Archivio mensile:agosto 2014

Sanità Italiana e Sanità Europea. Post di Gaetano Lanza

Sanità Italiana e Sanità Europea. Post di Gaetano Lanza

Potremmo avere una congiuntura favorevole a breve in Europa. Il prossimo semestre sarà a guida italiana (Renzi) e
Nicolino D’Autilia è il nuovo presidente del Consiglio Europeo degli Ordini dei Medici (CEOM), l’organizzazione che riunisce i medici del nostro vecchio Continente. L’occasione sarà ghiotta per mettere a fuoco i problemi sanitari in Europa e i problemi sanitari italiani rispetto all’Europa.

Riporto alcuni passi di una recente intervista a D’Autilia:
“I temi da affrontare sono tanti e in linea anche con il nostro Ministero della Salute, come la direttiva sulle cure transfrontaliere, e il problema della responsabilità professionale che in Europa viene sentito un po’ meno rispetto all’Italia, in quanto in altri Paesi non c’è quel clima di ‘persecuzione’ nei confronti dei professionisti sanitari.” Di questo problema abbiamo parlato in un post. “Non esiste una sensibilità comune in Europa – continua l’intervista- . I sistemi sanitari sono differenti, noi siamo più simili alla Germania piuttosto che alla Francia dove ci sono sistemi a rimborso parziale come erano le nostre vecchie mutue…… Tra Italia ed Europa c’è, ancora qualche differenza soprattutto sul tema dell’aggiornamento permanente e della formazione continua. Avvalendoci di consulenze di alto livello, come ad esempio quella della UEMS – Unione Europea Medici Specialisti – stiamo cercando di limare questo gap. Il rischio che si sta correndo è quello di lasciare il sistema di accreditamento italiano ai margini rispetto a quello continentale. Non c’è, però, dubbio che la FAD rappresenti ormai il target della formazione dei professionisti italiani.”

Siamo decisamente in linea con quanto sostiene e indica D’Autilia. Speriamo di sfruttare questa congiuntura favorevole. Intanto possiamo fare la nostra parte sui temi toccati da D’Autilia (vedi grassetti). Ad esempio gli ottimi rapporti che abbiamo con la Società Francese di Chirurgia Vascolare potrebbe costituire un terreno d’incontro fertile e un volano (perché no?) per la chirurgia vascolare europea.

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Problema Assicurazione. Post di Gaetano Lanza.

