Archivio mensile:marzo 2015

Rete Ospedaliera e Collaborazione CIC – Conferenza Stato-Regioni. Post di Gaetano Lanza.

Rete Ospedaliera e Collaborazione CIC – Conferenza Stato-Regioni. Post di Gaetano Lanza.
Nei giorni scorsi, leggiamo, il Collegio Italiano dei Chirurghi (CIC) ha messo a disposizione della Conferenza Stato-Regioni, a titolo gratuito, un’apposita commissione, per valutare insieme la definizione e la distribuzione degli ospedali secondo le esigenze dei territori, la distribuzione dei centri di riferimento e di eccellenza regionali, la definizione delle patologie che possono essere trattate in regime ambulatoriale, di DH o ricovero ordinario. Un ulteriore passo verso una più stretta collaborazione tra Società Scientifiche e Istituzioni, soprattutto per quanto riguarda la definizione di linee guida in campo chirurgico, per migliorare la sicurezza e la qualità delle cure.
“Siamo a disposizione anche per definire insieme le linee guida, introdurre data-base nazionali, valutare costi e opportunità”. Più o meno questa la dichiarazione congiunta del presidente del CIC Nicola Surico e di Antonio Naddeo capo dipartimento per gli Affari Regionali.

Il CIC propone:
– la definizione e la distribuzione degli ospedali secondo le esigenze dei territori e la giusta considerazione epidemiologica delle patologie;
– la distribuzione dei centri di riferimento e/o di eccellenza regionali, secondo delle caratteristiche tecnico/strutturali da definire in comune;
– la definizione di patologie che possono essere trattate in regime: ambulatoriale, di DH e/o ricovero ordinario, dando per ognuna di esse la massima garanzia di qualità e di eccellenza. Tali risultati si possono raggiungere prevedendo anche la mobilità del sanitario di riferimento e non del paziente (nota mia personale: come avviene in alcuni paesi o zone europee, ma sarei scettico per l’Italia);
– di controllare l’appropriatezza delle indicazioni e misurazione degli interventi sanitari erogati;
– di evitare le proclamazioni di eccellenza autoreferenziata da parte di chi non risponde a requisiti, che tra l’altro non sono mai stati definiti (nota mia personale: in SICVE ce li abbiamo) ;
– di consentire un considerevole risparmio evitando mobilità interregionale par patologie minori ed aggravi di spese per le Regioni che sono in piano di rientro;
– di creare linee guida su indicazione e selezione dei pazienti, modalità organizzative e requisiti professionali;
– di introdurre dei Data Base Nazionali, distinguendo le patologia maggiori e minori;
– di individuare dei centri di riferimento e/o di eccellenza di chirurgia;
– di partecipare a Consensus Conference fra società scientifiche, esperti ministeriali, ISS e rappresentanti delle Regioni;
– di organizzare adesioni a registri unici delle patologie complesse e semplici;
– di organizzare una conferenza annuale di presentazione degli outcome e delle valutazioni del costo/opportunità.

Ottimo direi tutto questo.

Visitando il sito web del CIC vedo che sono ben 65 le Società Scientifiche / Associazioni che vi afferiscono compresa la SICVE, che credo sarebbe più che pronta al proclama/programma di cui sopra, perché ha già prodotto documenti e incontrato Istituzioni più volte. Vedi anche recente post di Taurino, Camparini, Jannello.

Commento personale. Sappiamo che il nostro Bel Paese è quello delle meraviglie dei proclami/programmi che restano poi sul tavolo da realizzare. La lungaggine, la latenza, la farraginosità del sistema, l’oratoria con molta fatica seguita dai fatti, come rendere complesse le cose semplici, il non fare oggi quello che puoi fare domani sono ormai nel nostro genoma. Lo sanno anche all’estero e l’Expo lo testimonia. Manca poco più di un mese, transito spesso sulla Varese-Milano e all’altezza di Rho torcendo il collo vedo ancora solo ferraglia al posto di padiglioni. Ma si sente dire che il primo maggio il miracolo italiano, come quello di San Gennaro, sarà puntuale con la storia. Avremmo tutti preferito che il miracolo fosse stato quello dell’anticipo.
Ma tornando al proclama del CIC, come si fà a non aderire all’iniziativa? a non essere presenti in quella Commissione?

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Il ruolo dei Comuni? Post di Gaetano Lanza.

