Archivio mensile:ottobre 2014

A Torino i nuovi dati e il Censimento dei Centri del Registro. Post di Gaetano Lanza.

Centri SICVEREG – Situazione dei Centri – eventi 2013-2014

A Torino i nuovi dati e il Censimento dei Centri del Registro. Post di Gaetano Lanza.

Carissimi,
al Congresso di Torino tra pochissimi giorni saranno presentati in Assemblea i dati del Book 2013 del nostro Registro.
Anche quest’anno l’edizione del Book ha seguito lo stile delle edizioni precedenti, vale a dire quella del Book on line che sarà pubblicato in www.sicvereg.it con link in www.sicve.it .
A tutti i Centri che hanno collaborato e continuano a collaborare e a quelli che hanno iniziato a collaborare quest’anno con l’invio dei dati va innanzitutto il ringraziamento del Presidente e del Consiglio Direttivo. Con soddisfazione e orgoglio osserviamo che nel 2013 c’è stata la tanto auspicata inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni per cui siamo passati dai 41 centri del 2012 ai 64 del 2013, con più di 5.000 record di inetrevnti aggiuntivi (totale record di interventi 16.671 nel 2013, di cui 3.700 sui TSA, 3.300 di miscellanea, 3.000 per AOCP, 2.700 per varici, 2.287 per AAA). Si prevede che a fine 2014, se i centri continuano a mostrare lo stesso trend di lavoro e in più si sommeranno i record dei centri entrati da poco, il numero di record totale sarà significativamente più alto. Tra l’altro il numero (64) dei centri del 2013, in aumento nel 2014 (dai dati che non figurano nel Book), è tornato a superare nuovamente la quota di 50 che, storicamente e per tipicità del nostro Data Base, ci garantisce anche una miglior affidabilità dei dati statistici.
Anche quest’anno sarà possibile quindi accedere online al Book del 2013 e quindi a tutti i dati del Registro, per consultarne gli output e le valutazioni statistiche estrapolate.
Si conferma l’ottima qualità dei dati registrati nella quasi totalità dei centri. Il layout grafico del Book pur mantenendo il criterio di facile fruibilità tramite il formato PDF, è anche disponibile, a richiesta, in formato Powerpoint. In tal modo, riteniamo di aver raggiunto lo scopo nel rendere maggiormente accessibile un importante strumento di analisi e di verifica come il nostro Registro che continua ad essere autorevole all’interno della Rete dei Registri delle Società Scientifiche europee. Ricordiamo inoltre che i dati sensibili, di ogni singolo Centro, vengono criptati per la privacy, e utilizzati solo sul piano statistico aggregato e restano a disposizione, in esteso, solo del singolo Centro fornitore, che potrà farne richiesta al Sistema IT di SICVEREG. Al gruppo operativo e al Referente del Registro potranno essere sempre richiesti servizi di consulenza statistico-epidemiologica, sempre sui cluster statistici afferenti dal proprio Centro.
Alcuni dati statistici osservabili nel Book 2013 possono essere interessanti. Ad esempio la mortalità perioperatoria globale è rimasta uguale (1.2%) a quella evidenziata l’anno precedente e comunque alquanto bassa, a dimostrazione dell’ottima qualità dei nostri centri, mentre la “morbilità” è leggermente aumentata (dal 5,2% al 6,5%). Altri esempi, l’incidenza di Stenting Carotideo (con o senza sist. di protez. cerebrale) passa dal 16,3% del 2012 al 15,1% del 2013. Prevalenza sempre degli asintomatici (71.9%). Curve ROC: nel 2012 un solo fattore di rischio risultava collegato ai casi di mortalità (pur se in modo ancora “poco probante”): l’IRC. Nel 2013 l’area > 0,5 (soglia da cui si deve cominciare guardare con attenzione alla capacità di un fattore di predire un fenomeno, in questo caso exitus previsto da un fattore di rischio) viene superata (singolarmente) da altri due fattori (Dispnea e Scompenso Cardiaco – NYHA) e abbiamo qualche segnale dal BMI.
E’ fondamentale che i centri compilino con ancora maggior attenzione l’esito finale dei casi (OK, complicazioni varie, exitus, …) perché venga data ancora maggiore valenza statistica al Registro. Gli esiti comunque non sono stati compilati in 1585 casi su 16.671 (9,5% della popolazione).
In conclusione, siamo soddisfatti ma consapevoli che tutto può essere migliorato.
Accogliamo volentieri suggerimenti da chiunque, affinché il nostro Registro possa migliorare e continuare ad essere uno strumento sempre più utilizzato, diffuso e riconosciuto in ambito nazionale ed internazionale.
CENSIMENTO! Si prega i Referenti dei Centri di prendere visione della Classifica, allegata all’inizio del post, allo scopo di poter ricevere (sarà a disposizione con PC e file durante il Congresso di Torino un’incaricata, presso postazione SICVE 2.0) da ogni Centro quesiti o correzioni (mancanza di eventi registrati, errori di indirizzi, altro). Dopo Torino, avremo un’ulteriore pulizia dei dati dei Centri, necessaria.
Gaetano Lanza, Referente Registro SICVEREG, gaetano.lanza@multimedica.it

 

 

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Torino. Il Congresso dei “Giovani”. Post di Gaetano Lanza.