Problema Assicurazione. Post di Gaetano Lanza.
Come molti di voi sapranno é scaduto il 16 agosto scorso l’obbligo di assicurazione per le aziende sanitarie. Non sappiamo (almeno io non so) cosa succederà. Può darsi che in questi giorni sia successo qualcosa, altrimenti la conseguenza più probabile sarà un rafforzamento della cosiddetta medicina difensiva. Questo problema investe tutto il settore medico ma è molto più sentito da alcune categorie come i chirurghi. Sappiamo che tra questi i più interessati sono ad esempio i chirurghi plastici, i ginecologi, gli ortopedici che figurano ai primi posti per denunce e problemi giudiziari. Noi chirurghi vascolari non siamo molto più indietro nella classifica dei “presi di mira” per denunce e quindi subiamo anche noi premi assicurativi consistenti. Sappiamo anche che esistono associazioni in nome della tutela del paziente che fanno addirittura propaganda in internet o attraverso i media in generale per “aizzare” i pazienti e i parenti a chiedere il risarcimento, poi si vedrà. D’altronde abbiamo anche una pletora di giovani laureati in giurisprudenza in cerca di lavoro.
A quanto pare (correggetemi se sbaglio) le Aziende Sanitarie, di fatto, non avendo più l’obbligo di assicurarsi potranno scegliere forme di autoassicurazione. Questo comporterà che le compagnie assicurative non saranno interessate ad assicurare le Aziende o, in alternativa, proporranno premi stratosferici. Di conseguenza le Asl ricorreranno sempre di più ad assicurazioni con franchigia o all’autoassicurazione. I medici per tutelarsi saranno costretti ad assicurarsi in proprio.
Per la verità nel privato accreditato (lombardo) è già così. Nel privato accreditato o il medico è libero professionista e si arrangia per conto proprio con premi assicurativi, spesso esagerati, (le compagnie anche in questo caso ne approfittano) oppure è dipendente equiparato al pubblico, ma anche qui di solito ci sono contratti integrativi per cui viene costretto ad assicurarsi per conto proprio con premi anche qui spesso esagerati.
Cosa si può fare? Non è facile indicare una via d’uscita. Forse bisognerebbe agire su più fronti. Intanto, secondo me, bisognerebbe calmierare le Compagnie Assicurative e controllarle a livello ministeriale. Adesso possono fare quello che vogliono e indicano loro le fasce e le tariffe. Che io sappia non esiste un’Authority in tal senso. Se esiste, indicatemelo. In realtà secondo alcune stime tra il 2001 e il 2011 i premi pagati dai medici per assicurarsi sarebbero cresciuti al tasso del 10% e quelli degli ospedali del 5,5%.
Poi bisognerebbe che le Istituzioni Sanitarie (nazionali, regionali) si occupassero di questo problema, perché non è secondario, anzi. La medicina difensiva è pericolosa, costosissima e fa cadere quel rapporto medico-paziente che è alla base della corretta professione medica. Le Istituzioni devono quindi intervenire in modo serio in materia, altrimenti sarà sempre più caos.
Ad un recente convegno di ACOI a Milano è emersa la seguente denuncia: “C’e’ il rischio concreto di avere un SSN per ricchi con assicurazione, che saranno operati dai pochi chirurghi assicurati, e un SSN per poveri, operati dai molti chirurghi senza copertura (o copertura scarsa) e interessati a difendersi dai rischi propri piuttosto che difendere il paziente dalla patologia ». E’ stata inoltre espressa la preoccupazione sull’autoassicurazione degli ospedali, invalsa, a quanto pare, in alcune strutture lombarde come il Niguarda, e in altre di altre regioni: «Lo stanziamento di una somma da parte dell’ente per far fronte ad eventuali risarcimenti non offre ai medici le stesse garanzie della polizza; tutte le strutture devono essere assicurate come dicono le proposte di legge alla camera, e non certo mettendo soldi da parte ma con compagnie; si esprime meraviglia su come una regione come la Lombardia fatichi a imporre un tavolo a queste ultime.” “Se la legge imporrà al medico di assicurarsi e di mostrare la polizza al paziente, anche gli ospedali dovranno mostrare a tutti gli utenti come sono assicurati, da chi e per quale massimale».

Dovesalute.gov, il “TripAdvisor” della sanità italiana. Post di Gaetano Lanza

Dovesalute.gov, il “TripAdvisor” della sanità italiana. Post di Gaetano Lanza
A marzo scorso nasceva dovesalute.gov.it sito internet del ministero della Salute aperto a tutti i cittadini per consentire di facilitare l’uso dei servizi sanitari, rendendo disponibili i dati sulle caratteristiche strutturali, funzionali e di attività delle strutture che costituiscono l’offerta di rete sanitaria.

