Archivio mensile:maggio 2015

Sei connesso? Post di Gaetano Lanza.

Sei connesso? Post di Gaetano Lanza.
La tecnologia evolve molto più rapidamente della nostra capacità di comprenderla. Secondo molti futurologi tra pochi secoli l’Intelligenza Artificiale Forte caratterizzerà una nuova specie post-umana in grado di essere molto più longeva (immortale?), con capacità mnemoniche e intellettive da supercomputer e persino in grado di abbandonare il nostro minutissimo pianeta per dominare altri sistemi stellari. Sarà il prodotto della congiuntura favorevole del progresso della nanotecnologia, dell’ingegneria genetica, della robotica e dell’informatica. Come saranno i nostri discendenti? Il loro cervello e il loro corpo? Il nuovo mondo? Tali da sembrare noi, antenati, non tanto dissimili dalle scimmie antropomorfe. Il principale motore di questa metamorfosi è e sarà l’informatica, termine che, come sapete, deriva dalla sintesi delle due parole “informazione” e “matematica”. La matematica è quella binaria in cui tutto viene descritto sotto forma di zero e uno, bits sintesi delle parole binary e digits. Secondo un rapporto dell’Università della California nel 2000 solo un quarto dell’informazione globale del nostro pianeta era in digitale, il 75% era invece su carta, pellicole, vinile, audio-videocassette. Nel 2007 questo 75% diventò 7%. Nel 2013 il 2%. L’anno prossimo si prevede lo zero virgola. L’iPhone, come prevedeva Steve Jobs è diventata l’altra metà di noi. Il PC portatile, lo Smartphone, Android sono estensioni del nostro corpo, nostre protesi, nostre parti anatomiche, sono immersi in noi, trasformano la nostra concezione del Sè e noi tramite essi siamo immersi nella grande rete che è in grado di co-involgere ogni cittadino del pianeta. Anche nei paesi meno sviluppati c’è un’impressionante boom dei cellulari. Una delle definizioni di Internet è “sistema nervoso del genere umano”. L’abbiamo negli occhiali, nell’orologio, nei sensori che monitorizzano il nostro stato di salute, i nostri movimenti, i nostri impegni. Se andiamo in un Hotel oggi la prima cosa che ci preoccupa è il wi-fi, l’accesso alla rete, che abbiamo usato per cercarlo e raggiungerlo. Con WhatsApp non ci sono più barriere e tutto si trasmette facilmente e in tempo reale da qualunque angolo a qualunque angolo del pianeta. Se penso solo a mio nonno che spediva la lettere a suo figlio in Argentina e gliene ritornava una indietro dopo due-tre mesi ad andar bene ed era grato al progresso! Questa si chiama anche intelligenza collettiva e le nuove famiglie sono composte da milioni di individui con Facebook, Twitter, Social ecc. Si parla anche di sistemi complessi in rete e alcuni etologi ci paragonano alle api, termiti e formiche. A proposito di formiche. Ho letto da qualche parte che sono tra le specie di maggior successo  nell’evoluzione. Si stima che ce ne siano 10 milioni di miliardi al mondo, che è una biomassa più o meno equivalente a quella degli esseri umani. Il loro successo? Sono connesse tra di loro. La loro organizzazione è definita adattiva, flessibile e creativa, come quella umana. Il loro sistema di comunicazione assomiglia alla matematica binaria, acceso o spento, uno o zero. Grazie a questa loro intelligenza collettiva hanno avuto successo, come gli esseri umani. E la legge di Darwin è spietata. L’individuo o la specie che meglio si adatta all’ambiente sopravvive, mentre chi non si adatta soccombe. La specie umana, grazie alla sua intelligenza collettiva, che ha sviluppato maggiormente grazie all’evoluzione del suo cervello, ha avuto più successo di qualunque altra specie, adattandosi maggiormente all’ambiente fino ad essere in grado di modificarlo e fino a modificarlo più di ogni altra specie terrestre. L’ambiente però è anche quello che modifichiamo, creiamo e selezioniamo. Come diceva Winston Churchill, “prima diamo forma ai nostri edifici e poi essi modellano la nostra vita”. Penso alla poltrona di casa che sta rovinando la mia schiena e il mio umore la mattina. Il nostro nuovo edificio, il nostro ambiente rinnovato si chiama era digitale. Chi non si adatta è in estinzione. Come facciamo a sapere se siamo o no in estinzione? Semplice. Chiediamoci se siamo o siamo diventati “digitali”. Siamo digitali in pratica se siamo costantemente connessi, se rispondiamo in WhatsApp subito (se non stiamo operando o visitando), ad una e-mail quasi subito o in giornata, se entriamo in internet e/o in un social almeno una volta al giorno, se usiamo una tastiera di PC più facilmente e meglio di una penna a sfera, se abbiamo dei siti web di interesse, se per avere le notizie dal mondo non dobbiamo attendere il TG della sera e se per leggere un quotidiano non dobbiamo passare dall’edicola ( a meno che non ci piaccia sfogliare) e così via. Ma per quel che ci riguarda più da vicino come medici, se abbiamo anche noi iniziato a fare quello che hanno iniziato a fare alcuni medici di medicina generale, o di base se preferite, e che scoprirete magari in un prossimo post.

