Archivio mensile:maggio 2016

E’ italiana. La prima donna a capo dell’ESO. Post di Gaetano Lanza.

E’ italiana. La prima donna a capo dell’ESO. Post di Gaetano Lanza.

E’ l’amica Valeria Caso. Amica personale, ma soprattutto amica dei chirurghi vascolari italiani, che fanno parte della grande famiglia dell’ISO- Italian Stroke Organization e quindi dell’ESO-European Stroke Organization.

Si è concluso nei giorni scorsi la seconda edizione del Congresso dell’ESO a Barcellona che ha visto partecipare 97 paesi e oltre 3700 delegati. Durante il Congresso, Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale di Perugia, ha iniziato il suo mandato biennale come Presidente dell’ESO. Che soddisfazione! E’ la prima italiana e la prima donna a rivestire questa importante carica, la Presidente della più grande società scientifica europea dell’ictus, ormai destinata a influenzare tutta la comunità scientifica internazionale.

Due parole su Valeria. Mi onoro di esserle amica dopo che me la presentarono pochi anni fa altre mie due amiche, Paola Santalucia e Francesca Pezzella, che con me e altri amici condividono il Consiglio Direttivo di ISO, attualmente presieduto da Antonio Carolei. Qui il termine “amici” chissà perchè non diventa cacofonico. Valeria, Paola e Francesca sono “attiviste” del gruppo “Donna” quindi Woman Stroke Association ormai confluito in ISO. Un esempio e un possibile e auspicabile sodalizio con il gruppo “Donna” di SICVE.

Che dire di Valeria! E’ una leader. Il suo sorriso semplice e genuino, che è quello dei grandi personaggi, ti trascina e ti coinvolge. L’abbiamo avuta ospite al Congresso SICVE di Milano, l’anno scorso. L’avremo, spero, ospite di SICVE in tante altre occasioni. Con lei e con ESO, come con ISO, condivideremo quanto stiamo facendo in Italia anche noi chirurghi vascolari per prevenire e curare l’ictus.

Ecco cosa Valeria ha dichiarato di recente: “Non è sufficiente affrontare l’ictus soltanto da un punto di vista clinico. Per raggiungere l’obiettivo ‘più pazienti affetti da ictus trattati nel miglior tempo possibile’ è necessaria un buona politica di prevenzione su tutta la popolazione e un funzionamento ottimale del ‘percorso stroke’ affinchè le persone colpite possano raggiungere nel minor tempo possibile i luoghi elettivi di cura. L’ESO vuole essere un ponte tra i cittadini colpiti da ictus, la comunità scientifica e medica, e le istituzioni affinché si possa intervenire a livello di prevenzione primaria, cura delle persone colpite, e reinserimento sociale. L’ESO auspica e promuove la prevenzione e la cura dello stroke anche a livello politico”.

E noi, chirurghi vascolari italiani, Valeria, su questo e per questo saremo sempre al tuo fianco.

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La sequenza genomica umana in “pocket” e il batterio artificiale. Post di Gaetano Lanza.

La sequenza genomica umana in “pocket” e il batterio artificiale. Post di Gaetano Lanza.

Si chiama Q-POC (Q sta per Quantum) il sistema facile, economico, universale in grado di decriptare le varianti genetiche nella popolazione. Basta un prelievo di sangue, tessuto, secreto, saliva, sperma, ecc, per farlo interagire con la macchinetta e in pochi minuti con poco danaro ecco il risultato: l’analisi del DNA del soggetto per provare la predisposizione ad alcune malattie o già la malattia in atto. Per ora l’interesse è concentrato sulle malattie infettive dei paesi poveri, considerate piaghe sociali dell’umanità, come la malaria, l’AIDS, la tubercolosi e così via, ma anche alcuni tumori. Viene spontaneo immaginare che si possa a breve trasferire il sistema per diagnosticare e controllare il diabete, le malattie cardiovascolari, la stessa resistenza ai farmaci ecc. con incredibili vantaggi per l’umanità. Ce lo si aspettava, da quando fu mappato per la prima volta l’intero genoma umano, col Progetto Genoma Umano preannunciato a fine secolo scorso dal compianto premio Nobel  Renato Dulbecco, operazione costosissima e portata a termine nel 2003. Mappare appunto con pochi dollari il genoma di ogni individuo sul pianeta, questo adesso è possibile. Q-SEQ™ è  l’acronimo del sistema. Sarà riconosciuto tra i diritti umani. Di fatto lo è già.

Un’altra notizia fresca. Pochi giorni fa Creig Venter , che trovò e impiegò soldi privati per mappare il genoma umano nei suoi laboratori e ci riuscì nel 2000, tre anni prima che si completasse il Progetto di Dulbecco, annuncia al mondo intero tramite la prestigiosa Rivista Science che sempre nei suoi laboratori è stato “creato” il primo batterio sintetico. Il nome del batterio é Syn 3,0. Ha solo, si fa per dire, 473 geni. E’ perfettamente in grado di replicarsi. Certo, alcuni sono scettici, altri persino contrari. Si possono creare batteri resistenti e pericolosi per l’uomo. Ma si possono  creare anche batteri al servizio dell’umanità, in grado ad esempio di produrre sostanze come l’insulina.  L’umanità ha sempre più armi potenti a doppio taglio a disposizione.  E’ il prezzo del progresso.