Veniva così creato il portale web che avrebbe rappresentato – spiegava il ministro Lorenzin – un importante strumento di trasparenza e di conoscenza delle strutture e della qualità dell’assistenza erogata, che avrebbe potuto contribuire a ridurre lo spostamento dei pazienti da una regione all’altra, a promuovere un miglioramento delle performance delle strutture e magari ad attrarre pazienti ed investimenti da altri Paesi europei, rendendo il nostro Paese più competitivo in materia di assistenza sanitaria. Veniva definito anche ‘Tripadvisor’ della Sanità italiana.
Le intenzioni erano di inserire nel portale tutti (si diceva tutti) gli ospedali, ma anche altre strutture a carattere sanitario come ambulatori, farmacie, centri di riabilitazione, guardie mediche, consultori ecc. Si poteva così fare un grande censimento dei servizi offerti. L’intento principale era di informare il cittadino in modo da consentire a lui di scegliere la miglior struttura cui poter rivolgersi, nel rapporto qualità/prezzo inteso come spese di viaggio e altro. Le Regioni erano invitate quindi a offrire il meglio della Sanità per evitare le cosiddette “transumanze” interregionali.
COME AVREBBE FUNZIONATO e FUNZIONA – Nella homepage del sito é possibile digitare la patologia o la specialità, indicare il codice di avviamento postale (cap) di residenza o il nome della struttura dove si pensa di curarsi. Dovrebbero venir fuori immediatamente tutte le informazioni sull’ospedale più vicino, come raggiungerlo, se c’è il parcheggio e così via. Ma soprattutto i numeri di telefono dei reparti specialistici, gli orari di visita, i nomi dei responsabili e tante altre informazioni. Tutto ciò in pratica, se vogliamo, che ogni azienda ospedaliera che si rispetti ha già in internet creato per sé. Si chiama anche Carta dei Servizi on line. Il Ministro batteva il chiodo sulla conseguente trasparenza, sul cambio culturale, sulla competitività tra le aziende e tra i reparti e soprattutto sul servizio offerto al cittadino, ma anche ad ogni operatore sanitario (es. il medico di famiglia o il caregiver). A proposito della trasparenza a favore del cittadino e del feedback di quest’ultimo, si sarebbe potuto lasciare on line un commento del paziente/cliente magari con le stelline come fanno gli hotel.
A Voi i commenti.
A me un ragguaglio: Ho provato a digitare il sito (mi diverte). Sorpresa: ho messo una specialità e un piccolo paese in Lombardia e ho visto che funziona. Mi dà subito l’ospedale con quella specialità più vicino e poi quelli più lontani in altre regioni. Che bello! MA! Udite: le chirurgie vascolari in tutta Italia sono 12, perché sono sempre le stesse se digito un paese della Sicilia, ovviamente in ordine di vicinanza dal paese. Ho provato altre specialità: cardiochirurgia 8, PS 15, neurologie 31, cardiologie 36. Mi fermo. Ho capito anche perché. Perché figurano solo gli IRCCS, beati loro. E tutti gli altri ospedali?
Possibili Vostre domande e mie risposte.
Credi ancora nella favola del web? Non lo so, ma la gente ci crede sempre di più e soprattutto i pazienti, specie quelli disperati.
Credi ancora nel Ministro e nelle Istituzioni (web ministeriali compresi)? Voglio crederci.
Credi che quel sito web sia un flop? Comincio a crederlo. Il web è impietoso. E’ come la piantina di casa. Se non è curata si affloscia e muore.
Credi che si possa fare qualcosa per quel sito? Senz’altro una segnalazione da parte della SICVE.
TI PIACEREBBE UN SERVIZIO SIMILE MA CHE FUNZIONASSE? Assolutamente sì!
POSSIAMO FARCELO da NOI? Perché no?

Stenosi carotidea asintomatica e demenza. Una pista da seguire. Post di Gaetano Lanza.

Stenosi carotidea asintomatica e demenza. Una pista da seguire. Post di Gaetano Lanza.