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Le Centrali d’Acquisto regionali. Una nuova telenovela. Post di Gaetano Lanza.

Le Centrali d’Acquisto regionali. Una nuova telenovela. Post di Gaetano Lanza.
Roma, 24 aprile 2015. “Entro settembre ci sarà una centrale d’acquisto unica in ogni Regione”. Parole di Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi e commissario alla spending review. “Ci sono ancora casi in cui lo stesso prodotto viene comprato da due ospedali nella stessa Regione ad un prezzo diverso – ha aggiunto – e abbiamo alcuni ospedali pubblici che perdono decine di milioni l’anno. L’obiettivo è quello di rendere la sanità più efficiente, eliminare gli sprechi e trovare opportunità per offrire servizi migliori soprattutto in alcune Regioni”. Il DL n°163 del 12 aprile 2006 norma la materia dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Grazie a questo é operativo un sistema in Rete di Centrali di Committenza per cui ogni Regione può contare oggi su una propria Agenzia o Centrale d’Acquisto. Tutto ciò è stato e sarà sempre più motivo di vanto di politici e amministratori nazionali e regionali nelle Regioni sia con piano di rientro che senza. Pensiamo alle dichiarazioni della nostra Ministra, di Agenas, di molti Governatori ad esempio della Lombardia, della Puglia, del Lazio. Anche con spot vistosi in Rete e sui Giornali. In molte Regioni (credo ormai tutte) sono state costituite queste Centrali con Decreti di Giunta, che sono “amministrazioni aggiudicatrici” che hanno il compito di stipulare convenzioni per l’acquisto di beni e servizi a favore di tutte le amministrazioni locali e delle A.S.L. . Sono stati e saranno pubblicati Bandi di Gara per le forniture, come ad esempio per stent vascolari in Lombardia. Sempre nell’esempio. Oggetto della gara: l’appalto, suddiviso in 11 lotti, ha ad oggetto la stipula di una Convenzione ai sensi dell’art. 1, comma 4, della L.R. n. 33/2007, per la fornitura di stent vascolari nonché la prestazione di servizi connessi ecc. Criterio di aggiudicazione: Offerta economicamente più vantaggiosa secondo i criteri indicati nel Disciplinare di gara (1. Offerta tecnica punti 60/100; 2. Offerta economica punti 40/100). Sono previste “Commissioni” aggiudicatrici con tecnici chiamati a esprimere in anonimato determinati punteggi su griglie di valutazioni di offerte da parte di diverse aziende, con tanto di regolamento pubblicato per ogni Bando. Pensiamo solo a quanti Bandi occorreranno!