Il ruolo dei Comuni? Post di Gaetano Lanza.
Le Regioni hanno 40 anni. Il nostro Stato centrale 154 anni. Le provincie sono defunte ormai. L’Europa forse non è mai nata sul serio. Ma i Comuni hanno centinaia di anni e resistono. Il loro sistema di governo è il più solido che conosciamo. A tal punto da suggerire il loro modello allo Stato centrale, che in fatto di solidità ha molto da imparare dai Comuni. In fondo il nostro (ma non solo il nostro) è il Paese dei Comuni e dei Campanili. Ma, vi chiederete, cosa c’entra questo discorso ? Eccome se c’entra! Abbiamo sempre parlato di organizzazione sanitaria centro-guidata, di interfaccia con il sistema centrale, i Ministeri, le Agenzie nazionali, poi ultimamente con le Regioni. E continuiamo a lavorare con loro. Facciamo e faremo sempre più fatica però a collaborare con questi poteri forti centrali. Lavoreremo cento per avere poco o niente. Spesso sembra un colloquio tra sordi.

E se i nostri interlocutori fossero invece o anche i Comuni? Questo dubbio viene se leggiamo l’articolo articolato di Carlo Palermo su Quotidiano Sanità, con il sottotitolo “ L’Anaao rilancia il ruolo dei Comuni in Sanità: a loro la gestione di Asl e ospedali ‘provinciali’. Alle Regioni l’alta specializzazione. Allo Stato più poteri di verifica e garanzia sui Lea”. Si legge di “ Una proposta per rafforzare da un lato il rapporto con le ‘comunità’ e dall’altro l’effettiva integrazione ospedale territorio, consentendo contestualmente lo sviluppo di reti integrate, anche sovra regionali, per l’alta specializzazione. E poi è il momento di immaginare che il Dg sia affiancato da Cda espressione della comunità di riferimento.”
In diverse Regioni i nuovi Piani Sanitari prevedono accorpamenti di ASL, riordino delle alte Specialità (la nostra compresa), Reti integrate di Patologie, accentramenti e decentramenti con criteri nuovi di somministrazione delle cure, più intense negli ospedali di riferimento (hub), meno intense negli ospedali periferici (non geograficamente parlando) (spoke), e più croniche prevedendo anche la riconversione o la nascita ex novo di piccoli ospedali in luoghi di cura per patologie croniche con ruolo attivo della medicina di territorio e dei Comuni appunto.

E’ vero, riconosciamolo, che ci piace essere soprattutto negli hub, perché siamo Alta Specialità, perché il titolo ci soddisfa maggiormente, perché ci piace giocare in serie A ecc. Ma dobbiamo giocare bene anche in serie B, negli spoke, dove serve altrettanta competenza, specializzazione, continuità e impegno. Dove forse siamo ancora più numerosi. E in serie C ? In questi Ospedali Territorio che in Lombardia si chiameranno POT (Presidi Ospedale Territorio) , dove giocheranno in casa i Medici di Medicina Generale e i Comuni avranno il loro ruolo più attivo? Dovremo saper essere presenti anche lì, dove si giocherà anche lì una partita importante che non possiamo concederci il lusso di perdere. Lì incontreremo dei nostri interlocutori importanti che finora abbiamo evitato ma che anche essi hanno evitato noi (la colpa non è solo loro): i medici di medicina generale e i politici locali.
Ha ragione l’ANAAO. Con questi interlocutori e con i Comuni in particolare, partendo proprio da loro, dovremo saper rilanciare la nostra Alta Specialità. Non possiamo e non dobbiamo trascurarli. Sarebbe un grave errore! Ma non basta volerlo. Bisogna saperlo fare. Bisogna saper essere e saper fare i manager sul territorio.

“IT DRG” una nuova realtà per il futuro. Post di Camparini Jannello Taurino.

“IT DRG” una nuova realtà per il futuro

In data 11 marzo 2015 si è tenuta, presso Auditorium del Ministero della Salute a Roma, la presentazione ufficiale del progetto “It.DRG”

I lavori sono stati introdotti e moderati dal Dott. Renato Botti, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria.

Il Ministero della Salute, D.G. Programmazione Sanitaria, insieme alla Regione Emilia Romagna capo-fila, con la collaborazione delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Lombardia e dell’ Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AgeNaS), hanno avviato il «Progetto nazionale per lo sviluppo e la sperimentazione di un nuovo sistema di misurazione e valorizzazione dei prodotti delle strutture ospedaliere», il “Progetto It.DRG”.

