuovi indirizzi della Commissione Sanità tendono a restringere la platea dei beneficiari ai soli immatricolati  ‘83-‘91, per i quali la direttiva UE impone l’adeguamento, e non al gruppo ‘93-‘06 e nemmeno agli immatricolati ante-‘83 che, per gli anni dall’83 in poi, potrebbero anch’essi essere rimborsati, secondo una sentenza della Cassazione .
In merito alle categorie quindi “escludibili” (per le quali però ci sono anche emendamenti che aprono alcune speranze) -prosegue la senatrice – “ci siamo attenuti alle indicazioni della direttiva UE, sottolineando l’urgenza di chiudere il capitolo degli ex specializzandi del periodo ‘83-‘91. In particolare, il gruppo ‘93-‘06 è tutelato da leggi e sentenze specifiche….. vorremmo offrire una soluzione rapida, capace di tutelare tutti gli ex-specializzandi interessati dalla direttiva UE, indipendentemente che abbiano fatto ricorso o meno alla Magistratura”
Un ultimo emendamento a firma Dirindin- Granaiola propone gli indennizzi a 7 mila euro annui per tutti gli aventi diritto.

Ma iI vero timore, il nuvolone minaccioso all’orizzonte, sarebbe relativo proprio ai lunghi tempi di approvazione della legge per cui potrebbero subentrare i termini di prescrizione. Cosa vuol dire?

Nello specifico, la prescrizione del diritto è iniziata a decorrere dal 20 ottobre 2007, data in cui l’obbligo di attuare la direttiva UE è cessato. Pertanto, il termine decennale di prescrizione scadrebbe il prossimo 20 ottobre 2017, che è già domani. E’ bene però precisare che per il gruppo ‘93-‘06, per il quale manca ad oggi una norma attuativa che regolarizzi la loro situazione, è probabile che la prescrizione non sia ancora iniziata a decorrere.

Intanto sappiamo, ed a tutti noto, che alcuni ex specializzandi immatricolati nel periodo ’83-’91 che hanno fatto ricorso hanno ottenuto il rimborso. Siamo contenti per loro.

Nel frattempo con un comunicato all’AdnKronos Salute dell’ 8 febbraio il Codacons, Associazione Consumatori, che ha avviato una serie di ricorsi collettivi, ottenendo finora (pare) oltre 100 milioni di euro di indennizzi complessivi per circa 3.000 camici bianchi ha diramato un annuncio secondo il quale ” i medici italiani che hanno frequentato i corsi di specializzazione tra gli anni 1991/92 e 2005/06 devono attivarsi entro il 7 marzo per recuperare le retribuzioni non corrisposte dallo Stato; dopo questa data scatterà infatti la prescrizione. ” Ciò sembrerebbe in contrasto con quanto abbiamo scritto sopra.

Insomma ancora grande è purtroppo l’incertezza, la confusione sotto il cielo, dove si affacciano nuvole nere all’orizzonte, quelle solite della politica del nostro Bel Paese.

 

La bufala (sanitaria) corre in rete. Post di Katrin Bove.

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La falsa informazione non è nata con internet. Ma non c’è dubbio che mai nella storia era stato così facilmente a disposizione di tanti un mezzo di informazione e quindi, giocoforza di dis-informazione, quale la rete.

La disponibilità di software di semplice utilizzo che consentono l’attivazione e la gestione di siti permette a chiunque di improvvisarsi autore. La distribuzione planetaria di internet è l’ulteriore elemento che da un lato rende complicata la sorveglianza dei testi, dall’altro ne accelera la diffusione in maniera incontrollata. E’ proprio la salute uno degli argomenti maggiormente ricercati in rete: indagini di fonte Usa sostengono che perlomeno otto utenti su dieci vanno on line per lo scouting di notizie medico-veterinarie.

Non è semplice la soluzione a questo portato dell’oclocrazia dominante, il governo della moltitudine e dell’espressione diretta che è il principale nemico di un corretta forma di governo del popolo, che si affida alla intermediazione, in questo caso medici e giornalisti specializzati. Di sicuro, una eventuale soluzione passa per il controllo sui gestori del web, chiamati a collaborare e insieme a essere tenuti, anche coercitivamente, al rigore. Passa, inoltre, per la massima allerta da parte dei medici e dell’intero personale sanitario che dovrebbero essere preparati a rintuzzare gli “assalti” dei pazienti dis-informati dal web. E passa anche per un maggiore impegno sul fronte della qualità della catena informativa tradizionale: editori e giornalisti prima di tutto. Ma anche committenti pubblicitari, chiamati a sostenere i mezzi di comunicazione doc piuttosto che sovvenzionare a pioggia attività di varia natura.

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