Il futuro a breve ci sorprenderà. L’ingegneria genetica lo sta già facendo. Quale sarà poi la sorpresa, se positiva o negativa, se per il suo bene o per il suo male, sta alla stessa umanità deciderlo.

Liste lunghe, Privato rimborsabile. Post di Gaetano Lanza.

Liste lunghe, Privato rimborsabile. Post di Gaetano Lanza.

Di pochi giorni fa é la notizia di una sentenza che probabilmente farà storia. Un monito importante per il servizio pubblico sanitario. Arriva dal Tribunale di Lecce che ha dato ragione ad un paziente costretto a ricorrere ad una struttura privata per un esame, chiedendo a posteriori il rimborso per le spese mediche sostenute, anche se non erano state prima autorizzate. Il Tribunale ha accettato il ricorso del paziente, riconoscendo il diritto alla salute in caso di emergenza, quindi diritto comunque al rimborso per prestazioni sanitarie effettuate presso strutture private e non preventivamente autorizzate, se si riscontra l’impossibilità di ricorrere a strutture pubbliche in tempi brevi. La sentenza è ineccepibile. L’esame è stato effettuato con urgenza di necessità nella struttura privata al fine di evitare pericolo di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione.  Quindi la richiesta di rimborso del paziente costretto a rivolgersi altrove e a pagare di tasca propria é stata accolta. Il diritto alla cura è un principio sacrosanto della nostra Costituzione. E se la struttura pubblica non è in grado di soddisfare a tale principio e se sussiste un grado di urgenza o comunque da ritenersi tale o comunque da sembrare tale, non ci sono santi, o meglio c’è il Santo in Paradiso che si chiama Tribunale che autorizza comunque (sottolineiamo il comunque) il rimborso delle spese sostenute.

Ma allora é difficile sostenere che un paziente può attendere la lista, che negli ospedali pubblici italiani spesso non è certo breve, spesso di mesi, a volte di più di anno, per fare una TAC, una Risonanza, una visita specialistica. E se nel frattempo la malattia peggiora? Quindi é giusto andare privatamente, in Casa di Cura, dove il servizio spesso, ma non sempre, è anche migliore. E se uno non ha l’Assicurazione che rimborsa o il Conto in Banca, beh!, adesso sappiamo che c’è lo Stato che deve rimborsare.

Domanda. Se un paziente ha un aneurisma aortico in crescita? O una placca carotidea a rischio? O un’arteriopatia periferica che avanza? E c’é una lista da rispettare? La Sentenza riporta non solo “pericolo di vita” ma anche “di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione”. Quanto sia procrastinabile un esame, una visita o un intervento è molto discutibile.

Altra domanda. E se in quella struttura pubblica c’é una lista d’attesa, che c’è comunque anche in altre strutture,  si potesse e si dovesse andare privatamente per far prima e  lo Stato fosse costretto comunque a rimborsare? Non sembra un paradosso?

Gli ultimi dati Eurostat. Post di Gaetano Lanza.

Gli ultimi dati Eurostat. Post di Gaetano Lanza.

eurostat 2016

Pubblicato pochi giorni fa il Press-Release di Eurostat sulle principali cause di morte in Europa nel 2013, che alleghiamo. Più di un milione di morti per crisi cardiaca (644.000 casi), prima causa, e per stroke (433.000 casi) , seconda causa.  Le morti cardiocerebrovascolari hanno rappresentato il 21,6% di tutte le morti. Mortalità questa con trend comunque in discesa rispetto al 2000, nonostante l’incremento dell’età media della popolazione. Questa è una buona notizia. Frutto certo dei miglioramenti nel campo della prevenzione e della cura in questo settore?

Ma se analizziamo lo share tra i vari Paesi dell’Unione notiamo qualcosa d’interessante. Ai nostri cugini francesi va la medaglia d’oro per il primo posto con la percentuale più bassa sia per le morti cardiache che per quelle cerebrovascolari. Complimenti! Mentre l’Italia è più o meno a metà classifica, messa un po’ meglio rispetto alla media europea per le morti cardiache, e un po’ peggio della media per le morti per stroke. E’ probabile che ciò sia solo un dato statistico che non riflette affatto una diversa performance per curare il cuore o il cervello nel nostro Paese. Ma come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. In Italia si cura meglio l’infarto miocardico che lo stroke ? In effetti, diciamocelo pure, la Rete Infarto sembra più efficiente della Rete Stroke nella nostra penisola e le Unità Coronariche sembrano più performanti delle Stroke Unit, che in molte realtà, forse troppe, languono ancora. Ma diciamola pure tutta, è probabile che curare il cuore risulti poi più semplice (si fa per dire) che curare il cervello, specie in emergenza. Resta comunque un dubbio. Come mai i francesi sono così bravi e più bravi di tutti? O è solo un caso? Ma si fa fatica a pensare che sia solo un caso.

Un campanello d’allarme per lo stroke in Italia, comunque.