Il progetto nasce dall’esigenza di rivedere completamente il sistema del DRG dopo quasi 20 anni dall’introduzione nel SSN del sistema dei Diagnosisrelatedgroups (DRG) per la remunerazione delle prestazioni ospedaliere, l’Italia ha intrapreso la strada, già percorsa da molti paesi occidentali, verso l’autonomia in materia di classificazione delle prestazioni ospedaliere, che prevede di utilizzare sistemi sviluppati in Italia, adeguati alle caratteristiche e alle esigenze informative specifiche della realtà ospedaliera italiana, di proprietà del Ministero della salute.

Il Progetto It.DRG nasce dall’esperienza del Progetto Mattoni, di cui mantiene l’organizzazione inter-istituzionale (Ministero della salute, AgeNaS, Regioni) e intende portare avanti le attività avviate, in particolare, sull’evoluzione del sistema DRG nazionale, promuovendo l’adozione di classificazioni sviluppate in Italia e l’abbandono di soluzioni importate da contesti esteri, dotandosi degli strumenti per garantirne l’autonoma manutenzione futura.

Gli obiettivi del Progetto riguardano principalmente:

  • la revisione dei sistemi di codifica e classificazione delle malattie e degli interventi e delle procedure e del modello di raggruppamento delle prestazioni ospedaliere, attualmente in uso
  • la conseguente predisposizione di un nuovo sistema di pesatura delle prestazioni ospedaliere per assorbimento di risorse
  • l’adeguamento degli strumenti informativi e formativi alle innovazioni introdotte.
    In particolare, nell’ambito di riferimento prioritario del Progetto costituito dall’area delle acuzie, siprevede:- per la codifica e la classificazione delle diagnosi, di introdurre anche in Italia l’utilizzo della International Classification of Diseases 10 rev.(ICD-1O) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), apportandovi modifiche minori per tenere conto di esigenze specifiche del contesto ospedaliero italiano. Considerando che l’ ICD-1O è già in uso per la classificazione delle cause di morte, la sua introduzione anche per la classificazione delle diagnosi consentirà di allineare l’ Italia ad una scelta già operata dalla maggioranza dei paesi industrializzati, favorendo in questo senso la comparabilità internazionale nella descrizione delle patologie;

    – per la codifica e la classificazione degli interventi, delle procedure e dei trattamenti, di aggiornare e integrare la sezione “Interventi chirurgici e Procedure diagnostiche e terapeutiche” della classificazione ICD-9-CM statunitense attualmente in uso in Italia, allo scopo di adattarla alle caratteristiche e alle esigenze del contesto ospedaliero italiano;

    – per la classificazione dei ricoveri, di sviluppare e sperimentare una versione italiana del sistema DRG (It.DRG), che corregga le criticità che notoriamente caratterizzano il sistema attualmente utilizzato , per renderlo maggiormente rispondente sia a descrivere la casistica acuta trattata negli

ospedali italiani, sia a consentirne adeguati livelli di governance, compresa la remunerazione dei ricoveri;
– per i pesi relativi, di sviluppare e sperimentare un modello per la determinazione dei Costi associati ai nuovi gruppi It.DRG, interamente basato sui dati osservati presso un gruppo selezionato di ospedali del SSN, pubblici e privati.

E’ prevista, nel lungo periodo, la sua applicazione anche nell’attività specialistica ambulatoriale, nell’area post-acuzie/riabilitazione e nell’area delle prestazioni ambulatoriali rese in ambiente ospedaliero.

Organizzazione del Progetto It.DRG

• il Progetto è articolato in 4 Gruppi di lavoro, che corrispondono alle componenti principali d nuovo

sistema di misurazione e che, in continuità con l’approccio del “Progetto Mattoni SSN”, sono state assegnate alla responsabilità del Ministero della salute e delle 3 Regioni approvate dalla Commissione salute:

I. sistema di classificazione e codifica delle diagnosi: Regione Friuli Venezia Giulia;
II. sistema di classificazione e codifica delle procedure e degli interventi: Regione Lombardia, con il contributo dell’ AgeNaS;
III. sistema di classificazione dei ricoveri: Regione Emilia Romagna;
IV. sistema dei pesi (costi) relativi: D.G. Programmazione Sanitaria del Ministero della salute.

