Archivio mensile:maggio 2017

E=mc2 . Post di Gaetano Lanza.

E=mc2

E’ stata anche definita la formula del secolo scorso. Molti giovani la portano ancora stampata su alcune magliette. E’ quella di Albert Einstein che dimostra l’equivalenza tra massa e energia, che possono essere trasformate l’una nell’altra. Il più grande genio forse di tutti i tempi , nel 1905 (anno particolarmente prolifico per lui) ad appena 26 anni (pare che tutti i geni matematici diano il massimo in giovane età, secondo una ricerca scientifica), la pubblicò nella sua famosa teoria della relatività ristretta, che cambiò il modo di pensare e di essere e quindi il futuro della nostra specie, se è vero come è vero che, come scrisse Winston Churchill, “the empires of the future will be empires of the mind”.

  Pochi giorni fa. Roma. Caput Mundi di Speziale (complimenti, ormai è un’istituzione). Il nostro Presidente Stella, tira fuori la formula, in una delle sue slides, che alleghiamo per sua gentile concessione. Sta per Endovascular = My Choice Too.  Ancora una volta si cita il Genio. Non è la prima e non sarà l’ultima. Pare che le frasi di Einstein diventate famose siano tre le più citate nei Congressi.

Stella Slides

Il nostro Presidente sfrutta la formula per celebrare l’era nuova, quella endovascolare, che, come sottolineerà subito dopo di lui in una relazione magistrale Frank Vieth, ormai da qui a poco soppianterà l’era open, della chirurgia tradizionale del bisturi.

Ma il richiamo al Genio ha anche un altro motivo. Come si sa Einstein morì per un aneurisma aortico addominale rotto. Fu un paziente vascolare. Anche per questo ci sentiamo a lui più vicini. Quali furono i veri motivi che lo spinsero a rifiutare ostinatamente di farsi operare non lo sapremo mai. Nella famosa biografia di Ronald Clark si riporta l’atteggiamento fatalista che ebbe il Grande Vecchio. La sue frasi  furono: “Lasciate che si rompa”, “La fine deve arrivare prima o poi, che importa quando?”. Accettò serenamente la morte da comune mortale, anzi affrontandola come aveva affrontato tutta la sua vita: scrivendo formule con carta e penna su letto di morte in ospedale dove fu difficile portarlo perchè non voleva. Anche in questo fu grande. Forse gli dava fastidio dover morire in un letto di rianimazione senza poter pensare e scrivere anche prima di morire.

Qualcuno (soprattutto se chirurgo vascolare) potrebbe chiedersi: oggi Einstein accetterebbe l’impianto di endoprotesi? Io dico di no. Voi dite la vostra.

Su una cosa forse concorderemo. Sotto i suoi grandi baffi come al solito riderebbe di come anche noi, potenziali suoi amici soccorritori, ancora oggi sfruttiamo quella formula che non c’entra nulla con la chirurgia vascolare, ma solo perché è famosa e solo perché lui morì di rottura di aneurisma aortico.

Grazie, Presidente, per avercelo ricordato.

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Sanità Italia in “topolino”. Post di Gaetano Lanza.

Che il nostro Paese abbia il primato di vecchiaia in Europa ci può far piacere. Tra l’altro è ai primi posti al mondo. I dati dell’ultimo rapporto Eurostat sugli anziani nell’Unione indicano l’Italia al primo posto con la percentuale maggiore di ultraottantenni (6.5%, pari a 3,9 milioni di persone).

Ma che l’Italia abbia anche un altro primato di vecchiaia, assieme al Portogallo, questa volta triste, quello delle apparecchiature mediche o elettromedicali, non ci fa per nulla piacere.

Eppure questo è il dato recente, la denuncia,  di Assobiomedica e precisamente della sua sezione Elettromedicali.

