Archivio mensile:dicembre 2016

Buon 2017 in cifre. Post del Comitato per il WEB SICVE.

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Se ha avuto un po’ di successo il merito è solo Vostro. Di Voi che leggete e seguite. Parliamo di questo Blog. Senza il Vostro interesse non saremmo qui a scrivere e a fare gli Auguri di Buon 2017 (ci dicono che il 17 porta bene) da questa piccola finestra.  Che aprimmo nel luglio 2013. Quarantun mesi fa. Iniziammo per gioco. Chi vuoi che lo legga – ci disse allora un amico che oggi non perde un articolo (sappiamo per certo che sta leggendo anche questo).  Diamo allora qualche cifra curiosa che abbiamo preso dalla pagina della Statistica che per problemi di sicurezza non possiamo qui linkare.

41            mesi di attività

162          articoli pubblicati

60            commenti pubblicati

29.860     accessi totali al 29 .12.16

728           media di accessi al mese

1.245       media di accessi al mese negli ultimi 6 mesi

584          accessi il 28 ottobre 2016 (dopo il Congresso SICVE) – massimo accesso giornaliero

475          accessi il 16 novembre 2015 (post su Nuovi Orari di Lavoro)

406          accessi il 20 dicembre 2016 (dopo il Congresso How To Do It – San Raffaele)

41%        accessi il martedì

27%        accessi il venerdì

2.1%       accessi da USA

1.3%        accessi da Francia

1.2%        accessi da UK

1.1%        accesi da Germania

2.1%        accessi da altri Paesi

Vogliamo credere che gli accessi dall’estero siano di italiani che in quel momento si trovano all’estero.

Con queste cifre non possiamo che augurarVi buona lettura anche nel 2017, ma soprattutto che ….il 17 porti davvero bene a tutti.

Auguri da parte nostra, da Presidenza, Segreteria e Direttivo SICVE che ringraziamo per la fiducia finora accordata, dalla Conor e per ultimo ma non ultimo dallo staff che segue il nostro web.

 

 

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Auguri semplici dal Blog

Parole semplici di Auguri di Buon Natale a tutti da questo Blog.

Ieri giovedì 22 dicembre alla Trasmissione RAI di Uno Mattina Sua Santità Papa Francesco ha preso il telefono e ha augurato a tutti un Buon Natale Cristiano. Ha detto con parole semplici, più o meno, che incarnandosi Dio si fece piccolo, un piccolo povero bambinello, per poter sovvertire e capovolgere tutti i valori per l’umanità. Una ricetta per l’umanità. Quale messaggio migliore poteva trasmettere ieri Bergoglio, il Papa delle periferie, degli emarginati? Quale modo migliore poteva scegliere Lui, il Creatore, se non rivelandosi in un tenero e nudo bambino, infreddolito, respinto da tutti e quindi avvolto appena nato nella paglia di una stalla, scaldato solo dall’amore e dall’umiltà? Lui il Potente, capace di creare l’Universo, che non riesce neanche ad entrare in una bettola per poter nascere e che sceglierà il Destino orrendo dei chiodi e l’umiliazione di una Croce? Ma di cosa stiamo parlando? Questo mistero non potrà mai essere risolto e costituisce un affascinante e incredibile paradosso per tutti, credenti e atei.

Non possiamo che adeguarci ed essere altrettanto piccoli e umili anche noi, augurando da qui a tutti con parole semplici, senza effetti speciali, un Natale Cristiano, così come lo suggerisce Sua Santità.

L’Amore e l’Umiltà sono la Sua ricetta.

Il 7° Congresso Internazionale al San Raffaele. Alcune emozioni personali. Post di Gaetano Lanza.

Sabato 17 dicembre ore 19:00. Si è appena concluso quello che ormai è da considerarsi uno dei pochi Big Congress di chirurgia vascolare che si tengono regolarmente sul nostro pianeta, l’How To Do It di Roberto Chiesa e Germano Melissano. Sono in macchina nella nebbia serale che caparbiamente avvolge il colosso del San Raffaele di Don Verzè, quasi a proteggere la scienza e l’assistenza che emana ancora quel Prete.

Cosa porto a casa alla quale stanco non vedo l’ora di arrivare? Le emozioni.  Ne racconto qualcuna.