• il Progetto coinvolge direttamente gli ospedali del SSN:
In prima battuta sono coinvolti 20 “ospedali-pilota”, impegnati a contribuire trasversalmente alle attività dei Gruppi di lavoro; successivamente un gruppo più ampio di ospedali del SSN, pubblici e privati, sarà coinvolto nello studio nazionale sui costi dei ricoveri ospedalieri per acuti, secondo il nuovo metodo ed i nuovi strumenti sviluppati nel Progetto, per determinare i costi associati alle nuove classi ILDRG e, quindi, il corrispondente sistema di pesi relativi. La selezione di questi ospedali avverrà secondo criteri di efficienza, qualità e appropriatezza già adottati nei precedenti studi nazionali sui costi ospedalieri e consentirà una più estesa rappresentazione del panorama ospedaliero nazionale, in termini sia geografici, sia di gamma di ospedali inclusi.

E’ stato anche attivato il sito del Progetto, strutturato sia come strumento operativo per i 4 gruppi di lavoro, sia come strumento informativo con una sezione liberamente consultabile dove è possibile leggere nel dettaglio il protocollo del progetto e seguire le attività dei gruppi di lavoro: http://drgit.agenas.it/anode.aspx?id=8.

In sintesi, il Progetto It.DRG

• doterà il SSN di un sistema per la misurazione e la valorizzazione dei prodotti ospedalieri -basato su una metodologia rigorosa e su dati osservati negli ospedali italiani,
-adeguato al contesto italiano,
-in grado di aggiornarsi, rispettando e includendo la dinamicità delle tecnologie sanitarie e del sistema di erogazione nel suo complesso;

• fornirà la base metodologica da utilizzare per costruire un sistema di misurazione e valorizzazione

di tutte le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.

La dott.ssa Eleonora Verdini, del gruppo di lavoro della Regione Emilia-Romagna, ha precisato con chiarezza che l’aggiornamento e la manutenzione del sistema di classificazione consentirà di aggiungere nuove voci, a mano a mano che l’innovazione lo richiederà, e, cosa per noi più importante, sarà uno strumento per “la disincentivazione delle attività potenzialmente inappropriate”.

E’ stata poi anche svolta una relazione da parte del dott. Luca Lorenzoni, economista sanitario dell’OCSE, che ha illustrato quanto è successo nel panorama internazionale, su queste tematiche. Il quadro è estremamente variegato, con un range di diversi DRG dopo le revisioni che va dai 771 dell’Austria ai 1.200 circa di Germania e Inghilterra fino ai 2.590 della Francia, con addirittura circa 70.000 diversi codici.

Sul piano metodologico il Ministero, nella sua veste di Centro Coordinatore di tutto il progetto, ha dato diverse scadenze temporali, per arrivare alla conclusione nel 2017.
Tra la fine del 2015 e tutto il 2016, saranno convocati tutti gli operatori e i professionisti coinvolti, per consultazioni nell’ambito di tavoli tecnici ad hoc, con il coinvolgimento diretto delle Società Scientifiche.

In rappresentanza della SICVE, del Collegio dei Primari e del Collegio dei Professori Ordinari, hanno partecipato alla presentazione Stefano Camparini, Antonio Maria Jannello e Maurizio Taurino.
Nel corso di una breve ma interessante discussione, i rappresentati di diverse Società Scientifiche, soprattutto Specialistiche come l’Ortopedia, l’Urologia, la Neurochirurgia , hanno fatto pubblicamente rilevare come gli attuali DRG non siano in grado di remunerare le nuove tecnologie, sempre più spesso applicate nei loro ambiti e come ciò possa rappresentare un freno per lo sviluppo ed il progresso delle pratiche mediche. A nome della nostra Specialità ha parlato Maurizio Taurino, esprimendo la necessità di una revisione dei DRG riguardanti le procedure endovascolari aortiche e periferiche, attualmente non correttamente considerate. Da parte dei moderatori ed in particolare del Dott. Renato Botti, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, si è avuta la rassicurazione a questo riguardo, specificando che, nello sviluppo del programma, un ruolo rilevante sarà riservato alle Società Scientifiche, che verranno consultate e, si spera, ascoltate.

Sotto inchiesta il sistema dei DRG e dei finanziamenti. Post di Gaetano Lanza.

