Archivio mensile:settembre 2014

L’abbattimento delle barriere architettoniche di SICVE. Post di Gaetano Lanza.

L’abbattimento delle barriere architettoniche di SICVE. Post di Gaetano Lanza.

Per validità interna di una ricerca, di un trial, si intende la valutazione di quanto quella ricerca, quel trial rispecchia effettivamente quel fenomeno studiato, potremmo dire quel microcosmo, analizzando in determinati condizioni quei fattori. Minori sono i fattori confondenti o bias e maggiore è la validità interna. Per validità esterna si intende invece la valutazione di quanto quella ricerca rispecchia il mondo reale, il macrocosmo e di quanto essa sia quindi generalizzabile nella pratica e nella “realtà”. Un filosofo moderno sostiene che tale parola debba essere scritta sempre tra virgolette.

Concedetemi (chiedo venia ai metodologi) di traslare il concetto e considerare SICVE come   fosse un fenomeno studiato, una ricerca condotta. La traslazione è molto forzata ma rende l’idea di ciò che vorrei trasmettere. Chiederci cioè quale sia la sua “validità interna ed esterna”, quanto cioè essa rispecchi il microcosmo che la costituisce, cercando di analizzare le caratteristiche interne, e quanto essa rispecchi il mondo reale e il macrocosmo, cercando di considerare in definitiva il suo impatto nella “realtà” e quindi nella società, con la s minuscola.
La mia opinione, non so la vostra, è che ad oggi la valididità interna ed esterna di SICVE siano piuttosto basse. Credo anche che altre Società Scientifiche abbiano validità più alte. Potrei fare i nomi. Vediamo di analizzarne i fattori e i motivi in breve.

Se dovessi riassumere direi che il motivo principale (il bias principale) è la presenza di quelle che io definirei (qui mi concedete un’altra forte traslazione) barriere architettoniche interne (che abbassano la validità interna) ed esterne ( che abbassano la validità esterna). La loro presenza è radicata e trova le sue origini già nello Statuto (che rispettiamo e non rinneghiamo, ma che forse potremmo o potranno migliorare in futuro).

Per accrescere la validità interna dovremmo eliminare quel bias, quella barriera architettonica che divide il nostro microcosmo e separa il mondo degli universitari da quello degli ospedalieri (anche interne nei due mondi?). Sostenere che tale separazione non esiste è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Non siamo né carne né pesce perché non siamo né Federazione né Società. Provate a leggere gli Statuti delle altre principali Società Scientifiche.

Per accrescere la validità esterna penso che dovremmo superare quella barriera che separa il nostro microcosmo, formato da noi e da ciò che facciamo (congressi compresi), dal mondo reale rappresentato dall’oceano in cui navigano (anche in internet) pazienti, associazioni, istituzioni, federazioni, aziende, altri professionisti, amministratori, politici e chi più ne ha più ne metta.

Per la verità stiamo facendo qualcosa di significativo da un po’ di tempo anche se molto resta ancora da fare. Questa è la mia opinione, opinabile.

Esempi di passi avanti che hanno aumentato e aumenteranno la validità interna ? Gli ottimi rapporti personali e le collaborazioni, specie nei convegni, in molte scuole e quindi nella didattica, in azioni comuni a livello regionale, in molti trial, nel Registro, anche nella redazione o diffusione di protocolli e linee guida, potrei andare avanti, tra universitari e ospedalieri. Molte barriere sono cadute proprio in questi ultimi anni.

Esempi di passi avanti per aumentare la validità esterna ?

Basta guardare solo gli accessi esterni al nostro web, ma soprattutto ciò che è stato fatto, in continuità con le Presidenze e i Direttivi precedenti, da questa Presidenza e da questo Direttivo, di cui mi onoro di far parte, (sicuro che anche il prossimo non farà di meno) per abbattere le barriere esterne e impattare pazienti, istituzioni, politici, opinion leaders, altre Società ecc.