Diciannovemila TAC, 5 mila Risonanze Magnetiche, più di 4 mila mammografie, ogni giorno in Italia, si eseguono più di 28 mila esami diagnostici. Un esercito di pazienti o aspiranti pazienti che ogni giorno si sottopongono a esami diagnostici, ma con quali macchinari? Bene, alcuni macchinari sono all’avanguardia e nuovi di ultima generazione, ma altri, forse troppi, sono vecchi e obsoleti, che sarebbero da mandare in soffitta o al museo e quindi da sostituire. Funzionano, per carità, ma sono vecchi. Un po’ come macchine d’epoca. Una  “topolino” è anche bella da vedere che va su strada. Sembra quasi miracolato e fa invidia il conducente che ne va fiero. Ma va bene la domenica col sole. Nessuno di noi si fiderebbe di andarci a lavoro il lunedì con la pioggia.
Sono obsoleti – riferisce il rapporto di Assobiomedica –  ben 58 mila dispositivi per immagini presenti negli ospedali italiani. Questo vuol dire che, più o meno, se vado a fare un esame diagnostico in un ospedale ho soltanto il 25% di probabilità di farlo con un apparecchio moderno. Inoltre, il 40% dei macchinari per anestesia e il 50% dei ventilatori da terapia intensiva hanno più di 10 anni”. Per inciso, ogni giorno 10 mila nostri connazionali si trasferiscono in sala operatoria. Sette macchinari su 10 sono poi di tipo convenzionale e andrebbero sostituiti con apparecchiature digitali più moderne. E anche per gli angiografi (che ci riguarda più direttamente) l’Italia è al penultimo posto per innovazione.

Lo studio di Assobiomedica (che ringraziamo) non mostra grosse differenze, come qualcuno penserebbe, tra nord e sud della penisola.

IVA agevolata e incentivi di rottamazione, sono solo due delle soluzioni che Assobiomedica ha suggerito.

Per far comprendere ai cittadini quanto sia importante l’innovazione in questo settore Assobiomedica ha dato vita ad un’iniziativa intitolata “#innovazionesuonabene” che prende il via il 25 maggio da Napoli, per poi fare il giro d’Italia, fino all’ultima tappa nella Capitale, a novembre. E i cittadini sono molto sensibili. Come dice Woody Allen: la frase più bella non è ‘ti amo’, ma ‘l’ho preso in tempo ed è benigno’. Sono previsti diversi eventi tra cui alcuni che si svolgeranno attorno ad un pannello interattivo che raffigura il corpo umano e attraverso delle cuffie sarà possibile ascoltare dei “suoni” prodotti da ogni singolo organo, composti da alcuni musicisti, in esclusiva per la campagna – ecco perché “#innovazionesuonabene” .

Innovazione tecnologica. Fa parte di uno slogan che il nostro Presidente Andrea Stella e il nostro Direttivo hanno deciso di adottare quest’anno. Lo slogan completo è proprio: “innovazione tecnologica, ricerca e organizzazione del lavoro in chirurgia vascolare”. E quando lo slogan è stato coniato, il rapporto di Assobiomedica non era ancora pubblicato.

In SICVE é da qualche anno che soffia il vento dell’innovazione tecnologica.

 

 

 

12 maggio Giornata Mondiale dell’Infermiere. Post di Gaetano Lanza.

    

12 maggio 1820, nasce a Firenze Florence Nightingale, universalmente riconosciuta come la fondatrice delle Scienze Infermieristiche moderne.

Chi era  Florence Nightingale ? Perché era soprannominata anche “the lady with lamp”?

Perché si aggirava di notte con la lampada tra i soldati feriti della Guerra di Crimea per soccorrerli. Ci viene la pelle d’oca. Florence fu anche una scrittrice prolifica. Si batté per i diritti umani e delle donne in particolare. Tracciò le linee su cui oggi si basa la moderna scienza infermieristica. Orgoglio britannico e un po’ anche toscano, vista la città che le diede le origini e il nome che risuonava ogni volta che un soldato ferito la chiamava al suo fianco e lei correva.

12 maggio, Giornata Mondiale dell’Infermiere, in suo onore.

Anche quest’anno si è tenuta. Ci sembra questo un giusto e minimo riconoscimento alle tante e ai tanti Nightingale che di notte accendono le lampadine o le torce nelle nostre corsie o nei pronti soccorsi o nelle case della gente per essere al fianco dei soldati di una Guerra di Crimea che non è mai finita e mai finirà, iniziata da sempre, da quando un infermiere soccorre un malato.

Da venticinque anni, a partire dal 1992, la Federazione nazionale Collegi Ipasvi sostiene la Giornata internazionale dell’Infermiere, tenutasi anche quest’anno.

In molti, troppi posti si è tenuta in sordina o è quasi passata inosservata. Vogliamo invece renderle l’omaggio che merita. Siamo e rimarremo al fianco delle infermiere e degli infermieri. Senza il loro supporto, la loro professionalità, il loro impegno, la loro abnegazione, la loro solidarietà e alleanza con i pazienti e le famiglie saremmo noi medici inermi e impotenti. Sottoscriviamo i loro slogan e manifesti che ribadiscono tutti la scelta di stare “dalla parte del cittadino”, dalla parte di chi ha bisogno.