Questi Signori Ragionieri Contabili (per carità meritano tutto il nostro rispetto) sostengono, dati alla mano, che il metodo è in grado di produrre più trasparenza negli acquisti, più appropriatezza nell’assistenza, più risparmio e anche più salute perché i soldi risparmiati possono essere reinvestiti in beni di servizio ulteriori da offrire al cittadino. Il ragionamento non fa’ grinza e possiamo condividerlo in linea di massima. Ma anche se non lo condividessimo, filerebbe lo stesso anche con nostro dispiacere. E’ il ragionamento che si applica in generale all’acquisto di beni, servizi e dispositivi. Cosa manca? In fondo, penso poco o niente. Quindi dalla famosa “siringa” che dovrebbe costare uguale al minimo prezzo in tutti gli ospedali di ogni regione, all’apparecchietto X, all’ecocolordoppler, al lettino, al lenzuolino, al cuscino, allo stent carotideo, all’endoprotesi aortica, ai devices insomma più costosi. Ma anche al servizio mensa. Sì perché i costi in Sanità sono per tutte queste cose piccole e grandi messe assieme. E forse sono più le cose piccole ma tante che fanno i numeri che le cose grandi che forse non fanno poi così tanti numeri. E in ogni caso la voce di spesa maggiore in Sanità, si sa da Adamo ed Eva, è il costo del personale. Poi vengono le altre voci. Ma per il costo del personale la Centrale unica c’è già: si chiama contratto nazionale di lavoro. Ma poi ci sono anche chiamiamoli i bonus, sotto forma di “consulenze”, spesso strane e assurde, come alcune strapagate che si potrebbero risparmiare, o sotto forma di “contratti per manager/dirigenti”, anche questi spesso strapagati che si potrebbero calmierare. Anche su questi bisognerebbe intervenire. Fermiamoci  qui.
Considerazioni, sempre mie personali e solo personali.  Premessa la bontà degli scopi di questo metodo,  ci sono alcune criticità. Ci sono voci e voci di spesa e devices e ddevices, considerando device anche la semplice siringa. La siringa ha poche caratteristiche tecniche e quindi è facilissimo e doverosissimo fare una gara per risparmiare. Ma vada anche per i lettini e i lenzuoli e la mensa. Li chiamerei beni o mezzi di largo consumo. Ma per questi è da tempo che le ASL invitano e gli ospedali lo fanno: bandire gare e scegliere al minor prezzo. Ma uno stent vascolare quante caratteristiche può e deve avere? È’ giusto e opportuno risparmiare su uno stent vascolare? E’ vero, ho letto la gara della Lombardia per questo device e ci sono specificati diversi parametri qualitativi anche per sede d’impianto ecc. Ma chi usa questi stent quotidianamente sa che ogni caso è un caso a sé e che è difficile prevedere e standardizzare tutto e che la complessità del singolo caso (medicina della complessità) può richiedere una varietà di offerta di mercato che la gara centralizzata tende ad escludere a priori. Oppure, mi si dirà che si potrà usare qualcos’altro motivandolo? Ma allora non prendiamoci in giro per favore.
E poi. La varietà di offerta di mercato ha finora garantito e promosso la ricerca e il progresso che invece questo metodo tenderà a soffocare, ad escludere o alla meglio ad appiattire. Certo se abbiamo un solo stent per tipologia, risparmieremo, ma chi sarà più motivato a investire in ricerca per uno stent nuovo a meno che non sia per un costo più economico?  Perché la qualità e la varietà costeranno qualcosa in più, o no? E poi. Preferiamo sempre entrare in un ricco supermercato  più che in uno spaccio di pochi prodotti anche se molto più convenienti. Mi viene in mente il paragone con il parco protesi o device a disposizione oggi. Se sono portato a pagare qualcosa in più per la marca per qualcosa da mangiare perché ne va della salute, perché dovrei risparmiare su uno stent che mi rimane per tutta la vita nella carotide? Vorrei che qualcuno me lo spiegasse.
Il risparmio di oggi potrebbe voler dire minor qualità di prodotto (l’Azienda produttrice studierà su come risparmiare) e maggior spesa domani, in termini di complicanze e re interventi. Questo il mio timore fondato.
Senza parlare del possibile monopolio di mercato con questo sistema, monopolio che se non erro non è permesso dalla stessa Comunità Europea.
Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza. » Così scriveva Adam Smith in La ricchezza delle Nazioni nel 1776 e nasceva il libero mercato che ha consentito il progresso e il moderno capitalismo, che avrà avuto pure tanti difetti ma anche tanti pregi. Se non altro quello di aver evitato l’appiattimento dell’uomo nei paesi del comunismo, che guarda un po’ ad un certo punto scoprirono il capitalismo.