E se qualcuno avesse qualche dubbio, basta vedere alcune tavole rotonde previste nel Congresso di Torino e soprattutto il Fuori Congresso che forse per la prima volta (grazie Claudio) abbatte sul serio il muro che ci separa dal mondo dei cosiddetti laici.

Firmato da uno che ogni tanto ama guardare dall’esterno.

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Maggiore trasparenza ed etica. Una voce per la spending review e non solo. Post di Gaetano Lanza.

Maggiore trasparenza ed etica. Una voce per la spending review e non solo. Post di Gaetano Lanza

Il Ministro Madia pochi giorni fa ha comunicato che i soldi per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego non ci saranno. Che novità!
Il DEF presentato ad aprile 2014 affermava che “a legislazione vigente, la spesa per redditi da lavoro dipendente delle Amministrazioni Pubbliche è stimata diminuire dello 0,7 per cento circa per il 2014”, “per poi aumentare dello 0,3% nel 2018. Il che vuol dire, in parole povere, che non è previsto nessun contratto per il pubblico impiego fino al 2020. Consoliamoci.
Ma diciamo pure che il blocco dei contratti in sanità, con il mancato recupero dell’inflazione dal 2010 al 2015, ha rappresentato un notevole risparmio finora per lo Stato. Il comparto del pubblico impiego ha dato 11,5 miliardi di mancati aumenti contrattuali allo Stato, paga contributi di solidarietà, va in pensione più tardi di prima, avrà pensioni assai più ridotte in futuro e si vede dilazionare i soldi delle liquidazioni ad esempio. Paghiamo tutti i mesi le tasse, prima ancora di incassare lo stipendio, non siamo evasori (e possiamo dirlo ad alta voce).
Di tagli lineari (aggettivo ostile) il Ministro Lorenzin non vuol sentir parlare, ma intanto il premier Renzi le ha chiesto un taglietto del 3% sulle spese del suo ministero, poi ha chiesto almeno 900 mln di risparmi e l’altra sera dalla tv si è rivolta alle Regioni per chiedere loro questi 900 mln, ma entro l’anno. Intanto Renzi, Patto o non Patto, se abbiamo capito bene, vuole 3 mld dalla sanità che sarebbero, secondo i calcoli dell’Agenas, esattamente la metà di quello che si spreca nel sistema e cioè 6 mld.
Non è da adesso che Agenas si occupa di appropriatezza di sistema salute e di risparmi, anzi ha anche questo compito da svolgere e che gli viene riconosciuto.
Come denunciava l’altro giorno Ivan Cavicchi, che conosco, i 6mld di sprechi che dice l’Agenas, sarebbero essattamente un sesto del presumibile costo del malaffare in sanità, e basterebbe secondo lui risparmiare questi 6 mld per avere in cambio lo sblocco dei contratti e una riforma del sistema. Ma occorre un piano serio di anticorruzione e una authority predisposta.
A questo tema “Trasparenza, legalità ed etica nel Servizio sanitario” è dedicato il numero di marzo di Monitor, la rivista trimestrale di AGENAS, che invito a visitare.
Tutto questo per ribadire il concetto che maggior trasparenza in sanità è risparmio. Ma è solo risparmio? Come sostiene il teologo Vito Mancuso, “il legame tra etica e medicina non è solo qualcosa che garantisce una migliore gestione delle risorse economiche, ma, ben più in profondità, è la via per eccellenza della cura dell’essere umano in tutte le sue dimensioni”. E il nostro é un mestiere di eccellenza. O no?

Tagli alla Sanità. Ipotesi e dubbi. Post di Gaetano Lanza.

Tagli alla Sanità. Ipotesi e dubbi. Post di Gaetano Lanza.