Sotto inchiesta il sistema dei DRG e dei finanziamenti. Post di Gaetano Lanza.
“Il sistema di finanziamento del SSN è un disastro. I Drg non corrispondono ai costi reali, il riparto é in ritardo e la programmazione è carente. E se le cose non vanno, a pagare è solo il Direttore Generale dell’Azienda.” Queste le conclusioni in due parole della relazione della FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) dopo uno studio intitolato ‘I sistemi di finanziamento regionali della Aziende Sanitarie e Ospedaliere’, accessibile dal sito della FIASO. Secondo il rapporto, “il finanziamento ‘a tariffa’ basato sui DRG in condizioni di efficienza dovrebbe garantire la copertura dei costi di produzione ospedalieri e quindi l’equilibrio di bilancio. Ma così non è: il finanziamento ‘a tariffa’ dei nostri ospedali è in larga misura un’astrazione teorica. Le Regioni assegnano infatti a priori alle Aziende ospedaliere una quota cha varia tra l’8 e il 40% del valore delle prestazioni prodotte e la quota integrativa di risorse assegnate alle stesse Aziende è comunque rilevante. Risultato: un sistema ibrido ancora lontano dal principio ‘ti finanzio per quello che fai e non per quello che spendi’, ispiratore del modello DRG di importazione Usa”. E nella relazione si scopre anche che “molte disposizioni che regolano il flusso degli oltre 100 miliardi l’anno che vanno al SSN, sono solo sulla carta. Come se il sistema vivesse quasi di vita propria, senza alcuna strategia di governance. Il tutto senza alcuna premialità rispetto all’efficienza gestionale e alla qualità dei servizi resi ai cittadini”. Insomma ancora in larga misura il sistema della spesa storica.
In gran parte inefficace risulta il sistema di remunerazione tariffaria (DRG) degli ospedali che copre, secondo la relazione, da un modesto 30% a un massimo del 70% dei costi reali della prestazione. Da questo dato, che è sempre stata la nostra, e non solo nostra, impressione, bisognerà ripartire.
A tutto ciò bisogna aggiungere l’incertezza sulle assegnazioni delle risorse, spesso deliberate a fine esercizio se non nell’anno successivo. “La ripartizione dei fondi tra le Aziende sanitarie avviene in un quadro di programmazione definito dai Piani sanitari regionali (PSR) solo in 9 Regioni: Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli, Lazio, Campania, Sicilia, Veneto, Marche e Basilicata. Queste ultime tre con un Piano emanato da poco tempo dopo anni di assenza”. “Nelle Regioni sprovviste di PSR”, sottolinea la ricerca, “sono le delibere di ripartizione dei fondi che finiscono di fatto per identificare gli obiettivi da raggiungere, assumendo così un ruolo strategico”. “Ma una vera programmazione”, osservano i ricercatori, “richiede la definizione anticipata delle risorse disponibili e così non è in larga parte dei casi. La Toscana, nel 2011 e nel 2012, approva la Delibera di ripartizione poco dopo l’inizio dell’anno di competenza. Altre Regioni approvano la delibera entro il 1° semestre dell’anno, testimoniando almeno uno sforzo per regolarizzare il processo di programmazione (in entrambi gli anni Emilia-Romagna e Marche, nel 2011 Liguria e Campania, nel 2012 il Lazio).”
“L’attuale difficoltà economica del nostro Paese ha ripercussioni in termini di disoccupazione, precarizzazione, indebolimento della rete di protezione familiare e di disomogeneità della riqualificazione dei servizi di assistenza sanitaria, spesso concentrati all’interno di specifiche aree geografiche. Di fronte a questa situazione, il sistema sanitario richiede che le risorse economiche vengano utilizzate appropriatamente”. Così ha concluso il Direttore Generale di Agenas, Francesco Bevere, intervenendo a margine di un Convegno organizzato da Fiaso.
Il nostro Direttivo SICVE da tempo è impegnato nei rapporti con Agenas su questi temi che riguardano il riordino e la riqualifica del sistema e l’appropriatezza dei finanziamenti.
Mercoledì scorso 11 marzo presso l’Auditorium del Ministero della Salute la SICVE era presente e attiva all’incontro su PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI UN NUOVO SISTEMA DI MISURAZIONE E VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI DELLE STRUTTURE OSPEDALIERE – “Progetto It.DRG”.
Il lavoro sarà tanto e difficile. La pista sarà dura, ma giusta e opportuna. Quella del confronto e del lavoro assieme con le Istituzioni a livello nazionale e regionale, se vogliamo davvero difendere la nostra specialità e la salute e l’interesse dei cittadini.