Torino. Il Congresso dei “Giovani”. Post di Gaetano Lanza.

Pochi sanno o hanno notato che dopo 10 anni la SICVE torna a Torino per tenere il Suo Congresso.
La ricorrenza sarà ricordata in Cerimonia Inaugurale, che riserverà qualche emozione (non voglio rovinare le sorprese).

Torino dieci anni fa fece tendenza. Si inaugurò e sperimentò la formula che ebbe e sembra avere successo delle Comunicazioni selezionate dei (mi viene adesso in mente che potremmo forse lavorare in futuro per dire anche“dai”) “Giovani” (preferisco usare le virgolette che da qui in poi vengono sottintese) che potranno presentarle per essere quindi discusse da tutti in Aula Magna; molte anche in altre Sale. Quindi ampio spazio, giustamente, ai Giovani.

A Bari questo Direttivo nella scorsa edizione ha introdotto la formula, suggerita da Carlo Pratesi (grazie Carlo), riuscitissima (a detta di tutti) della Presentazione delle Comunicazioni che non potendo essere presentate in Aula, per motivi di spazio, saranno quindi presentate come Poster. I Poster saranno selezionati con pubblica votazione e successivamente presentati e votati e premiati (i primi tre) sempre in Aula Magna. Un’altra Sessione, Mitic Award, di nuovo in Aula Magna è interamente dedicata alla Presentazione da parte di Giovani di alcuni Report selezionati in precedenza sul territorio nazionale e quindi premiati.

Quest’anno il Direttivo ha deciso di sperimentare un’altra formula di Sessioni definite Controversie– Opinioni in Aula – su alcuni temi principali, nelle quali dopo una breve presentazione da parte di chi introduce la controversia viene dato spazio a chiunque per poter intervenire in Aula e speriamo, ci auguriamo, che siano interventi soprattutto di Giovani (sta a loro solo chiedere la parola). E comunque durante tutto il Congresso, come l’anno scorso a Bari, sarà possibile intervenire e commentare mandando un messaggio, tramite dispositivo mobile, che sarà proiettato sullo schermo in sottopancia. Saranno anche attivati web Forum e altri sistemi in Rete, che sappiamo sono preferiti dai Giovani. Anzi sarà attiva una postazione SICVE 2.0 a disposizione di chi volesse saperne di più su queste modalità di interattività on line e da remoto.

Ma rieccoci a Torino che fa tendenza. In questa edizione sarà varata la formula del Fuori Congresso (grazie Claudio Novali, grazie Chirurghi Vascolari del Piemonte e della Valle d’Aosta), che sarà un evento straordinario di apertura del mondo della Chirurgia Vascolare verso il mondo reale per far conoscere le malattie vascolari e il chirurgo vascolare come promoter e manager della Comunicazione. E in questo Fuori Congresso saranno protagonisti e attori principali sempre i Giovani, che ringraziamo fin da ora. Vi saranno iniziative interamente dedicate e riservate al lavoro dei Giovani.

Sfido chiunque a trovare un’altra Società Scientifica in Italia (al mondo?) che dedica così tanto spazio e ruoli così importanti ai Giovani nel proprio Congresso.

Si continuerà, ne sono certo, imperterriti a cercare di coinvolgere i Giovani, sperando che anche questi però si lascino coinvolgere. Auguriamoci anche, perché no?, che possa avvenire anche il contrario, che cioè essi possano coinvolgere noi, che ci definiamo anziani, ma che dentro forse così anziani proprio non siamo.

Nel frattempo sappiamo bene che i Giovani amano la Rete (vedi post del 13 gennaio 2103), che è la loro ma anche la nostra casa comune.
Perché non mandiamo ad esempio tramite la nostra mailing list personale (se ce l’abbiamo), anche limitata al nostro reparto, un messaggio (inoltriamo ad esempio quello che riceviamo dalla Segreteria SICVE) che li inviti a leggere questo post ?

Notizia Bomba. Sistema sanitario italiano primo al mondo. Post di Gaetano Lanza.

Notizia Bomba. Sistema sanitario italiano primo al mondo. Post di Gaetano Lanza.