 

Cerchiamo di fare il punto. Il nostro premier sembra intenzionato ad applicare ai vari Ministeri, quindi anche a quello della Salute, il taglio del 3% per raggiungere la quota dei 20 mld. Diverse sono le ipotesi che si fanno. La prima riguarda l’applicazione di un taglio alla sola spesa amministrativa e gestionale. In questo caso, partendo da un bilancio, pare, di 1 miliardo e 361 milioni, si otterrebbero risparmi per quasi 41 milioni, che, di fronte ai 20 mld sembrano davvero esigui, specie se si considerano spalmabili in tre anni. Questa prima ipotesi risulta quindi poco probabile.
La seconda ipotesi, invece più consistente, consisterebbe nell’applicare questo taglio del 3% all’intera spesa dell’intero comparto gestito dal Ministero della Salute, quindi sui 109 mld e 928 mln del Fondo sanitario nazionale 2014. In questo caso i risparmi sarebbero di 3 mld e 300mln che, spalmati su 3 anni, significherebbero una riduzione di spesa di circa 1 mld e 100 mln all’anno, un risultato che, qualora applicato a tutti i Ministeri, renderebbe più che plausibile quel risparmio di 20 mld auspicato dal Governo.
C’è da dire, però, che verrebbe meno il primo punto su cui si fonda il famoso Patto per la Salute con le Regioni: il budget già definito. Ma l’ipotesi resta valida, anche perché nell’art. 1 dello stesso Patto si specifica che il budget possa essere modificato “in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico”. In questo caso l’intera intesa raggiunta rischierebbe di diventare “oggetto di revisione”, così come previsto dal comma 2 dell’art. 30, ma si aprirebbe un duro scontro con le Regioni e i nostri Governatori da sud a nord sono già sul piede di guerra. Il premier getta acqua sul fuoco e non esclude che questi 20 mld possano essere almeno in parte reinvestiti nei vari settori della PA per “poter essere spesi meglio”. Una domanda sorge spontanea. Reinvenstire i risparmi ottenuti e abbattere la pressione fiscale (dichiarata priorità per rilanciare la crescita) senza abbattere la spesa pubblica non significa peggiorare o comunque non migliorare il rapporto deficit/Pil ? Magari ci sono sistemi che non conosco. Lasciatemelo dubitare.
Una riforma del ticket, come da Patto, dovrebbe essere varata entro il prossimo novembre. In questo caso, come riportato su diversi quotidiani, potrebbe profilarsi un’ulteriore riduzione delle esenzioni.
Ulteriori risorse potrebbero essere poi reperite obbligando tutte le Asl ad una centralizzazione degli acquisti, ricetta da tempo auspicata.
Nel Patto gli standard ospedalieri sono considerati strumenti imprescindibili per le riforme. Si stabilisce inoltre un apposito Tavolo Tecnico politico che, entro il 31 ottobre 2014, dovrà definire un disegno di legge delega in cui sono contenuti principi e direttive sulla valorizzazione delle risorse umane per l’integrazione multidisciplinare delle professioni sanitarie, per l’accesso al SSN, per la disciplina della formazione di base e specialistica, per lo sviluppo di carriera e per l’introduzione di standard di personale di assistenza, per un nuovo sistema di benchmark per acquisti e nuovi dispositivi e farmacie, per il precariato e per la digitalizzazione sanitaria. Il Patto sull’e-Health, “permetterà un risparmio quantificabile in 7 miliardi” nell’arco di cinque anni, secondo il ministro Lorenzin. Ne siamo convinti. L’aggiornamento dei Lea dovrebbe incidere poi in maniera decisiva, eliminando prestazioni obsolete e sostituendole con altre più moderne, più funzionali e più economiche. Discorso analogo vale per il Nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili, il cui ultimo aggiornamento é di quasi quindici anni fa. Si punta molto anche sull’implememtazione della specialistica ambulatoriale, che dovrebbe assorbire quanti più Drg possibile tra quelli a rischio inappropriatezza, e sul contenimento quindi dei posti letto. “Credo che potremmo già recuperare almeno 900 milioni di risparmi nel prossimo anno”, è la previsione del ministro Lorenzin. Ma intanto, diciamo noi, se si parla di “Patto” e non di “Pacco” come qualcuno l’ha già definito, perché si limita ad un accordo unilaterale tra Ministero e Regioni? Dove sono i rappresentanti di categorie, compresa la nostra? E dei cittadini? Come al solito pazienti e professionisti finiscono per essere semplici “spettatori”.
A dire il vero il Ministro Lorenzin ha parlato di merito delle questioni e valorizzazione dei professionisti senza cui non è possibile rilanciare la sanità italiana. Occorre “assicurare la crescita professionale di tutte le figure in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale”.
Ma, proprio per evitare che i giovani vengano illusi costantemente con promesse non realizzabili occorrerebbe definire, a monte, il fabbisogno minimo del personale proprio attraverso gli standard di cui si parla nel Patto. Possibile che non si riesca a fare? Sempre a proposito degli standard dell’assistenza ospedaliera nel Patto per la prima volta si parla di volumi ed esiti che possono essere correlati, non solo, alle strutture sanitarie ma anche ai professionisti e questo potrebbe significare incarichi su obiettivi di natura professionale. Allora bene gli standard di qualità su HTA, prevenzione del rischio e valutazione e miglioramento delle attività cliniche ma proprio per questo l’applicazione corretta degli standard ospedalieri dovrebbe ad esempio scongiurare quanto accade oggi in molte regioni dove il risparmio sulla spesa del personale determina mobilità di personale su più Presidi, a volte distanti anche molto tra di loro.