Patrizio Castelli, che ringraziamo, ci segnala l’articolo pubblicato di recente sul Giornale ufficiale delll’SVS, dal titolo: Asymptomatic carotid stenosis tied to mental decline.
Vi si legge:”The ACCOF (Asymptomatic Carotid Stenosis and Cognitive Function) study results showed that asymptomatic carotid stenosis is associated with cognitive impairment when compared to patients with similar risk factors but no stenosis. The deficit is driven primarily by reduced processing speed and learning/memory, and is mild to moderate in severity. A likely mechanism for this impairment is reduced cerebrovascular reserve. These findings have the potential to impact decision making in the management of patients with ACS.
Sono ormai diverse le pubblicazioni in letteratura di articoli del genere e fà bene Patrizio a suggerire un Post invitando alla riflessione. Gli amici della Neurologia di Ancona (Provinciali, Silvestrini ecc) ad esempio hanno pubblicato anche di recente in tal senso su riviste blasonate, come Neurology. Ricordo persino le segnalazioni in passato di un padre della chirurgia della carotide come Antony Imparato, che sosteneva e diceva spesso che i microemboli della placca carotidea in apparenza asintomatici in realtà creano un effetto “formaggio coi buchi” nel cervello che porta pian piano alla demenza e all’Alzheimer.
Si apre o meglio si apriva la diatriba se in questo caso bisogna parlare di carotide asintomatica o sintomatica. Secondo le linee guida internazionali per definizione la carotide è da considerarsi asintomatica, quando non è da considerarsi sintomatica (non è un semplice giro di parole) ed è da considerarsi sintomatica solo, e ribadiamo il solo, se si associa (attenzione, sempre di associazione si parla, per quello che dirò alla fine) ad un evento ischemico specifico e focale cerebrale o oculare nel territorio di irrorazione, evento responsabile comunque di un sintomo clinico, non di laboratorio strumentale, neurologico o oculare altrettanto specifico, occorso negli ultimi 6 mesi (3 mesi per le linee guida ISO-SPREAD). Molti di voi diranno: ma non è ora di aggiornare questa definizione? E’ giusto legarsi inesorabilmente alla clinica dell’evento ischemico? Non è ora di considerare (e molti lo fanno) sintomatica anche una stenosi carotidea associata ad una lesione ischemica a valle anche se questa è passata inosservata clinicamente e la si trova per caso in un referto TAC o RMN? Potrei anche essere d’accordo, ma intanto è giusto e opportuno rimanere fedeli come scolaretti alla classica definizione (quindi sintomatica se presente l’episodio clinico nei primi 3-6 mesi). Anche per una semplice considerazione molto importante dal punto di vista prognostico e quindi di rilevanza procedurale. Il paziente con stenosi carotidea sintomatica (secondo la definizione classica) è molto più a rischio di avere una recidiva di ictus rispetto ad un paziente con stenosi carotidea asintomatica (secondo la definizione classica), quindi è di sicuro da operare prima possibile e a certe condizioni.
Mentre il paziente con stenosi carotidea asintomatica (secondo la definizione classica) é a molto minor rischio di ictus e tutte le attuali linee guida indicano una correzione chirurgica solo in determinate situazioni e in sottogruppi di pazienti più a rischio di altri, altrimenti la terapia medica, si è visto, può essere più vantaggiosa della chirurgia. Tra questi sottogruppi di pazienti vi sono proprio ad esempio quelli portatori asintomatici di placche carotidee in cui è possibile documentare dei microemboli (all’ecocolordoppler TC).
Questo è lo stato dell’arte in letteratura e a questo bisogna (purtroppo o menomale) che tutti ci riferiamo.
Certo gli articoli di cui sopra non possono passare inosservati e a mio avviso si inquadrano nel ragionamento di cui sopra. Aveva ragione Imparato. Quindi bisognerebbe correggere (questa la mia modestissima opinione), sempre valutando il rischio /beneficio dell’intervento, queste stenosi carotidee, in cui si associa e si documenta un tipo particolare di demenza (non tutte le demenze, condividiamo l’indicazione col neurologo) definite ancora oggi in letteratura giustamente asintomatiche, ma anch’esse a rischio, anche se il loro rischio di procurare un evento ictale è senz’altro minore rispetto al caso di una stenosi definita classicamente sintomatica.
Questo mio Post potrebbe essere una mia personale risposta (mi piacerebbe sapere la vostra) alle due domande poste da Frank Veith in fondo all’articolo segnalato da Patrizio Castelli:
1. Whether there is a cause and effect relationship and not just an association (mia osservazione: anche nella definizione classica di stenosi sintomatica c’è un’associazione e la causa-effetto in senso deterministico è dura da sostenere).
2. The second and more important element that must be shown is that elimination of the plaque or restoration of luminal diameter to the stenotic carotid artery will reverse the decline (mia osservazione: non mi interessa tanto l’effetto “reverse” quanto quello “worsening”.

Conferenza Stato-Regioni: approvati gli standard dell’assistenza sanitaria. Post di Gaetano Lanza.

Conferenza Stato-Regioni: approvati gli standard dell’assistenza sanitaria. Post di Gaetano Lanza.

