Pubblicato lo Studio Interstroke sui fattori di rischio per ictus. Post di Gaetano Lanza.

L’abbiamo sempre saputo. I classici fattori di rischio modificabili per l’ictus sono: ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia, fumo di sigaretta, vita sedentaria, obesità, cardiopatia cronica e fibrillazione atriale, abuso di alcool e droghe, carotidopatia ecc. Ma era ora che si conducesse uno studio largo, anzi larghissimo, di popolazione per verificarne e confermarne ad oggi la portata, l’eventuale loro classifica in ordine di odds ratios, visto che di studi del genere e soprattutto recenti non disponevamo.

Finalmente è stato da poco pubblicato su The Lancet lo studio Interstroke che ha coinvolto 32 Paesi dei cinque continenti, col Canada capofila, e quasi 27.000 soggetti  studiati tra gennaio 2007 e agosto 2015. Lo studio osservazionale s’intitola “Global and regional effects of potentially modifiable risk factors associated with acute stroke in 32 countries (INTERSTROKE): a case-control study”.

  Qui di seguito il link

The Lancet 2016. doi: 10.1016/S0140-6736(16)30506-2 http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(16)30506-2/abstract

L’ipertensione arteriosa si conferma il fattore di rischio modificabile più importante per l’ictus e, assieme ad altri nove, rende conto del 90% degli eventi acuti globali. La variante ischemica, a genesi tromboembolica, rappresenta l’85% dei casi, e la forma emorragica il restante 15%.
«Dei dieci fattori di rischio analizzati, il ruolo di ciascuno varia da Paese a Paese» ha commentato il coautore Martin O’Donnell del Population Health Research Institute alla McMaster University di Hamilton in Canada. «La prevenzione deve essere basata su una chiara comprensione delle principali cause» scrivono gli autori.

Al secondo posto, dopo l’ipertensione, viene la vita sedentaria, seguita da cattiva alimentazione, obesità, fumo, cardiopatie tra cui la fibrillazione atriale, diabete, alcool, stress ed elevati livelli di apolipoproteine, che secondo gli autori sono un indicatore migliore rispetto al colesterolo totale. «Molti dei fattori di rischio compresi nella lista sono spesso associati tra loro, come per esempio obesità e diabete» ricordano i ricercatori, sottolineando che l’importanza di alcuni varia da regione a regione.
Per fare qualche esempio, il ruolo dell’ipertensione è minore in Europa Occidentale, America del Nord e Australia e maggiore nel Sud-Est asiatico, mentre l’assunzione di alcool è più significativa in Africa e Asia meridionale rispetto all’Europa occidentale, al Nord America e all’Australia.

Quali i principali messaggi dello studio?

Il primo più importante è che l’ictus è una malattia devastante ma altamente prevenibile a livello globale e che molto ancora resta da fare nel campo della prevenzione.

Il secondo è la diversa importanza che i fattori di rischio assumono a seconda dell’etnia e del Paese, ma in ogni caso sono sempre gli stessi, in agguato, che si moltiplicano nello score più che sommarsi.

Il terzo è che non serve o serve a poco agire su qualcuno di essi o su uno di essi, trascurando gli atri se sono presenti. Tradotto per noi chirurghi vascolari: serve a poco correggere una stenosi carotidea asintomatica se non si corregge anche l’ipertensione arteriosa se é presente. Qualcuno lo chiama anche approccio globale al paziente.

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