Sergio Chiamparino: “A inizio agosto abbiamo firmato un patto d’onore col Governo con il Patto per la salute che ci ha impegnato, entro il 31 dicembre, a scrivere piani di riordino dei servizi sanitari e ha previsto un fondo da 109 miliardi di euro, con un aumento di circa 2 miliardi e mezzo in più l’anno per il 2015 e il 2016 per finanziare il Servizio sanitario nazionale. Se si rompe questo patto d’onore, si rompe anche il rapporto di fiducia e collaborazione che noi invece vorremmo proseguire”.
Luca Zaia: “Provino a tagliare un solo euro alla sanità veneta e mi troveranno personalmente steso di traverso sulla strada che vogliono percorrere di distruzione della sanità in Italia, in particolare dove, come in Veneto, ogni euro risparmiabile è già stato risparmiato senza aspettare i super esperti di turno. Qui da noi ridurre ancora la spesa equivarrebbe inevitabilmente a tagliare l’assistenza agli utenti. Ci pensino bene, prima che possa mettersi in moto una vera rivolta”. Dichiarazioni non certo concilianti, dettate anche dal fatto che il Fondo sanitario nazionale, negli ultimi 5 anni, ha già subito tagli per oltre 30 mld.
Bissoni – Presidente Agenas: “Se colpire gli sprechi, obiettivo assoluto e prioritario, si trasforma in una riduzione del Fsn avremo un doppio effetto: da un lato le Regioni che già hanno efficientato il loro sistema avranno un impatto negativo sui servizi assistenziali; dall’altro, le Regioni che non hanno ancora efficientato il loro sistema di approvvigionamento non avranno più le risorse da riversare su servizi assistenziali fortemente carenti.”

Vedremo anche questa volta, noi “spettatori”, come andrà a finire. .

