Archivio mensile:gennaio 2014

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13 gennaio 2013. Una data da ricordare. Nasce l’APP di SICVE. Festeggeremo i compleanni? Per stare al passo coi tempi non potevamo non avere l’APP. Ce l’anno ormai quasi tutti. I gruppi importanti. I servizi essenziali. Si scaricano gratis come la nostra (alcune a pagamanto) su Iphone, IPad, Smartphone, Android. Sono una bomba. Sul mio IPhone “tocco” sull’iconcina dell’APP scaricata ed entro direttamente in quel mondo.

Sul CORSERA del 25 gennaio leggo che è stata creata l’APP per i baby. Venti icone con venti disegni geometrici di “facce” studiate da designers e professionisti della comunicazione per i baby da 0 a 3 anni. Uno spicchio di luna è un sorriso. Due punti sono occhi spalancati nel buio. Due fessure gialle su sfondo nero una faccia cattiva. Eccetera. C’è una base scientifica: i bambini prima ancora di imparare a parlare, mostrano di saper riconoscere un volto. La faccia diventa un parco giochi e giocando si impara. Insomma minigiochi per imparare qualcosa.

Accanto, un altro articolo ancora più interessante: il mondo diviso per età.

 I nati tra il 1946 e il 1964 sono (anch’io) i cosiddetti baby boomers, quelli dell’esplosione demografica (picco nel 1957: in USA 4,3 milioni di nascite). Gente ottimista, cresciuta nel boom economico, grande capacità di risparmio. Pare sia “la prima generazione attenta alla forma fisica e che della forma fisica arriva a fare un culto. Gente giusta, nata al momento giusto, tutti drogati di lavoro. Gente che, secondo Salon, ha rovinato i propri figli, crescendoli nel mito di puoi avere ciò che vuoi. Hanno una nuova vita social: il 75% è su Facebook. Quando si raccontano su Booming, il blog loro dedicato dal New York Times, discettano di come risolvere conflitti, col marito, la moglie, sul lavoro”.

La generazione successiva sono i “Generation X”. Nati tra il 1965 e il 1980. Apatici (sempre nell’articolo), precari, spesso fannulloni e senza obiettivi e identità sociale (per questo la X). Entrati nel mondo del lavoro con più lauree e master dei propri genitori, ma nella recessione, con retribuzione ai minimi. Sono anche quelli però cui si deve lo sviluppo del web. Alcuni di loro hanno inventato, senza tirarsela, Google e Yahoo.

I nati tra il 1980 e i primi anni 2000 sono i “Generation Y” o Millennial. Detti anche Nativi Digitali, perché sembrano avere capacità innate a giocare coi computers. Capaci di istruire “i grandi” a usare il PC. Con loro dopo secoli l’umanità abbandona Gutenberg e la carta stampata. Con loro si rivoluzionano anche  i sistemi di  insegnamento nelle scuole, non più per categorie e insiemi fissi e prefissati. Per inciso, per loro e grazie a loro si inventa la medicina narrativa e per simulazione. Sono però anche impazienti e distratti o iperattivi. Tendono a sacrificare la famiglia e inventano nuovi modi di convivenza.

E la “generation Z”? Sono quelli nati dopo il 2005. I bambini di oggi. Alcuni la chiamano Post Generation e altri, con gioco di parola, Generazione Post. Capace di raccontarsi in un post.

Non c’è dubbio. La comunicazione digitale ha impresso una trasformazione stupefacente e impressionante per entità e velocità mai registrata prima nella storia umana. Ignorare ciò è fortemente limitante. Quando negli incontri di lavoro nostri di baby boomers sento dire che bisogna dare spazio e concedere parte del nostro mondo ai giovani, rifletto. Probabilmente ai giovani lo spazio e il mondo non dobbiamo concederlo noi, ce l’hanno già, ed è diverso dal nostro. Speriamo solo e facciamo in modo che i due mondi si incontrino. In ogni caso l’intero mondo, quello nuovo, non è certo il nostro.

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