La prima è quella di aver incontrato il mondo a due passi da dove vivo, lombardi, italiani, europei, nord e sud americani, asiatici, tutti che hanno detto ognuno in pochi minuti il meglio di quello che fanno e che sanno con lo spazio anche di discuterlo con altri. Possiamo dire che questo è ormai il Congresso Mondiale biennale sull’Aorta? Ma con anche le patologie dei suoi rami principali? Possiamo e dobbiamo dirlo. Ma c’erano anche i Simulatori, gli Update delle Industrie, il Sabato dedicato alle Scienze Inferieristiche (ho letto il Programma,altro che per Infermieri!), i Posters dei Giovani con 3 Premi. Alcuni numeri: 3 giorni pieni, 1057 iscritti, 245 membri della Faculty, 280 iscritti al Simposio di Scienze Infermieristiche, 67 Sponsor e Partner, 2 e-Poster Session, 32 Sessioni Scientifiche, 8 Keynote Lecture, 7 eventi satelliti. C’era anche Facebook con Domenico Baccellieri che oltre a parlare dal podio (è lui nel riquadro sotto), faceva il regista in Sala Pinta e postava su Facebook con i Mi Piace di tanti giovani che sono il futuro e quindi il presente, e che sono lì a riempire le aule, gli spazi, l’aria, la nostra speranza. Quei giovani che lavorano in silenzio, con serietà e con rispetto, soprattutto del malato, nelle nostre corsie. Quei giovani senza i quali ci sarebbe il vuoto. Anzi riempiono il vuoto. Mi ricordano in fisica i Bosoni di Higgs (le particella di Dio) che danno massa a tutte le altre particelle di massa da quelle più leggere a quelle più pesanti.

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La seconda è quella di aver stretto la mano, appena dopo una standing ovation in suo onore, a Joseph Coselli, che a sua volta la strinse a De Bakey e a Cooley che la strinsero a loro volta al Presidente USA, mani (non la mia e del Presidente) che hanno fatto la storia della chirurgia vascolare. Ho chiesto al prf Coselli di poter utilizzare per il nostro web alcune sue slide (apri sotto) in memoria di Cooley appena scomparso a 96 anni nel novembre scorso.

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La terza. Il libro pubblicato per l’occasione da Melissano e Chiesa, Aortic Dissection, dedica di Marfan Foundation. A capitoli di stupenda fattura tipica di un classico della chirurgia si mescolano storie vere e testimonianze di pazienti che hanno avuto salva la vita. Questa è una chirurgia per pochi, in cui si suda, si soffre, si piange, per cui quando un paziente ringrazia si asciugano sudori e lacrime.

La quarta. Aver disturbato anch’io Stefania Grassi, woman in red, rosso natalizio, rosso armani, che con un librone di appunti girava, guardava vigilava e coordinava i lavori, mentre noi tutti parlavamo, ascoltavamo, giravamo, prendevamo il caffè o il sandwich.

Grazie Stefania. Grazie Equipe del San Raffaele. Grazie San Raffaele. Grazie Germano. Grazie Roberto.

Dagli USA un nuovo Registro particolare. Post di Gaetano Lanza.

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Un nuovo Registro di patologia vascolare partirà dai primi mesi del prossimo anno in USA. La notizia è apparsa pochi giorni fa in internet e su Vascular News. Sarà sponsorizzato dalla SVS (Society for Vascular Surgery), dalla SMV (Society for Vascular Medicine) e dalla PSO (Patient Safety Organization) che costituiranno un “ambiente neutro” di osservazione degli outcome principali dei pazienti vasculopatici operati e non operati. Lo scopo: verificare e migliorare la qualità assistenziale di pazienti spesso complessi come i nostri. “E’ un cambio di paradigma, rispetto all’osservazione del solo outcome procedurale, fatta finora”, sostiene Randall R DeMartino, chirurgo vascolare e co-chair del Registro. Ciò permetterà di analizzare l’intero spettro che riguarda ogni singolo paziente, compresa la variazione dei suoi fattori di rischio cardiovascolari e della propria terapia medica adottata (quindi valutazione della compliance terapeutica), e quindi meglio definire l’associazione tra trattamento chirurgico (e tipo di intervento) e/o medico e outcome (eventi avversi e reinterventi). Una sorta di analisi di Registro secondo i principi della Medicina Personalizzata.  In particolare saranno seguiti i pazienti con patologia carotidea, con AAA e con arteriopatia periferica. Il periodo di osservazione di ogni paziente dovrà essere almeno annuale. Ad una conseguente analisi post hoc potrebbero rivelarsi condizioni associate oggi poco note nella storia di questi pazienti. Sono auspicabili follow up a lungo termine. Senza dubbio è una promozione e una messa alla prova del cosidetto shared care o se preferite della cura condivisa tra diverse figure professionali, chirurgo vascolare compreso, che hanno a che fare col paziente vasculopatico e che possono così scambiarsi informazioni accedendo allo stesso data base. Il risultato non può non essere che il miglioramento dei processi decisionali e dell’assistenza, oltre che del sistema di analisi e osservazione delle patologie. In Italia nel frattempo attendiamo il fascicolo sanitario.