Lettera ai Referenti Regionali per i Centri SICVEREG-Classifiche regionali. Post di Gaetano Lanza

Pubblichiamo qui di seguito la lettera inviata ai Referenti Regionali SICVE:
Carissimo,
di recente sul blog di sicve.it è stato pubblicato il post dal titolo : “Centri SICVEREG. Classifiche regionali.”
L’intento era ed è quello di promuovere la partecipazione al Registro. Infatti nel post è scritto: “Non si vuole promuovere o bocciare o valutare nessuno. Non ci sono premi, encomi o critiche o denunce da fare. Lo facciamo solo per avere una fotografia dell’esistente. Il modello “pubblicazione classifica” è dimostrato essere utile in psicologia del lavoro in azienda. Stimola chi già fa a fare meglio e chi fa meno a fare di più. In sfondo verde figurano i centri che inviano dati. In sfondo rosso quelli abilitati che non hanno ancora inviato dati (al 14 agosto).”
Tra i centri che non inviano i dati (evidenziati in rosso nella classifica) alcuni hanno nel frattempo cambiato direttore o referente, altri avranno altri motivi, magari tecnici che vorremmo risolvere, altri sono stati abilitati ma non hanno ancora avuto modo di inviare i primi dati. Abbiamo provato a contattare i singoli centri in rosso ma senza successo.
Pensiamo che un ruolo importante, fondamentale possa essere svolto da Te come Referente Regionale nel facilitarci il compito di controllo e verifica nella Tua Regione su questi centri evidenziati in rosso e Ti saremmo grati se potessi segnalare al sottoscritto per la Tua regione e per singolo centro in rosso, che nel frattempo potrai contattare meglio di noi:
1. se il centro non ha ancora inviato dati perché a) ha qualche problema tecnico che possiamo risolvere, oppure b) lo farà a breve – in tal caso rimarrà in classifica;
2. se non invia dati perché non intende più farlo anche se in passato è stato abilitato – in tal caso sarà cancellato;
3. se nel frattempo ha cambiato Direttore (indicare l’attuale) o Referente (indicare l’attuale) e comunque intende inviare i dati – in tal caso rimarrà in classifica;
4. se nel frattempo ha cambiato Direttore o Referente e comunque non intende inviare i dati – in tal caso sarà cancellato;
5. se è irraggiungibile – in tal caso per fine anno sarà cancellato ma potrà essere riabilitato in seguito se vorrà.
6. altro.
E’ nostra intenzione procedere al più presto con questa verifica e pulizia dei dati per poter presentare al prossimo Congresso a Torino a fine ottobre la “classifica” dopo tale verifica.
In attesa di ricevere un Tuo cortese riscontro, Ti invio un cordiale saluto e un ringraziamento anche a nome del Presidente e del CD.
Gaetano Lanza – Coordinatore RR SICVE e Referente SICVEREG
gaetano.lanza@multimedica.it – 347.1541398

Centri SICVEREG. Classifiche Regionali. Post di Gaetano Lanza.