Ci sono ruoli nuovi e sempre più impegnativi che li aspettano, che ci aspettano. La nuova legge 24/2017 sulla responsabilità professionale riguarda anche loro. Le porte dei tribunali sono aperte anche per loro.

Noi vogliamo aprire con loro e per loro invece le porte dei convegni, delle concertazioni, del confronto con le istituzioni, ma soprattutto le porte delle corsie, delle sale operatorie, dei punti e centri di soccorso, dei luoghi di cura e riabilitazione, delle case. Ovunque c’è bisogno di salute, lì c’è un infermiere, anche se manca il medico. L’infermiere di famiglia sta diventando una realtà sempre più presente e concreta nel nostro Paese. C’è un’assistenza sempre più attiva e più professionale nelle cronicità e per la non autosufficienza. Una recente ricerca del Censis riporta che l’84,7% dei cittadini italiani dichiara di fidarsi degli infermieri, che ad avere più fiducia sono gli ultrasessantacinquenni (90,1%), le persone che vivono sole (89%), le famiglie con ultrasettantenni (84,7%), le famiglie con minori (82%). C’è un universo di fragilità umane che si fida e si affida agli infermieri nei luoghi di cura ma soprattutto fuori dell’ospedale, dove non sempre il medico può essere presente, ma l’infermiere invece sì, è presente, per un’assistenza sempre più di alta qualità. Questo Florence, ci piace chiamarla così, lo sapeva. Questo Florence ce lo insegnerà sempre.

Il nuovo (Bio)Testamento. Post di Gaetano Lanza.

     

V Comandamento. “Non uccidere“. (Es 20,13)

Il 20 aprile è passata alla Camera la proposta di legge sul Biotestamento, con 326 voti a favore, 268 contrari, 6 astenuti. Riguarda il testamento di fine vita che ognuno di noi potrà predisporre. Comunque sia è una prova di civiltà, questa é l’opinione personale. La tecnologia medica oggi consente di raggiungere risultati estremi tali da porre questioni etiche che prima non ci sognavamo e che venivano risolte da madre natura o, se vogliamo da Dio, che per i panteisti è la stessa cosa. L’Uomo Nuovo sfida sempre di più la natura e quindi Dio, perché la vita e la morte finora dominio incontrastato di Dio/Natura, oggi diventano sempre più dominio dell’Uomo Nuovo, quello tecnologico, quello post moderno, quello che succede all’Homo Sapiens Sapiens, quello che qualcuno ha definito di recente Homo Pluralis o Post Human.  E’ probabile quindi che ci sia bisogno di riscrivere un Nuovo Patto di Alleanza con Dio Padre e quindi che ci sia bisogno di un Nuovo (Bio)Testamento. D’altra parte se Dio ha permesso all’uomo di evolversi e raggiungere questo nuovo stadio di sviluppo ci sarà un motivo, o no? L’avrebbe persino deciso e voluto dall’inizio dei Tempi. Mi piace pensare a un Dio molto più intelligente di quanto abbiamo pensato finora, a un Dio molto più generoso, a un Dio molto più aperto, che si è compiaciuto finora e da sempre nella Sua creatura speciale (che poi tanto speciale potrebbe non essere nell’immenso universo che avrà senz’altro sperimentato e sperimenterà altre forme di vita intelligente) e che continuerà a compiacersi, a un Dio dell’Amore sconfinato in grado di umiliare la Legge e vincere la Morte, come fece con Suo Figlio il Nazareno, a un Dio che non può pretendere o persino aver predisposto che la Scienza e la Fede umane siano in contrasto tra di loro, invece di completarsi a vicenda, nel segno dell’Amore universale, che illumina la Verità e guida l’evoluzione della nostra specie.

Dove c’è Amore, lì c’è Dio, ho sentito recitare in Chiesa. Che sia questa la ricetta? Tranquilli, non sono un pinzochero.

