Archivio mensile:agosto 2016

Quel fiore tra le rovine. Post di Gaetano Lanza.

download                               Or tutto intorno una ruina involve,

ove tu siedi, o fior gentile, e quasi

i danni altrui commiserando, al cielo

di dolcissimo odor mandi un profumo,

che il deserto consola. A queste piagge

venga colui che d’esaltar con lode

il nostro stato ha in uso, e vegga quanto

è il gener nostro in cura

all’amante natura. E la possanza

qui con giusta misura

anco estimar potrá dell’uman seme,

cui la dura nutrice, ov’ei men teme,

con lieve moto in un momento annulla

in parte, e può con moti

poco men lievi ancor subitamente

annichilare in tutto.

(da La Ginestra di Giacomo Leopardi)

                            C’è sempre un fiore di speranza tra le rovine.

La chirurgia vascolare italiana si stringe compatta al cuore dei sopravvissuti, dei parenti e amici delle vittime, dei soccorritori, dei ricostruttori, nel dolore per i bambini e le bambine, i giovani, meno giovani e anziani che hanno perso la vita quella notte tragica che non scorderemo mai.

 

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Fare per essere. Post di Gaetano Lanza.

Benasayag                              Alcmeone

Benasayag                                                        Alcmeone

“ Se ogni pratica modifica il cervello in un corpo, la pratica che si restringe all’informazione meramente codificata modifica di meno e in modo non radicato; le informazioni, in questo senso, non saranno conoscenze che scolpiscono il cervello ma conoscenze che, semplicemente e sempre di più, circolano nel cervello. Ogni volta più separato dal corpo, dalla sua fonte principale di conoscenza e di pensiero, il cervello si trasforma così, a poco a poco, in una lastra di gestione di informazioni, informazioni che non modellano il cervello perché non passano per il corpo. E’ evidente che la particolarità della specie umana risiede nel fatto di poter…..conoscere quel che sperimentiamo.”

 A scrivere così è Miguel Benasayag nel suo libro edito quest’anno da Erickson dal titolo “Il cervello aumentato. L’uomo diminuito”. Miguel Benasayag, di origine argentina, è un filosofo, ontologo, antropologo, psicoanalista che vive e professa a Parigi. In questo libro descrive le ricadute delle innovazioni tecnologiche, specie recenti del digitale, sugli aspetti antropologici dell’uomo moderno e in particolare sul cervello umano.

Il concetto espresso dalle frasi riportate sopra si potrebbe così riassumere molto banalmente: per imparare bisogna fare. Non basta acquisire nozioni, lezioni, consigli, modelli, eccetera. Noi siamo fatti in modo tale che solo facendo e sperimentando, tentando e magari sbagliando e correggendo gli errori, possiamo imparare e quindi diventare e quindi essere ciò che siamo. Il nostro cervello è congegnato in modo tale che ricevendo le informazioni e le esperienze tramite, anzi digerite, soltanto dal proprio corpo (quindi è inconcepibile un cervello avulso dal proprio corpo, l’Autore è critico anche verso la cosiddetta Intelligenza Artificiale, che non potrà mai equipararsi al pensiero e alle facoltà umane) può plasticamente formarsi, crescere, costruirsi il proprio mondo e “scolpirsi”. Possiamo fornirgli tutte le informazioni che vogliamo ma queste restano superficiali e inefficaci se non passano attraverso il filtro del corpo. Per questo ad esempio per imparare e memorizzare abbiamo bisogno di costruirci noi delle immagini, disegni; lo possiamo fare anche solo virtualmente o inconsapevolmente, ma preferiamo farlo realmente, sperimentando appunto e rimettendoci del nostro, anche in termini spesso di errori o sconfitte.

“L’integrazione organica di conoscenze – aggiunge Benasayag – è questo modo di esistenza delle culture umane, dove ciò che avviene è che le conoscenze acquisite hanno un forte rapporto con la vita concreta delle persone, anche quando tali conoscenze siano astratte, teoriche o molto sofisticate.”