Se volessimo fare qualcosa di simile anche in Italia, ne dubito fortemente, la nostra SICVE dovrebbe organizzare un Registro e un data base in condivisione con i Medici di Medicina Generale, gli Internisti e ad esempio Cittadinanza Attiva. Volere è potere, si suol dire. Chissà che non si riesca a fare anche in Italia! Possiamo per lo meno provarci ? Prendiamo appunti. Intanto complimenti ai colleghi americani che ciò che annunciano fanno di sicuro.

Liste d’attesa più lunghe per obesi e fumatori in UK. Post di Gaetano Lanza.

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E’ notizia di questi giorni che ha già fatto il giro del mondo. Nel Regno Unito nell’azienda sanitaria locale di Vale of York, regione nel nord Inghilterra, da poco più di due mesi si lavora seriamente su un progetto che è anche direttiva sperimentale destinata a fare scalpore. In poche parole chi è obeso e ha un indice di massa corporea (BMI) di almeno 30 sarà invitato a dimagrire del 10% oppure verrà penalizzato, dal gennaio prossimo venturo, con un ritardo di dodici mesi nella lista d’attesa per intervento chirurgico. Analoga misura sarà presa per i fumatori accaniti, che dovranno smettere di fumare per due mesi per aver accesso ai reparti di chirurgia e, se non saranno in grado di farlo, vedranno il loro nome messo in fondo alla lista, con sei mesi minimo di ritardo rispetto ai tempi usuali.  Quindi mettersi in regola e dimagrire e smettere di fumare diventerà indispensabile in UK per potersi sottoporre in un ospedale pubblico a intervento chirurgico che non sia ovviamente da ritenersi urgente o comunque non differibile.

C’è già chi avverte che la direttiva potrà essere poi estesa facilmente all’intero Regno.  Per ora comunque è limitata a quel solo distretto britannico e coinvolgerà una popolazione stimata di 350mila pazienti che saranno pesati e annusati, dopo di che chi è giudicato obeso o fumatore passa inevitabilmente in fondo alla lista. Immaginiamo i sudditi di Sua Maestà che sono già in fila magari da tempo e da gennaio, in quel distretto, se sono obesi o fumatori si spostano senza fiatare e vanno dietro in fondo alla fila per dare precedenza a chi è magro e senza  nicotina nei capelli. Nel nostro Paese pensate che ciò sarebbe mai possibile? In UK sembra di sì.

L’intento sembra essere nobile e l’iniziativa cost-effective , per usare un loro termine, come prodotto della Medicina e Pratica Basata sulle Prove, perché non c’è dubbio che obesità e fumo sono principali nemici, dimostrati in letteratura e con forte evidenza scientifica, del paziente e anche del chirurgo vascolare, oltre che del cardiochirurgo, ortopedico, e così via. Quindi promuovere nei pazienti  il corretto stile di vita prima ancora di portalo in sala operatoria è una legittima presa di posizione da parte di amministrativi e colleghi che sanno bene, dai trials e dai registri di patologia e procedura, che l’outcome del paziente dopo l’intervento chirurgico è legato strettamente a questi due fattori tremendi di rischio oltre che ad altri. Questo vuol dire mettere in pratica sul serio le misure derivanti da inconfutabili prove scientifiche. L’obesità e il fumo sono concause importanti di malattia e di scarso risultato dopo intervento chirurgico. Quindi se vuoi essere operato devi metterti in regola, anche perché già costa l’intervento alla società che deve poi spendere di più per reinterventi quasi certi o per maggiore assistenza post operatoria se fumi o sei grasso.

Ma c’è chi, nonostante condivida queste evidenze scientifiche, non è d’accordo con la suddetta direttiva per ora sperimentale, ritenendola fortemente discriminatoria nei confronti dei pazienti che dovrebbero essere tutti uguali di fronte all’assistenza sanitaria come lo sono di fronte alla legge e alle tasse. Quando la proposta fu annunciata, all’inizio di settembre, tante furono le critiche sulla stampa. Anche Clare Marx, Presidente del Royal College of Surgeons, affermò che i pazienti «devono essere trattati in base ai sintomi» e non secondo forme di discriminazione.

Per altri ancora il progetto e la direttiva sembra essere invece uno stratagemma per risparmiare sulle spese del Servizio Sanitario Nazionale britannico che non gode proprio di tanta salute.

I coordinatori dei medici di famiglia del distretto interessato dalla direttiva hanno protestato a gran voce pronti a valutare invece caso per caso. Ma tutti sanno che nel Regno di Sua Maestà le direttive e i progetti pubblici in sanità vanno rispettati alla lettera specie se i numeri parlano chiaro.

Indipendentemente da tutte le chiacchiere e i commenti, che in UK sono comunque sempre pochi rispetto a tanti altri paesi, il nostro compreso, da gennaio la direttiva sarà operativa. Lì con i numeri, ma sopratutto con le direttive del Governo, non si gioca e non si scherza.