Ma il problema etico-morale di fondo, che ricorre anche questa volta e sopratutto questa volta, è sempre lo stesso. L’Uomo può decidere in piena coscienza di morire (o consentire o predisporre alla propria morte fisica quando è ancora in piena coscienza) per evitare di soffrire quando non ci sono o non ci saranno vie di scampo alla morte (miracoli a parte) o quando la vita si riduce ad una sopravvivenza che non permette e si presume non permetterà alcuna relazione fisica (in estremo, anima senza corpo) o intellettiva (in estremo, corpo senz’anima) con il mondo esterno? Qui è opportuno distinguere tra accanimento terapeutico e eutanasia, che sono concetti ben diversi tra loro, lasciando che la morte arrivi senza opporvisi, nel primo caso, anticipandola e procurandola nel secondo caso. Nell’accanimento terapeutico l’uomo tecnologico moderno diventa sempre più performante. Ma è giusto che lo sia e che lo diventi? Nell’eutanasia il filo è ancora più sottile. Ma noi poi siamo proprio sicuri che sia amore quello che si nutre nel cercare a tutti i costi di mantenere in vita o meglio in sopravvivenza un corpo senz’anima o un’anima senza corpo, se il soggetto in piena coscienza di sé non vuole o ha dichiarato di non volerlo, perché ritiene ciò un’assurdità, un controsenso, una condizione innaturale? Sia fatta la volontà di Dio, dicono i pinzocheri che sostengono la sopravvivenza a oltranza. E se fosse proprio Dio a non volerla questa condizione innaturale, e ci chiedesse di risolvere da noi la questione, da bravi e onesti cittadini dell’universo, avendoci dato o predisposto un cervello in grado di ragionare e decidere ognuno per sè? Proprio questo é il punto: ognuno per sé.

La proposta di legge per il Biotestamento dalla Camera passa ora al Senato e come ha detto il Presidente Grasso di recente per un’altra proposta di legge (quella sulla legittima difesa) meno male che c’è anche il Senato. Poi dovrebbe tornare alla Camera e seguire l’iter. Sappiamo già che alla fine avremo una Legge imperfetta, come ogni legge umana. Siamo con Rita Levi Montalcini: elogio dell’imperfezione. Certo Mosè molto più facilmente si ritirò sul Monte e tornò con le Tavole già pronte e perfette. E sentenziò: non uccidere. Ma qualcuno dirà che Mosè è nel Vecchio Testamento e qui siamo invece nel Nuovo (Bio)Testamento.

L’articolo 1 regolerebbe il consenso informato nel fine vita. Anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico, verrebbe garantito l’accompagnamento terapeutico nel fine vita, aprendo anche alla possibilità di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua. Verrebbe inoltre riconosciuto al medico di non avere obblighi professionali qualora il paziente, ad esempio, gli chieda di sospendere terapie fondamentali per la vita, come la nutrizione e l’idratazione, o addirittura l’interruzione dei macchinari che lo tengono in vita. Un apertura dunque, seppur non esplicitata, all’obiezione di coscienza che non ha mancato di sollevare diverse polemiche tra i nostri politici.

Per l’articolo 3 ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi potrebbe, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, cosidette DAT, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Potrebbe indicare una persona di sua fiducia (un fiduciario) che potrebbe fare le veci e lo rappresenterebbe nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.  Queste DAT dovrebbero essere rilasciate con atto pubblico, con scrittura privata autenticata oppure con scrittura privata consegnata personalmente dal disponente all’Ufficiale dello Stato Civile del comune di residenza, e quindi annotate in apposito registro oppure alle Strutture Sanitarie nelle Regioni che ne abbiano regolamentato la raccolta. Potrebbero poi essere revocate, in caso di urgenza e di emergenza, con dichiarazione verbale raccolta alla presenza di due testimoni o videoregistrata.

L’articolo 4 è dedicato alla pianificazione condivisa delle cure tra medico e paziente di fronte all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante. Il medico e l’equipe sanitaria sono tenuti ad attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. Ma questa pianificazione ad ogni modo potrà essere oggetto di aggiornamenti rispetto al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

L’articolo 5 dispone invece che quanto previsto dalla legge sul Biotestamento si applica anche alle dichiarazioni di volontà già presentate e depositate.

L’articolo 6 contiene la clausola di invarianza finanziaria secondo la quale non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  per  la   finanza   pubblica, per cui non è stato possibile istituire il registro nazionale delle DAT.

Il Movimento 5 stelle ha chiesto che nella legge venissero inserite norme che permettano l’eutanasia anche in Italia, ma l’emendamento è stato respinto con 268 no, 84 sì e 23 astenuti.

Mosè, se puoi, dacci una mano!

Ma cosa poi vogliono questi giovani (medici)? Post di Gaetano Lanza.

Questa è la domanda che spesso ricorre. Ma cosa vogliono i giovani  in generale ? e in particolare i giovani medici?