Il riferimento qui potrebbe nascere spontaneo alle scuole di chirurgia. Nell’era della digitalizzazione e dei nuovi sistemi di comunicazione, educazione, apprendimento, per cui la modernizzazione dei sistemi di insegnamento è indice di maggior performance e ottenimento di miglior risultati, l’antico paradigma della scuola a tempo pieno, che diventa anche scuola di vita, tipico persino delle prime scuole di Medicina, come quella di Alcmeone di Crotone del VI secolo a.C., continua ad essere e sarà sempre più che valido. Ciò non toglie comunque che possano e debbano essere introdotti e incorporati nuovi modelli tecnologici offerti oggi dalla scienza, quali quelli di simulazione pratica o virtuale. Purchè resti valido il principio. L’apprendimento per essere efficace e duraturo deve ‘modellare e scolpire il cervello’, per cui non potrà mai essere passivo per chi lo riceve, ma dovrà necessariamente, anche inconsciamente caratterizzarsi come attivo, partecipato, metabolizzato, personalizzato. Per comptere questo il cervello umano è costretto a impiegare, spendere, dilapidare energie, reti neurali, sostanza propria per da una parte distruggersi ma dall’altra costruirsi e strutturarsi. Proprio come lo scultore fa col pezzo di materia amorfa, da cui viene estratta l’opera d’arte. Ricordate cosa sosteneva Michelangelo?

Un’ultima, si fa per dire, considerazione.

In un futuro prossimo l’uomo sarà sempre più costretto a confrontare il proprio cervello con la famosa Macchina di Turing, ovvero l’Intelligenza Artificiale. Non è improbabile che ciò possa coinvolgere anche nuovi sistemi di comunicazione e apprendimento, quelli macchino-mediati che la specie umana potrà avere a disposizione, e che la stessa Macchina potrà fornirgli (anche durante il sonno, come qualcuno sostiene), tramite l’ingegneria genetica, l’optogenetica, le nanotecnologie e gli impianti di microprocessori per accrescere le performance di precise reti e centri neuronali e quindi anche memorie, esperienze e capacità intellettive e operative. Alcuni esperimenti primordiali in tal senso sono promettenti.

Fantascienza? Per ora sì. Ma finora buona parte di tutto ciò che la specie umana ha prima sognato  è riuscito poi a realizzare, da quando vide i fulmini e sperò di domesticare il fuoco e poi riuscì con esso a illuminare e scaldare (fin troppo) il pianeta a quando puntò il dito verso la luna per poi puntarvi i piedi.

Le 25 candeline del WEB. Post di Gaetano Lanza.

Tim Berners-Lee

Esattamente 25 anni fa nasceva il WEB. Il 6 agosto 1991 Tim Berners-Lee (vedi foto), di recente apparso anche in uno spot televisivo nazionale, diede vita ad un sistema per collegare i computer dei centri di ricerca del CERN di Ginevra e poter condividere così le informazioni. Una specie di database online a cui si potesse accedere da ogni computer. Su uno dei computer creati da un giovane promettente, un certo Steve Jobs, creò anche gli ipertesti, le pagine testuali legate tra loro da un link, e il tipo di scrittura che battezzò come World Wide Web, da cui le iniziali WWW, che sono la sigla di ogni sito web, tra cui anche il nostro di www.sicve.it.

Anni fa chiesero a Rita Levi Montalcini quale fosse secondo lei l’invenzione del secolo e lei rispose: “ e me lo chiedete? Il web naturalmente”.

Siamo d’accordo. E per questo non possiamo non dedicare questo spazio modestissimo a Berners-Lee e al web nella ricorrenza del 25° anniversario.

Che dire! Il web ha rivoluzionato l’umanità e il modo di comunicare. Chiunque può mettersi in contatto e scambiare messaggi, foto, audio, video, testi con chiunque sul nostro pianeta in tempo reale. L’essere umano non lo immaginava solo 25 anni fa. Ricordo mio nonno che spediva la lettera ogni mese a suo figlio che abitava a Buenos Aires e che riceveva indietro le notizie, ad andar bene, dopo almeno due mesi. Perché la lettera viaggiava via nave che impiegava non meno di 20 giorni per giungere a destinazione.  Adesso c’è skype. Basta un clic e la persona desiderata appare nello schermo e parla con te dall’altro capo del mondo.  Ormai si comunica quasi solo, spesso solo, tramite il web e si parla di comunità-social web. Se ha ragione Darwin, e ha ragione, il web ci sta modificando fisicamente e mentalmente, perché grazie al web sta cambiando l’ambiente e il nostro modo di vivere e lavorare e i più resistenti si selezioneranno per procreare prole più in grado di sopravvivere.

Neanche Berners-Lee immaginava allora cosa sarebbe successo.

Bastano alcune cifre. Un miliardo circa i siti web esistenti oggi e ne nascono circa 3 ogni secondo. Tre miliardi e mezzo gli esseri umani in Rete, la metà della popolazione del pianeta. Impressionanti le possibilità che offre oggi la Rete.

Cerchiamo almeno di stare al passo, noi di sicve.it