La Conferenza Stato-Regioni, su proposta del ministro Lorenzin, ha approvato da poco il Regolamento per la definizione degli standard dell’assistenza ospedaliera nel nostro paese. Il documento – seguendo il decreto legge detto della spending review del 2012 – fissa, tra l’altro, il numero minimo di posti letto delle strutture ospedaliere. Viene ribadito il “criterio vincolante di programmazione ospedaliera, indicando alle Regioni il parametro della dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio Sanitario Regionale”. Un criterio “da applicarsi – si legge nel testo – tenendo conto anche della mobilità sanitaria interregionale, attiva e passiva”.

Le Regioni, entro il 31 dicembre, devono adottare un “provvedimento generale di programmazione per fissare la propria dotazione dei posti letto e i relativi provvedimenti attuativi, garantendo il progressivo adeguamento agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi indicati, nel corso del triennio 2014-2016, e tenendo conto anche della mobilità sanitaria interregionale”.

Teniamo a sottolineare come il documento fissa fra l’altro “criteri uniformi per la classificazione delle strutture ospedaliere in tre livelli a complessità crescente, fornisce oggettivi parametri di riferimento in materia di rapporto tra volumi di attività (numero annuo di prestazioni), esiti favorevoli/sfavorevoli delle cure e numerosità delle strutture, anche sotto il profilo della qualità e del risk management……”.

“Soddisfazione” è stata espressa dalla Lorenzin che ha fatto gli “auguri” a Sergio Chiamparino, neopresidente della Conferenza delle Regioni.

Chiamparino, su invito del nostro Presidente, molto probabilmente sarà presente (ci auguriamo) all’apertura del nostro prossimo Congresso nazionale a Torino. Avremo modo di chiedergli un pò di cose?l Certo sarà nostro dovere informarlo che la nostra Società è pronta a fare la sua parte su questo tema, anche con AGENAS che poi di queste cose dovrà occuparsi in prima linea. Abbiamo pronto un Documento, lo ribadiamo ancora una volta, pubblicato sul nostro sito, intitolato proprio DOCUMENTO PROGRAMMATICO di MESSA IN RETE DEI CENTRI DI CHIRURGIA VASCOLARE ED ENDOVASCOLARE IN ITALIA, che indica una riqualificazione e la messa in rete dei centri di chirurgia vascolare proprio su tre livelli di complessità crescente assistenziale e quindi strutturale. I nostri Referenti Regionali lo stanno proponendo in alcune Regioni, per esempio Lombardia (la prima bozza è stata lombarda e il suddetto Documento nasce da una sintesi del documento lombardo e del documento sulle emergenze-urgenze del nostro Presidente), Piemonte e Valle d’Aosta, Sicilia, Lazio. Spero anche altre.

Il punto come sappiamo è questo. Ci sono i Documenti, che sono anche in sintonia. Ma c’è la volontà di applicarli? O si fa come al solito all’italiana: fatta la legge, trovato l’inganno? Questo vale a tutti i livelli, a cominciare da casa nostra. Siamo proprio tutti convinti, noi, che vada applicato? Con tutte le imperfezioni o i punti da “adattare o sistemare ancora”, se volete. Siamo in grado, noi, di proporlo alle istituzioni regionali e di seguirne il percorso applicativo? E le istituzioni regionali possono e vogliono ascoltarci per lavorare insieme? Oppure vanno per conto proprio? Eppure la chirurgia vascolare, o meglio la cura delle malattie vascolari, è tra le più importanti voci di spesa della sanità regionale. Chissà che Chiamparino possa risponderci! Certo se non parliamo o balbettiamo o, peggio, non abbiamo nulla di sensato e stimolante da dire, è difficile che possano ascoltarci.

Mi viene in mente la strategia del virus. E’ piccolissimo ma ha un programma ben preciso e altrettanto minuscolo, ma capace di penetrare e trasformare a suo vantaggio, a vantaggio del proprio programma, una cellula enorme che ha tutt’altro programma, però compatibile.

Flash sulla riforma dell’età pensionabile. Post di Gaetano Lanza.

Flash sulla riforma dell’età pensionabile. Post di Gaetano Lanza.

Da Palazzo Madama stop il 4 agosto al tetto unico dei 68 anni per il pensionamento di primari ospedalieri e professori universitari.