L’8 marzo e le chirurghe vascolari italiane. Post di Gaetano Lanza.

L’8 marzo e le chirurghe vascolari italiane. Post di Gaetano Lanza.
In un post prenatalizio dal titolo “La Chirurgia Vascolare Endovascolare è donna” abbiamo lanciato il sasso nello stagno, auspicando e augurando la nascita e la crescita di un movimento/gruppo di studio (tra l’altro il Regolamento della SICVE prevede i Gruppi di Studio) di cosiddetta di Medicina di Genere, chiamiamolo come vogliamo, o meglio vorranno. Abbiamo ricevuto dal Gruppo Medicina di Genere dell’ISO (Italian Stroke Organization) un invito e una loro mailing list di riferimento che girerò subito al nostro Presidente e Consiglio Direttivo per creare un’interfaccia con le nostre potenziali rappresentanti-“fondatrici” del Gruppo di Chirurghe Vascolari. L’auspicio ulteriore è che i due Gruppi creino un Social Network dedicato in grado di crescere e fare sempre più proseliti.

Raccogliamo la considerazione del nostro Capo dello Stato fatta in occasione della Festa delle Donne: “La società senza il contributo delle donne è più povera e ingiusta”! Potremmo parafrasare con SICVE. Ci piacerebbe anche che nel Gruppo di Chirurghe Vascolari ci fossero giovani e meno giovani.

Dal 9 al 20 marzo presso l’ONU si riunirà una Commissione apposita per affrontare i problemi legati alle condizioni delle donne nel mondo. Saranno rivisti gli impegni assunti nella Dichiarazione di Pechino del 1995 e la piattaforma d’azione globale per eliminare le disuguaglianze anche di accesso ai servizi sanitari essenziali che sono ancora un miraggio per buona parte delle donne sul nostro pianeta. Dieci gli obiettivi dichiarati: la lotta ai tumori femminili, la risoluzione dei problemi di salute sessuale e riproduttiva, il miglioramento delle cure e della sicurezza della gravidanza e del parto, la lotta all’HIV, la lotta alle infezioni sessualmente trasmesse, la lotta alla violenza contro le donne, la prevenzione e la cura per la salute mentale, l’assistenza all’invecchiamento, l’assistenza nell’adolescenza, la lotta alle malattie non trasmissibili. Per quanto riguarda l’ultimo diamo alcune cifre. Nel 2012 circa 4,7 milioni di donne sono morte a causa di malattie non trasmissibili prima di raggiungere i 70 anni. Sono morte a causa di incidenti stradali, consumo di tabacco, abuso di alcool, droghe, e malattie cardiovascolari legate all’obesità – più della metà delle donne sono in sovrappeso in Europa e in USA.

Promuoviamo una Campagna nelle donne per adottare stili di vita più sani in ambienti più sani! Uno degli slogan per e dall’EXPO? Perché no?

Expo Milano 2015. Occasioni da non perdere. Post di Gaetano Lanza.

Expo Milano 2015. Occasioni da non perdere. Post di Gaetano Lanza.