Centri SICVEREG – Situazione 14-08-2014 – eventi 2013-2014

 Centri SICVEREG. Classifiche Regionali. Post di Gaetano Lanza.
So di attirarmi incomprensioni o antipatie. Non importa. Credo di fare cosa utile. A inizio mandato Presidenza Peinetti mi fu affidato il compito di seguire il Registro. E’ tempo di bilanci e un bilancio sarà portato a Torino, come tutti gli anni. Abbiamo fatto fatica ma qualcosa siamo riusciti a fare, anche se molto resta ancora da fare su questo fronte. La strada rimane in salita per tanti problemi tante volte discussi. Il peccato originale è che il Registro è su base volontaristica, non dà ritorno immediato, molti non sanno (o fanno finta di non sapere) a cosa serve, molti dicono che non serve e che è tempo perso. Credo invece che sia uno dei migliori investimenti che una Società Scientifica che si rispetti, come la SICVE, possa fare. Dico solo che è il miglior biglietto da visita per tutti quelli che si affacciano a guardarci: istituzioni, aziende, associazioni, società nazionali e estere, persino direttori di ospedali. La lista potrebbe scorrere. Grazie davvero a quei centri che ci lavorano, perché lavorano anche per gli altri che non ci lavorano.
Per prima cosa abbiamo invertito dal Congresso di Bari in poi la tendenza. Era in netto calo il numero dei centri partecipanti, che aveva raggiunto il minimo storico. Adesso siamo in netta ripresa e la curva sta raggiungendo e supererà, ne siamo certi, a breve l’apice che aveva raggiunto. Ringraziamo il Presidente e il Direttivo che avevano posto questo tra gli obiettivi strategici e i referenti regionali che specie in alcune regioni si sono spesi, a partire dalla Sicilia.
Abbiamo revisionato e aggiornato dati relativi a indirizzi di centri, alcuni dei quali non erano corretti, altri obsoleti. Ringraziamo Paolo Servi, anche per questo lavoro.
Sono stati ulteriormente semplificati alcuni passaggi e quindi l’immissione dei dati, sulla scia di quanto già fatto da precedenti Direttivi, e introdotti nuovi parametri ritenuti fondamentali.
Pubblichiamo qui per la prima volta una “classifica” regione per regione dei centri partecipanti in base agli eventi registrati negli ultimi due anni. Non si vuole promuovere o bocciare o valutare nessuno. Non ci sono premi, encomi o critiche o denunce da fare. Lo facciamo solo per avere una fotografia dell’esistente. Il modello “pubblicazione classifica” è dimostrato essere utile in psicologia del lavoro in azienda. Stimola chi già fa a fare meglio e chi fa meno a fare di più. E’ ciò che speriamo possa succedere. In sfondo verde figurano i centri che inviano dati. In sfondo rosso quelli abilitati che non hanno ancora inviato dati (al 14 agosto).
Importante! Si prega ciascun referente di centro o referente regionale di controllare i dati nel file. Potrebbero esserci ancora errori dopo la nostra pulizia. In tal caso si prega di segnalarli al sottoscritto: gaetano.lanza@multimedica.it
Al Congresso di Torino ci sarà una postazione dedicata al Registro presso lo STAND Sicve 2.0 dove sarà possibile contattarmi.
Durante l’Assemblea di Torino sarà presentato e discusso il Book 2013.
Grazie per la collaborazione.
Gaetano Lanza

Ma questo screening carotideo s’ha da fare o no ? Post di Gaetano Lanza.