E’ stato infatti approvato in commissione Affari Costituzionali un emendamento governativo, annunciato dal Ministro Madia, che sopprime il comma 5 dell’art. 1. A questo punto, venute meno le soglie di età approvate dalla Camera, dovrebbe rimanere valido il limite dei 70 anni per gli universitari e dei 65 anni per gli altri medici ospedalieri.

Il 5 agosto l’Aula del Senato ha votato la fiducia posta dal Governo sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del Dl PA. Dunque il testo, a seguito delle modifiche votate il 4 agosto in Commissione Affari Costituzionali, dovrà tornare alla Camera per il via libera definitivo che dovrà avvenire entro il 23 agosto, data di scadenza del Decreto. Tra queste modifiche votate c’è appunto la suddetta approvazione dell’emendamento, presentato dal Governo, che elimina il comma 5 dell’art. 1.
La votazione della questione di fiducia, 160 sì e 106 no, è avvenuta tra le polemiche delle opposizioni in particolare del M5S, di Forza Italia, di Sel, da parte del Gruppo Misto e di Gal.

“Rimane completamente assente ogni vincolo di contestuale assunzione di giovani medici con le risorse che si libereranno per i pensionamenti d’ufficio. La staffetta generazionale per ora è rimasta chiusa nei cassetti”. Questo il commento del segretario nazionale Cgil Medici, Massimo Cozza.

Non è escluso che entro fine mese vi siano altre novità anche su questo tema come su tutta la riforma della Pubblica Amministrazione, da un’intervista al Primo Ministro Matteo Renzi.

Senza alcuna polemica da parte mia, il balletto del ‘riformista che non c’è’ (come scrive Ivan Cavicchi) continua. Vedremo come andrà a finire.

 

Abruzzo avanti nella sanità digitale. Post di Gaetano Lanza.

Abruzzo avanti nella sanità digitale. Post di Gaetano Lanza.

Questo il titolo, che fa notizia, di un articolo apparso di recente su Corriere Salute on line, che vogliamo riportare.

Si legge: “Il programma di ricerca “E-Health Technology” portato avanti dalla regione Abruzzo è un esperimento di telemedicina ambizioso, il primo di questo tipo ad essere applicato su larga scala in Italia. Il primo risultato sarà la APP “Health me!”, sviluppata da un team di aziende in collaborazione con l’Università dell’Aquila e quella di Chieti-Pescara. L’APP permetterà ai malati cronici di restare in contatto costante con il proprio medico di famiglia, comunicando eventuali disturbi. L’applicazione, che sarà disponibile per tutti i residenti da settembre, funziona come un diario clinico e come un reminder: permette di registrare i livelli di glicemia e pressione, di monitorare il livello della febbre o di segnare le dosi di un medicinale che vengono assunte, ricordando ai pazienti di sottoporsi a una determinata terapia o di prenotare un controllo.
Da settembre tutti i medici di base della regione potranno aderire al progetto. Una seconda fase, per ora solo ipotizzata, prevede l’apertura del servizio anche agli specialisti, con particolare attenzione per quei pazienti che non sono autosufficienti o che non riescono a raggiungere da soli ospedali e ambulatori.”

Aggiungiamo noi.
La Telemedicina caratterizzerà il futuro dell’Assistenza medico-specialistica. Complimenti all’Abruzzo, che comunque non è la sola Sanità Regionale che abbia cominciato a investire in questo senso.
Il Ministero della Salute ha emanato le Linee d’indirizzo sulla Telemedicina, che consiglio di leggere a chi ne avesse voglia.
Ma non basta leggerle. Siamo chiamati ad applicarle se vogliamo entrare a pieno titolo nel futuro che ci attende.
Serve una Proposta di Lavoro? un Progetto? la SICVE ha le competenze? Perché no?
Ne abbiamo già parlato in un post precedente. Repetita iuvant.
Già alcune Società Scientifiche lavorano in questo settore e hanno prodotto progetti sperimentali: cardiologi, diabetologi, medici di medicina generale, geriatri. E noi chirurghi vascolari?
Chi ha esperienza o sa qualcosa o intende occuparsene dia per favore un cenno tramite questo blog oppure mi mandi una mail se non vuole comparire qui. Prenderò nota. gaetano.lanza@multimedica.it