Il sistema sanitario italiano è il terzo al mondo in termini di efficienza, solo alle spalle di Singapore e Hong Kong e davanti ai mostri sacri di Giappone e Australia. Se consideriamo che Singapore e Hong Kong sono città-stato l’Italia balza al primo posto.
Questi i risultati della classifica stilata dall’Agenzia di Rating Bloomberg che ha processato i dati forniti da Banca Mondiale, Fmi e Oms.
La Francia é ottava, il Regno Unito decimo, mentre la Germania (motore d’Europa) è al 23° posto, gli Stati Uniti sono ben al 44° posto. La Russia è fanalino di coda.

L’Agenzia ha considerato i 51 Paesi con popolazione superiore ai 5 milioni, con un Pil di almeno 5mila dollari USA e con aspettativa di vita > 70 anni. I principali parametri utilizzati per elaborare la classifica sono stati: aspettativa di vita; costo del sistema sanitario in percentuale sul Pil; costo del sistema sanitario pro-capite; variazione dell’aspettativa di vita rispetto al 2013; variazione del costo della sanità pro capite; variazione del Pil pro-capite; inflazione.

L’Italia, che l’anno scorso era comunque al sesto posto in classifica, presenta un’aspettativa di vita di 82,9 anni e spende in sanità il 9% del Pil. Rispetto al 2013 l’aspettativa di vita è aumentata di 0,3 anni, mentre la spesa per la sanità pro-capite è diminuita di 306,64 dollari USA. In totale il punteggio dell’Italia è 76,3. Poco meno di Hong Kong e Singapore, ma più del doppio degli Stati Uniti, fermi a 34,3.

Insomma, una buona notizia. Che però non viene, a quanto ne sappia, tanto considerata dai media nazionali e internazionali, pronti invece a scagliarsi contro la nostra bandiera, appena si presenta un’occasione. Il bene non fà notizia, diceva Aldo Moro.

Qualcuno obietterà che la classifica è un po’ riduttiva e sommaria, prendendo in considerazione quasi solo aspettative di vita e costi sociali per la sanità, che potrebbero non rispecchiare l’efficienza di sistema, per la quale si potrebbero intendere ben altre cose. Intanto prendiamoci questo riconoscimento, che non è male in tempo di vacche magre.

E se proprio per efficienza di sistema sanitario potremmo intendere tante altre cose, non lamentiamoci sempre perché quasi dappertutto il sistema sanitario italiano garantisce a tutti qualità di cura e prestazioni, che in altri paesi anche più avanzati del nostro non vengono garantiti a tutti.

Il rapporto Ocse dell’anno scorso, pensiamoci, era il seguente:
sebbene in rapporto alle altre nazioni l’Italia abbia performance migliori per alcuni degli 11 parametri che l’Organizzazione ritiene essenziali per vivere una vita dignitosa (reddito e benessere economico, lavoro e guadagni, condizioni abitative, stato di salute, bilancio tra lavoro e vita, educazione e competente, connessioni sociali, impegno civico e amministrazioni, qualità ambientale, sicurezza personale e benessere soggettivo), essa si attesta al di sotto della media, e in particolare al pari del 20% di nazioni che hanno risultati peggiori, in almeno tre di questi parametri: benessere soggettivo, educazione e connessioni sociali.

L’etica nella ricerca. Post di Gaetano Lanza.

L’etica nella ricerca. Post di Gaetano Lanza.

E’ apparso sul “Sole 24 Ore Sanità” del 23-29 settembre un articolo interessante e in gran parte condivisibile, anche se a mio avviso un po’ troppo pessimistico, di Nino Cartabellotta (Presidente GIMBE) che dipinge un quadro abbastanza fosco della ricerca biomedica in generale in tutti i paesi anche in quelli come gli USA in cui la spesa per la ricerca è molto significativa.
Nell’articolo si condannano “gli sprechi per quesiti di ricerca inadeguati, cattiva qualità dei disegni di studio, inaccessibilità dei risultati della ricerca, risultati distorti da reporting selettivi e altri tipi di bias”, e ancora “inefficienze nei processi attraverso cui la ricerca viene commissionata, pianificata, condotta, analizzata, normata, gestita, disseminata e pubblicata”.
Vengono inoltre denunciate le spinte dell’industria, quando, purtroppo spesso, “il disegno dello studio e la scelta dell’intervento di confronto possono essere condizionate da ragioni di puro marketing; inoltre, sono sempre più diffusi i cosiddetti trial di disseminazione (seeding trials), che hanno l’obiettivo primario di rendere familiari i nuovi farmaci (o devices, aggiungerei), piuttosto che generare nuove conoscenze. Gli interessi economici dell’industria hanno contribuito a trasformare la salute in una merce che può essere acquistata”- scrive Cartabellotta.