Ma questo screening carotideo s’ha da fare o no ? Post di Gaetano Lanza.
Un recente post è stato dedicato alla relazione tra stenosi carotidea asintomatica (SCA) e demenza e il sottotitolo “pista da seguire” indicava (quella era l’intenzione) appunto come ulteriori studi meritano di essere condotti per individuare meglio quei sottogruppi di pazienti definiti giustamente “asintomatici” ma con microlesioni emboliche cerebrali croniche in cui la SCA merita un’attenzione in più e, in determinate circostanze, una soluzione chirurgica.
Sempre sulla SCA e questa volta sull’opportunità/necessità dello screening di popolazione  Patrizio Castelli e Livio Gabrielli mi segnalano due articoli particolarmente interessanti che meritano riflessioni.
L’articolo segnalato da Castelli, apparso di recente su Vascular News, s’intitola
Research supports wider use of screening in asymptomatic population to treat vascular disease.” Riportiamo alcuni punti. “80% of strokes occur without warning in asymptomatic patients.” “Identifying asymptomatic individuals at risk as early as possible, and targeting them for aggressive risk factor modification, can dramatically reduce morbidity and mortality from myocardial infarction and stroke by 50%.” “Data presented from a screening study in Australia showed the general prevalence of significant carotid vessel disease was 1.7%, and the prevalence of AAA (where the dilatation of artery is > 3cm) was 2% with some having a large (>5 cm) life-threatening aneurysm that carries more than 20% risk of rupture in the next 12 months.
The prevalence of 2% exceeds the 1% threshold typically used as a guideline to provide cost-effective screening in the general population, and supports unrestricted use of ultrasound screening to detect AAA and other cardiovascular diseases.” Ricordo almeno due studi italiani condotti non di recente che hanno dimostrato una prevalenza ben superiore al 5% della SCA nella popolazione con più fattori di rischio classici tale da giustificare lo screening. L’articolo mi sembra in definitiva abbastanza propenso allo screening per la SCA e ancora più propenso a quello per l’aneurisma aortico addominale (più convergenza in letteratura a favore dello screening per questa patologia che per SCA).
L’articolo segnalato da Gabrielli intitolato “Screening for asymptomatic artery stenosis: a systematic review and meta-analysis for the U.S. Preventive Services Task Force” è contrario allo screening per la SCA. Intanto vediamo le estrazioni. Qui è internistica, mentre nel primo articolo è chirurgica. Perché ricordo l’estrazione? Negli USA l’U.S. Preventive Services Task Force è stata più volte criticata per l’atteggiamento troppo conservatore volto a estremizzare alcune posizioni considerate di parte e legate a parziali evidenze. Ecco alcune critiche personali  all’articolo. “Reliability of ultrasonography is questionable because accuracy can vary considerably among laboratories. Its use in a low-prevalence population would result in many false-positive test results—for example, for a population of 100 000 adults with a prevalence of 1%, it would result in 940 true-positive results and 7920 false positive results (using a specificity of 92%). If no confirmatory tests are done, many unnecessary interventions and harms would occur….. Noninvasive screening with ultrasonography would result in many false-positive results. Externally validated, reliable risk-stratification tools to distinguish persons who are more likely to have CAS are not available… Asymptomatic CAS has low prevalence in the general adult population….. ” Non sarei d’accordo su questo grado di affidabilità degli ultrasuoni (maggiore nella nostra esperienza, ma anche in USA) per cui sembrano davvero tanti quei falsi positivi, e comunque non giustificabili. La prevalenza della SCA è sì bassa nella popolazione generale adulta ma a noi interessa la popolazione con fattori di rischio in cui, è dimostrato, la prevalenza è maggiore e tale da giustificare lo screening. “ If all positive test results were followed by angiography (which is not typically done in clinical practice), as many as 1.2% of persons would have a resulting stroke.” L’angiografia diagnostica non si fà più e le stesse linee guida americane non la indicano che in casi selezionati. “An accurate estimate of potential benefit for the current primary care population is difficult to obtain….Definitions of asymptomatic status varied across the trials…. The limitations of this review primarily reflect the published literature, and most key issues limiting applicability of the evidence have been described. Changes in technology, standard medical therapy, surgical procedures, and stroke rates may not be reflected in the included literature (because much of the data is from the 1990s)…..” Limiti questi riconosciuti dagli stessi autori. Sarei invece d’accordo sulla necessità di “validare” l’affidabilità dei laboratori diagnostici. Ultima mia considerazione. Sarei un po’ scettico (mi riservo di far analizzare meglio) sui risultati della metanalisi a pag 340 con il diamante conclusivo spostato a destra a favore della terapia medica, quando gli altri diamanti sono quasi tutti spostati a sinistra a favore della CEA.
Infine nella linee guida ISO-SPREAD tutti quei trials e anche altri sono stati esaminati e le conclusioni sono ben diverse…..
Comunque Aristotele, Orazio e Ovidio erano d’accordo (e io con loro) sul fatto che “in medio stat virtus”.

 

Ancora lo spettro della Spending Review. Post di Gaetano Lanza.

