Archivio mensile:dicembre 2017

L’anno che verrà. Post di Gaetano Lanza.

L’anno che verrà sarà cruciale per il nostro Paese. Si voterà i primi di marzo e si spera in un Governo stabile (non sarà semplice) che legittimato dal voto popolare possa favorire e implementare la ripresa timida che molti osservatori (la famosa casalinga di Voghera?) sostengono esserci. Alcune cose, secondo alcuni molte, secondo altri troppo poche, sono state fatte in questi ultimi anni.  La percezione comune è in ogni caso che sia cambiato poco. Ma sappiamo che nessuno ha la bacchetta magica e che forse è bene diffidare di chi promette di averla. Comunque sia, sapremo se la ripresa c’è davvero e continua a salire e se l’Italia sarà un Paese stabile e credibile specie per gli investitori.

L’anno che verrà sarà cruciale anche per la Sanità. Molte o poche cose sono state fatte in questi ultimi anni. Citiamone alcune: Legge Gelli, nuovi LEA, standard ospedalieri, Vaccini obbligatori, il contestato Biotestamento, progressivo miglioramento nelle Regioni con piani di rientro e in quelle già virtuose, nuovi Farmaci, riforma degli Ordini e (che ci ha interessato molto da vicino) Elenco e riordino delle Società Scientifiche, ancora in corso. Ma i rapporti degli Osservatori (Censis, Eurispes, Bocconi, Crea ecc.) non sono entusiasti. Ci attendiamo di più.

L’anno che verrà sarà cruciale anche per la nostra SICVE.  Molte, secondo gli ottimisti, poche, secondo i pessimisti, cose sono state fatte. Basta leggere le newsletter di fine mandato dei nostri Presidenti, quella più fresca del Presidente Stella. Si può e si deve fare di più ? Si può sempre fare di più. Basta rimboccarsi le maniche non per stare a guardare e criticare ma per fare. Ognuno di noi può fare qualcosa per la Società nel suo quotidiano. Gualtiero Marchesi appena scomparso il giorno di Santo Stefano amava dire: “Creare è fare, fare è creare”.  Se ognuno di noi facesse e creasse qualcosa o contribuisse a creare o fare qualcosa per la nostra Società, immaginate un po’ cosa succederebbe.

L’anno che verrà sarà cruciale per la nostra SICVE. Occorrerà, in linea con quanto già tracciato, una Riforma così riassunta in cinque parole: statutaria, amministrativa, organizzativa, progettuale, ontologica.

In gioco sarà il futuro.

Buon anno che verrà !

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E’ Natale. Post di Gaetano Lanza.

È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

(Madre Teresa di Calcutta)

Lo strano “Medioevo” di Donald Trump. Post di Gaetano Lanza.

Se Obama passa alla storia per la Personalized Medicine, grande balzo in avanti dopo la Evidence Based Medicine di fine novecento, per cui la scienza medica deve investire in ricerca per tarare le cure, sempre scientifiche, sul singolo paziente, per tumori, malattie cardiovascolari ecc,  il suo successore Trump, il cui programma sembra riassumersi in due sole parole: against Obama, finirà per passare alla storia per ciò che Valerio Zucconi definisce duramente “Medioevo americano”. La notizia che sta facendo il giro del mondo: l’Amministrazione Trump ha proibito alla massima autorità sanitaria statunitense, il Center for Disease Control and Prevention (CDC), l’uso di alcune parole e frasi, quali vulnerableentitlementdiversitytransgenderfetusevidence-basedscience-based.

Invece di “basato sulla scienza” dall’Amministrazione Trump è stato vivamente consigliato di usare la dizione “basato sulla scienza in considerazione degli standard e dei desideri della comunità“, mentre per altri termini “vivamente sconsigliati” pare che non siano state fornite possibili traduzioni. La difficoltà è evidente per chi nel CDC si occupa specie di malattie a trasmissione sessuale, o legate alla riproduzione, o specifiche di alcuni settori della popolazione. D’altronde è ben risaputo cosa pensa Trump e quali sono le sue posizioni ufficiali sulla lotta al cambiamento climatico. Le sue considerazioni vanno ben oltre ciò che la scienza ufficiale denuncia su questo tema e diciamo pure che se ne infischia della scienza ufficiale.

La domanda quindi è la seguente.

Donald Trump considera insufficiente la scienza e comunque da tenere sì in considerazione ma relativa considerazione in quanto ben al di sopra regna sovrana la “considerazione (qualcuno dice la sua) della comunità (qualcuno dice la sua)”? I suoi detrattori sono tanti e sempre di più. Sostengono che si tratti di un dittatore in formato moderno, che strumentalizza la democrazia americana, anche avventato e pericoloso, che in realtà tiene in considerazione solo il suo credo e quello del popolo che lo ha eletto. E le questioni su orientamento sessuale, differenze di genere e aborto, affrontate da Obama, sono state rimosse di sana pianta da Trump fin dal suo insediamento.