Nell’articolo ce n’è un po’ per tutti. “Anche le riviste biomediche rappresentano un business molto redditizio, dove i tentativi di massimizzare gli introiti non sono sempre compatibili con l’obiettivo di pubblicare esclusivamente studi di elevata qualità e rilevanti per la salute pubblica.” E “considerato che la rivista è un indicatore proxy di qualità della ricerca, pubblicare su queste testate spesso garantisce finanziamenti e cattedre.”
Anche la politica non sembra essere immune. “La politica, per dimostrare il successo di una strategia di finanziamento che assicura lavoro ai ricercatori, si basa in parte sui risultati ottenuti in tempi brevi e …poiché i frutti di decisioni strategiche sulla ricerca emergono solo dopo molti
anni, chi deve erogare finanziamenti pubblici si basa spesso su indicatori surrogati”.
Una seria critica è rivolta anche agli Enti regolatori e ai Comitati Etici i cui “adempimenti oggi sono spesso sproporzionati rispetto ai plausibili rischi della ricerca, ostacolando e demotivando i ricercatori, impegnati a rispondere a quesiti rilevanti…e che invece di essere giudicati sulla base dell’impact factor delle riviste che pubblicano i loro studi, dovrebbero essere valutati con altri indicatori che documentano la rilevanza clinica e sociale delle evidenze prodotte, quali il rigore metodologico, la disseminazione delle ricerche, la qualità dei report, la riproducibilità dei risultati”.

Tentiamo di commentare brevemente i punti.
Sulla qualità metodologica degli studi non c’è a mio avviso alcun dubbio. Se la qualità è bassa è uno spreco di risorse specie indirette con possibili ricadute negative anche nell’applicazione della ricerca e quindi nella pratica clinica. In tal senso l’evidence based medicine svolge un ruolo fondamentale. Migliore è la qualità metodologica di uno studio, migliore la sua ricaduta in termini di benefici nella pratica clinica.
Anche sulle spinte dell’industria è lecito porsi alcuni dubbi e concordare con l’articolo e sappiamo che alcuni manager della sanità, stakeholders, pazienti hanno percepito o interpretato in tal senso negativo questo aspetto della ricerca e ciò ha finito per svilire sempre più la fiducia nel ricercatore. Ma ritengo che una soluzione può essere proprio quanto appena detto sulla qualità della ricerca e il rigore metodologico. E’ altrettanto importante la correttezza del ruolo che l’industria deve svolgere non di ingerenza ma di osservazione critica e di valido, opportuno, e spesso unico e fondamentale supporto tecnico e tecnologico. D’altronde senza la partecipazione, anzi la spinta dell’industria, che impiega risorse e mezzi nella ricerca, non ci sarebbe progresso nella scienza medica. Pensiamo alla sperimentazione di nuovi farmaci e nuovi devices.
Quanto al ruolo degli editori e delle riviste c’è da concordare in gran parte con l’articolo, e teniamo presente anche qui l’influenza, inutile nasconderlo, delle lobbies e dei cosiddetti opinion leaders che fanno molte volte il buono e il cattivo tempo. Non sempre e non automaticamente la pubblicazione su una rivista quotata è sinomino di studio di ottimo livello, viceversa è possibile assistere a ottime pubblicazioni su riviste a basso o quasi assente impact factor. Ma anche qui il circolo è vizioso. Chi ha un buon lavoro da pubblicare tende a rivolgersi a una buona rivista e a un buon editore. E la rivista a basso impact factor è destinata o quasi a rimanere tale.
Sul ruolo della politica concorderei quasi in pieno, salvando poche eccezioni.
Sui ruolo dei Comitati Etici (CE) ci sarebbe da concordare e da fare un discorso anche più lungo, specie rivolto al nostro paese sempre più incatenato dalla burocrazia. Dovrebbero fare loro, i CE, una bella dieta dimagrante per favorire e non ostacolare la ricerca. Molti studi non partono perché i CE sono enti farraginosi e spesso inutili. Ad esempio spiegatemi perché il giudizio di un CE di Catania non debba valere anche a Verona. Ma le Società Scientifiche e gli enti che fanno o promuovono ricerca cosa aspettano a fare qualcosa in tal senso?
Più che Comitati Etici a noi serve più Etica. Molti problemi messi in luce dall’articolo si risolverebbero se ci fosse più etica nella ricerca. Da parte di tutti. Anche dei ricercatori. Ma specie da parte dei promotori, sostenitori e regolatori di questa voce, la ricerca, alla quale il nostro paese riserva una percentuale del PIL sempre più insignificante rispetto agli altri paesi.