Cosa avrà di speciale questa edizione di Expo? Sarà dedicata interamente ai temi dell’alimentazione a livello planetario, per cui i vari paesi partecipanti (più di 140) esporranno i propri prodotti, mezzi di produzione e ricerche e innovazioni in quella che sarà l’Esposizione Universale del Cibo per la Vita.
Intanto l’architettura dei padiglioni dei vari paesi sarà originale per ogni paese in più di 1 milione di mq di area espositiva, che accoglierà almeno 20 milioni di visitatori tra maggio e ottobre. Sarà architettura originale e intelligente. Come sarà originale e intelligente l’architettura delle nostre case e dei nostri uffici del futuro. Non solo muri che proteggono e riparano passivamente ma dotati di pannelli, dispositivi, robot e materiali di arredo in grado di interfacciarsi attivamente e programmaticamente con chi vi abita, rispondendo ai bisogni  e alle aspettative di chi vi abita.
Il padiglione Italia sarà la rappresentazione di una foresta urbana, primitiva e tecnologica allo stesso tempo, che rispetterà un disegno intrecciato geometrico e avrà attorno un grande parco e una piazza universale, ombelico del mondo, con un lago con al centro l’Albero della Vita, stilizzato, che affonda le radici nell’acqua (a Venezia Marghera ci saranno eventi di Expo in cui l’elemento idrico sarà al centro). L’Albero della Vita si proietta nel cielo con una chioma che richiama un disegno alla sua pianta che, inglobando le radici, si rifà al disegno stellare della pavimentazione progettata da Michelangelo per la piazza del Campidoglio a Roma. Il tetto sarà di vetro fotovoltaico e cemento biodinamico in grado di abbattere inquinanti presenti nell’aria e di produrre energia (progetto orgoglio italiano). A pochi passi ci sarà il padiglione delle Biodiversità del Ministero dell’Ambiente che comprenderà quattro aree espositive in cui vengono ricostruite la montagna, la collina, la pianura e il mare e poi spazi con serre e aree di incontri.
Ci saranno spazi interamente dedicati alle donne. Progetto Women for Expo. D’altronde la figura femminile é attrice privilegiata di questa Expo dedicata alla nutrizione del pianeta. Anche nella mitologia la Terra è femmina, fertile, in grado di nutrire i propri figli.
Il padiglione della Malesia sarà a forma di quattro giganteschi chicchi di riso (più di 2000 mq) , quello del Messico si ispira alla pannocchia di mais, quello della Thailandia richiama il grande cappello (il ngob) dei coltivatori thailandesi intrecciato in modo da far passare l’aria ma non il caldo, quello del Qatar si rifà al suq con torri agli angoli e con giardini pensili e con al centro un edificio circolare che riproduce il cesto tradizionale per trasportare gli alimenti, quello dell’Angola ripropone il baobab, albero sacro dell’Angola. La Francia ha pensato di riproporre un luogo simbolo della sua cultura, il mercato coperto. Mi fermo qui.
Dentro e fuori i padiglioni, più di 150 gallerie d’arte internazionali. Un concentrato di creatività artistica dell’intero pianeta. Ovviamente nei vari padiglioni si esibiranno gli artisti della cucina internazionale e i migliori chef e le più importanti catene produttive alimentari esporranno i loro mezzi di produzione tradizionali e innovativi e prodotti. Qui l’Italia farà la sua parte. La dieta mediterranea pure. Ma è l’intero Stivale che parteciperà nelle varie regioni e persino nei vari paesi . Un piccolo paese della Calabria famoso per il pane e i dolci ha già esposto il cartello dell’EXPO e tra maggio e ottobre offrirà saggi dei propri prodotti a chi vorrà recarsi lì.
Per la prima volta nella storia dell’Esposizione Universale i vari paesi sottoscriveranno e presenteranno all’ONU (a ottobre è atteso anche il Segretario Generale) la Carta Universale (detta anche di Milano) in cui si dichiarerà il diritto dell’umanità al cibo sano, sicuro e sufficiente, la lotta all’obesità e alla denutrizione e l’impegno alla sostenibilità e alla corretta gestione delle risorse.
L’ICT (Information Communication Technologies) sarà al servizio degli espositori e visitatori con le APP e con informazioni e link utili.
Sono tutte queste, ma proprio tutte, occasioni da non perdere.
Sapremo essere presenti. Con un Evento Congressuale SICVE al quale il nostro Presidente Roberto Chiesa saprà dare senz’altro (chi più di lui?) il  tocco di internazionalità, e che richiamerà gli aspetti di prevenzione e di educazione e promozione alla corretta e sana alimentazione e a corretti stili di vita. Ma anche con altre iniziative promozionali, educazionali, di screening, assieme ad altre realtà associative e figure professionali. Come abbiamo iniziato a fare l’anno scorso a Torino su iniziativa dei colleghi piemontesi coordinati da Claudio Novali. Questa volta i colleghi lombardi saranno chiamati ad un impegno maggiore, che probabilmente durerà non un solo giorno o pochi giorni, come a Torino, ma molti giorni.
La ricaduta però sarà altrettanto maggiore. Ne varrà la pena. Crediamoci. Avremo al nostro fianco le Istituzioni, i Ministeri, le Regioni, altre Società Scientifiche, Associazioni, Fondazioni, Università, Scuole, i Media, ma sopratutto i pazienti e i cittadini, il vero target del nostro interesse.