L’immagine che abbiamo scelto per questo post è emblematica del giovane d’oggi. E’ senz’altro un digital, o meglio un nativo digitale come si suol definire in gergo , mentre noi (anche chi scrive, purtroppo) ci definiamo gutemberghiani, in altre parole quelli della carta stampata. Qualche post fa è stato dedicato alle diversità tra queste due categorie.  Ma l’immagine di sopra è anche emblematica di una capacità superiore che é dei giovani, che riescono a fare due o più cose contemporaneamente, mentre noi (meno giovani) riusciamo a farne una per volta e spesso ci viene anche male. Napoleone, si dice, era capace di dettare sette lettere diverse in contemporanea ai suoi generali. Ma era Napoleone. Ma chi di noi non ha un figlio che mentre parla con noi e ci risponde (se ci risponde pur avendo capito), messaggia sul telefonino e chatta al PC, come nell’immagine di cui sopra? Insomma i giovani hanno qualcosa in più, un sesto senso, una settima marcia. E’ una legge di natura, per cui la specie è destinata a migliorare.

E allora è giusto ascoltarli, e saperli ascoltare.

L’anno scorso ad esempio è stata lanciata una clip nel web che gira ancora tra i giovani internauti. E’ quella della CISL Giovani Medici.

Cliccate su https://www.youtube.com/watch?v=StgBBRafU2g

Alcune cifre:

Solo nel 2015, 60.000 giovani aspiranti e concorrenti al corso di laurea in medicina per soli 9.500 posti. Un solo giovane che viene ammesso quindi per sei esclusi. Il test d’accesso è comunque ritenuto necessario per non dequalificare il corso di laurea. Però ci sono state solo 6000 borse di studio per potersi iscrivere alle scuole di specializzazione, sempre nel 2015, per un totale di 13.188 aspiranti. Si è creato quindi un imbuto del 45% di neolaureati con possibile accesso alla specilizzazione, per cui un 65% si sono trovati disoccupati  e costretti a ripiegare su posti di lavoro occasionali e con contratti capestro ad esempio nel privato. Occorre – questo l’auspicio dei Giovani Chiurghi-  una migliore programmazione: più borse di studio per le scuole di specializzazione e diminuzione degli accessi a medicina, ad esempio.

Altre richieste dai Giovani Medici della CISL. Normare meglio il tirocinio obbligatorio e l’esame di stato che possono essere conseguiti nell’ultimo anno del corso di laurea. Ridurre o abolire dei vincoli e delle incompatibilità per gli specializzandi. Favorire nuovo contratti di assunzione dopo il corso di specializzazione con gli sblocchi dei turn over.  Applicare gli stessi standard di tutela del pubblico nel privato. Equiparare il Corso di specializzazione in Medicina Generale di tre anni agli altri Corsi  di Specializzazione.

Altra segnalazione, questa di pochi giorni fa, comparsa sul sito http://www.giovanemedico.it

Lunedì 24 Aprile 2017 00:29 Scritto da Administrator 

 Care Colleghe e cari Colleghi,| 

a una settimana esatta dal termine per l’uscita del DM recante il  bando per l’accesso alle Scuole di Specializzazione di medicina per l’anno 2016/2017 (30 aprile) ancora tutto tace.

In un orizzonte di completo silenzio da parte del MIUR la nostra Associazione s’interroga su quale sia lo stato dell’arte per il prossimo concorso SSM2017, dalle reali tempistiche per la pubblicazione del bando alla realizzabilità delle auspicate modifiche e semplificazioni sulle procedure concorsuali che la nostra Associazione, assieme al Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi, ha reiteratamente presentato alle Istituzioni

Arrivati a fine aprile, pertanto, gli scenari possibili sembrano due:

  1. a) un concorso che rispetti le tempistiche dello scorso anno (prove prima dell’estate e presa di servizio in inverno) ma che mantenga le vecchie modalità;
  2. b) un concorso posticipato (prove a settembre) ma con un nuovo regolamento che recepisca le proposte di modifiche avanzate (mantenendo al contempo invariati termini della presa di servizio per il 1 novembre 2017).

Sicuramente, inoltre, resta da chiarire quale sia il numero complessivo di contratti finanziabili per il corrente anno: ciò sarà possibile a seguito della ricognizione da parte del MIUR dei posti finanziabili dalle singole regioni e che dovranno essere sommati al contingente ministeriale già stanziato frutto della programmazione triennale 2015/2017.

Sarebbe, inoltre, auspicabile una distribuzione dei contratti sul territorio nazionale che tenga conto, oltre che del fabbisogno delle regioni, anche di criteri oggettivi e trasparenti di accreditamento delle scuole di specializzazioni.

In un sol colpo, se solo lo volesse, MIUR e Salute potrebbero garantire già da quest’anno accademico un concorso più equo e giusto, in primis lavorando per aggregare le sedi (troppe le oltre 450 dello scorso anno) in sede unica nazionale o tre sedi macro-regionali, assieme a una migliore formazione specialistica post-lauream di cui la sanità italiana ha sempre più bisogno.