La questione “ aderenza terapeutica”. Post di Gaetano Lanza.

Se pensiamo che i nostri pazienti siano tutti sempre ligi al loro “dovere” di seguire le nostre indicazioni, ci sbagliamo di grosso. A parte una minoranza, scarsa, di pazienti modello, che seguono alla lettera le prescrizioni del medico, la maggioranza è ben lungi dal farlo.

Un report recente dall’Agenzia Italiana del Farmaco ha dimostrato che la percentuale di pazienti che seguono le prescrizioni dei farmaci da parte dei medici di medicina generale non arriva al 40% nelle migliori realtà, con una media nazionale che si aggira sul 35-37%. Ci riferiamo in gran parte a patologie croniche. Complice anche la scarsa performance del paziente anziano che spesso fa confusione o si dimentica. E questo il medico di famiglia lo sa benissimo. Ci sono e ci possono essere delle soluzioni al problema? Una più corretta informazione ed educazione da parte del medico? Non solo nei confronti del paziente ma anche dei familiari? Un’informazione ed educazione “sanitaria” che parte da età scolari dell’obbligo? Vedi campagna contro il fumo nelle scuole promossa dall’allora Ministro Sirchia.

Se da una parte noi medici ci impegniamo a prescrivere in modo sempre più corretto e “appropriato” ( a proposito, il famoso Decreto Appropriatezza emanato dal Ministero è stato revocato in questi giorni per cui il medico di medicina generale è libero di prescrivere ciò che vuole, purchè lo motivi….si sa che restano comunque i controlli – da parte di chi? – e le sanzioni sulle cosiddette ricette facili e immotivate), nel rispetto delle linee guida e così via, dall’altra è più che giusto che il paziente si impegni a seguire i “consigli” del medico. Ricordo già qualche decennio fa il prof Imparato a New York che non operava per ostruzione femoro poplitea il paziente che fumava. Un giorno gli chiesi come faceva lui a verificare se il paziente fumava o meno e mi rispose che il paziente firmava un’autocertificazione e che l’assicurazione americana si riservava di dosare la nicotina nel sangue in caso di re intervento. Non so se funziona ancora così in USA.

“Appropriatezza nelle prescrizioni e aderenza alle terapie sono due pilastri fondamentali dell’approccio che può consentirci di coniugare la risposta ai bisogni di salute espressi dai cittadini e la salvaguardia del nostro Servizio Sanitario Nazionale, universalistico e solidaristico.” Così si è espresso di recente Mario Melazzini, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco in occasione dell’incontro Health City Forum. «Si tratta di due fattori ancora più rilevanti per il contrasto alle malattie croniche, che sono una delle sfide più importanti da vincere nei prossimi anni». Tema del forum erano i fattori che influenzano la salute nelle grandi città e in merito Melazzini ha sottolineato che le «aree urbane costituiscono un laboratorio importante per chi si occupa di salute. Gli stili di vita nelle città sono tra i fattori che maggiormente determinano lo stato di salute della popolazione e possono contribuire, ad esempio, all’insorgenza di patologie croniche che impattano in maniera particolarmente significativa in termini di risorse economiche sul SSN e in di conseguenza anche sulla spesa farmaceutica. La formula corretta per rispondere alla domanda di salute che proviene dei cittadini» ha concluso Melazzini «è quella che mette insieme da un lato la prevenzione, una risorsa importantissima sulla quale occorre investire sempre di più e dall’altro la corretta informazione al cittadino-paziente. Per fare questo abbiamo bisogno di un grandissimo gioco di squadra fra le istituzioni, essenziale nel contesto dell’assistenza socio-sanitaria nel nostro Paese, per far sì che ci si faccia carico della persona nel suo complesso all’interno di un percorso omogeneo e integrato».

Non possiamo che sottoscrivere parola per parola.

Si parla infatti di Alleanza Medico – Paziente, come della nuova sfida del terzo millennio.

SAREBBE IL CASO CHE LA NOSTRA SOCIETA’ SI OCCUPASSE MAGGIORMENTE NEL PROSSIMO FUTURO ANCHE DI QUESTA TEMATICA.

E’ ormai dimostrato che il fumo ad esempio e altre sostanze tossiche danneggiano e continuano a danneggiare la parete dei vasi. Viceversa farmaci nuovi come le statine, è dimostrato, proteggono e in alcuni casi riparano o aiutano a riparare le pareti dei vasi.

Allora è lecito chiedersi.

Ma il paziente se ne rendo conto?

Siamo sicuri al cento per cento che in un paziente operato per ostruzione femoro poplitea il decorso sia peggiorato solo per questioni tecniche, e ci strappiamo i capelli per capire se è stata colpa di quel tipo di stent o di materiale protesico, senza mettere in conto anche la scarsa aderenza terapeutica del paziente?

Oppure. Quando si afferma che una stenosi carotidea asintomatica è meglio trattarla con la famosa best medical therapy piuttosto che operarla, siamo sicuri che questa BMT – nell’interesse del paziente- sarà anche performed?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...