Ancora lo spettro della Spending Review. Post di Gaetano Lanza.
Il 27 agosto scorso il ministro dell’Economia Padoan aveva spiegato che Sanità e Istruzione non si sarebbero necessariamente sottratte dalla revisione della spesa. “Riteniamo che ci siano margini finora largamente non considerati di miglioramento di efficienza in tutta la pubblica amministrazione. In tutti i settori ci sono spazi per risparmiare, non ce n’è uno più spendaccione di un altro”. Queste erano state le sue parole ad un’intervista al CORSERA.
Due giorni dopo la risposta del Ministro Lorenzin non si faceva attendere. Ad un’altra intervista sul Messaggero (menomale che esistono le interviste sui quotidiani in questo paese, così abbiamo un’idea di quello che succede nel Palazzo, dove chi si siede al tavolo troppo spesso non è d’accordo) denunciava i rischi conseguenti a eventuali tagli in Sanità: “Dopo 25 miliardi di tagli compiuti negli ultimi anni, senza una strategia alternativa, i cittadini, almeno quelli che se lo potranno permettere, dovranno farsi un’assicurazione sanitaria. La sanità gratuita universalistica sarebbe ridimensionata”. La Lorenzin sottolineava l’importanza del Patto della Salute, veicolo imprescindibile per garantire l’efficientamento del sistema. “So che efficientamento è una parola bruttissima, ma significa mettere in ordine il sistema sanitario per renderlo più efficiente, trasparente e funzionale. Con l’impegno di recuperare risorse e di reinvestirle in Sanità”. Si tratta però, precisava il Ministro Lorenzin, di un percorso a tappe. “E’ evidente che il recupero di queste risorse avviene mano a mano che la riforma si implementa e sono le risorse necessarie per tenere in piedi la sanità italiana così come la conosciamo adesso. E cioè dare assistenza ai cittadini in modo adeguato e dignitoso, riportare un livello verso l’alto della qualità dell’assistenza nelle Regioni del Sud e affrontare nuovi problemi”. Lorenzin ammetteva che gli sprechi esistono e “sono nelle Regioni.” Lì è stata creata una duplicazione di sistema che ha provocato disservizi, costi esosi, mancanza di uniformità. Ma proprio per rispondere a questo abbiamo messo in campo i costi standard e la centrale di acquisto unico con la Consip e la centrale unica regionale. Poi abbiamo rivisto le norme di reclutamento del personale, lo sblocco del turn over. E, cosa più importante, è stata introdotta la digitalizzazione con la creazione di un open data vero”.
A parte su quest’ultimo punto (digitalizzazione – open data) sul quale siamo stati critici in un recente post, non sull’intento e lo scopo, quanto sull’effettiva messa in opera, potremmo concordare su tutti gli altri punti con il nostro Ministro della Salute.
Particolarmente interessante ci sembra l’articolo di Michele Di Branco, sempre sul Messaggero del 17 agosto ( sempre i quotidiani) che calcolava che nel 2017 si dovrà tagliare “la spesa sanitaria di 7 miliardi l’anno. Ma il peggioramento del quadro macroeconomico richiede sforzi immediati e così da Palazzo Chigi è partito l’ordine di accelerare, arrivando almeno a quota 600 milioni, anticipando in parte i risparmi (1,1 miliardi) cifrati dalla commissione guidata da Cottarelli per il 2015”. Ma già Di Branco ricordava che dal Ministero della Sanità “filtra malumore per un settore già messo a dura prova negli ultimi anni e che nei prossimi 5 anni sarà chiamato a dare un contributo di 10-12 miliardi al contenimento della spesa”. Di Branco osservava che per snellire i costi si punterebbe molto sulla e-Health, grazie alla quale “la Ragioneria dello Stato ha stimato risparmi strutturali da 1 miliardo di euro. Ma si tratta di una rivoluzione che, nonostante tanti annunci, stenta a decollare. A cominciare dal Fascicolo sanitario elettronico. Le Regioni infatti avrebbero dovuto predisporre entro il 30 giugno i loro piani per realizzare, attraverso un sito internet, l’archiviazione e la gestione informatica dei documenti sanitari di 60 milioni di cittadini. Ma soltanto Lombardia, Emilia Romagna, Trentino, Veneto, Toscana e Sardegna hanno rispettato i tempi”.
e-Health. Prepariamoci a lavorare su questa parola chiave.