La telenovela non è che all’inizio. Speriamo e vediamo di esserne comunque attori, magari anche non protagonisti, ma non spettatori. Come? Quelle famose Commissioni che possiamo e dobbiamo pretendere.

Cibi dannosi e cibi salutari. Post di Gaetano Lanza.

Cibi dannosi e cibi salutari. Post di Gaetano Lanza.
Visto che per i prossimi 6 mesi si parlerà di alimentazione all’Expo di Milano e quindi anche di salute alimentare, si parlerà anche di cibi più salutari e cibi più dannosi alla salute. Notizia che monta soprattutto in questi giorni: l’olio di palma o palmitico è tra le sostanze dichiarate più pericolose. Se ne occupano sempre più i media. Lo conferma anche un recente studio tutto italiano delle Università di Bari, Padova e Pisa, in collaborazione con la Società Italiana di Diabetologia (dovremmo fare altrettanto noi di SICVE): l’olio di palma è in grado di distruggere le cellule del pancreas e quindi indurre diabete e malattie cardiovascolari. Queste ultime anche per azione diretta di danno da stress ossidativo endoteliale da parte di una specifica proteina indotta, la p66Shc. Se consumato ogni giorno e più volte al giorno l’olio di palma può creare seri danni a cuore e arterie, anche per la presenza eccessivamente alta di acidi grassi saturi, che spesso sono pari a circa il 50% del totale. Purtroppo l’olio di palma è molto presente nei prodotti di largo consumo e anche in quelli per l’infanzia: snack, cereali, biscotti , crackers, panini, gelati, merendine. L’elenco si allungherebbe. In realtà quello integrale avrebbe un elevato contenuto di precursori delle vitamine A ed E e di sostanze antiossidanti ma, una volta raffinato, così come lo troviamo negli alimenti dei nostri supermercati, perde quasi completamente queste sostanze benefiche, e diventa invece dannoso. Se ancora oggi la dicitura sulle etichette di molti prodotti in cui è presente olio di palma é assolutamente generica (oli e grassi vegetali), da dicembre, pare, dovrà invece essere indicata chiaramente. Alcune etichette sono già chiare e specifiche. Su change.org è aperta una raccolta firme via internet per bandire l’olio di palma raffinato dalle nostre tavole. Chi vuole può cliccare su e firmare.
Sull’altro versante su “chef10 e lode” compare invece la top 5 degli alimenti che più farebbero bene:
1. la mela, ha proprietà antinfiammatorie, aiuta a combattere la colite, morbo di Crohn ecc. in particolare fa bene all’apparato digerente. Attenzione, però: per sfruttare al massimo le proprietà è fondamentale consumarla con la buccia, ricchissima di polifenoli e antiossidanti.
2. il tè nero o verde, per l’alto contenuto di flavonoidi fa bene al sistema cardiovascolare.
3. il pesce, soprattutto il pesce azzurro, ricco di Omega-3, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e a quanto pare anche di problemi cognitivi come la demenza e l’alzheimer.
4. i semi di lino, hanno proprietà antitumorali, antiinfiammatorie, e abbassano il livello del colesterolo.
5. i cereali integrali, in quanto non sottoposti a raffinazione, mantengono le vitamine, i minerali e i fitoestrogeni che proteggono dalle malattie cardiovascolari.
Mangiar bene per star bene, insomma. E soprattutto mangiare secondo natura, trasformando, raffinando e sofisticando il meno possibile i cibi. In fondo siamo il prodotto dell’evoluzione nel corso di milioni di anni di una specie, come tutte le altre, che si è adattata all’ambiente e che si è nutrita di esso. Ogni volta che introduciamo un alimento confidiamo nell’alimento e nell’ambiente che lo ha prodotto. L’alimentazione é un atto di fiducia e in fondo è un atto di amore verso la natura che ci circonda e ci accoglie. Purtroppo ciò che in milioni di anni la natura ha costruito, in armonia e equilibrio, anche dopo ere difficili, pensate alle glaciazioni, oggi in pochi decenni l’uomo rischia di distruggere, in nome di un falso progresso. La Carta di Milano che a ottobre sarà consegnata all’ONU è una delle Dichiarazioni più belle e nobili che l’umanità possa oggi scrivere. Grazie Expo di Milano.