Secondo il Washington Post, molti Dipartimenti chiave, oltre al Dipartimento della Salute, che sovrintende il CDC, hanno dovuto modificare le loro politiche federali e le modalità di raccolta di informazioni. Tutte le agenzie federali stanno inviando le loro proposte di bilancio agli uffici del Presidente, che decideranno le priorità del governo per l’anno seguente entro febbraio. Il CDC ha un budget annuale di 7 miliardi di dollari, è un’autorità che lavora negli USA e in altre aree del mondo su temi che vanno dalla sicurezza alimentare alle malattie a più alto impatto sociale, come tumori e malattie cardiovascolari, alla prevenzione delle epidemie.

Certo anche noi ci schieriamo volentieri contro Trump in queste considerazioni e soprattutto per l’abolizione della parola e del concetto di “basato sulla scienza”. Andiamo davvero verso un nuovo Medioevo come sostiene Zucconi? Dopo le conquiste della scienza moderna dall’illuminismo in poi ? Dopo che la scienza ha consentito alla specie umana di uscire da secoli e millenni bui di superstizioni, credenze, praticonerie? Proprio quella scienza che si giudica dai risultati che essa ha permesso alla nostra specie di ottenere. Se un albero si giudica dai suoi frutti, l’albero della scienza è di sicuro un buon albero. Primi frutti tra tutti l’allungamento della vita media, le vittorie pur parziali in molte malattie, quelle malattie di cui si occupa anche il CDC in USA.

Eppure. Eppure. Ad una riflessione più approfondita potrebbe persino sembrare superficiale bollare subito Trump e schierarsi comodamente dalla parte dei difensori del metodo scientifico moderno, dalla parte di chi mette  la scienza su un solido alto, persino più alto piedistallo. Filosofi della scienza come Feyerabend hanno fatto scricchiolare quel piedistallo. E comunque rimane sempre valido il principio comune che la scienza, come tra i più nobili prodotti della specie umana, deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa, il viceversa potrebbe risultare persino mostruoso per non dire abominevole. Il pericolo potrebbe essere che prima o poi qualche prodotto della scienza, ad esempio, il robot o l’intelligenza artificiale in altre parole la macchina finisca per sottomettere l’uomo. E se Trump sostenesse questa tesi? Se cioè secondo lui è la considerazione umana che deve essere su un piedistallo più alto di quello della scienza. E’ persino lecito chiedersi ciò. Proviamo a sostituire le parole “standard e desideri della comunità” con le parole “etica e buon senso comune”.

Ammetto. Non sono un fan di Donald Trump e mi spiace che abbia deciso di proibire la dizione “basato sulla scienza” e di sostituirla con una dizione che sa di populismo. Ma siamo proprio tanto sicuri che l’intenzione sia quella del populismo al posto della scienza e non invece quella dell’etica e della morale a completamento della scienza, come in fondo viene proposto nella nuova dizione? Siamo proprio tanto sicuri che quello di Donald Trump sia davvero un Medioevo e non una nuova era? Lasciatemi col dubbio per favore.

 

 

 

 

L’Assemblea Straordinaria del 5 dicembre. E’ solo l’inizio. Post di Gaetano Lanza.

Cari Amici, come molti di Voi sapranno il 5 dicembre scorso si è tenuta l’Assemblea Straordinaria dei Soci, fortemente voluta dalla Presidenza Stella e dal Direttivo. Il tema all’OdG: Riassetto e Riorganizzazione della SICVE. Ai molti o pochi che avranno detto o pensato che era inutile, ci corre l’obbligo di smentirli. Anche se solo un passo ma è stato fatto e secondo noi nella direzione giusta. Quella della democrazia assembleare in cui qualunque Socio può alzarsi e dire la sua, come è avvenuto il 5. Qualcun altro dirà che avrebbe voluto partecipare ma non gli è stato possibile, anche perché spostarsi costa. Ha perfettamente ragione e noi gli diamo la possibilità di esprimere comunque la sua idea, proposta, critica, soluzione, ciò che desidera purchè non siamo insulti gratuiti. Come? Anche attraverso questo blog cliccando su “rispondi”. Ma soprattutto gli diciamo che stiamo attivando in www.sicve.it una pagina forum in cui verrà pubblicato questo Post e in cui chiunque potrà intervenire registrandosi. Sarà nostro compito curare il forum, anzi sarà compito del Direttivo e della costituenda Commissione per le Riforme (leggi dopo).

Per questo alleghiamo qui di seguito (basta cliccare sopra) un resoconto.

Resoconto dell’Assemblea Straordinaria

Ci piace far qui un solo commento metodologico.

E’ questa una forma di democrazia in cui crediamo. Ci è stata anche richiesta durante l’Assemblea e noi l’avevamo già pensata. Qualcuno la chiama democrazia diretta popolare tramite internet. Qualche epistemologo la chiama coscienza collettiva web mediata. Qualcuno la teme.  Qualcuno non è d’accordo in quanto crede solo nella democrazia rappresentativa. Qualche altro non crede neanche nella democrazia (in questi casi). I giudizi sono sempre personali, per fortuna. Noi (il plurale non è maiestatis) vogliamo, possiamo e dobbiamo crederci. Perché anche da questo si giudica se una società scientifica, in quanto utilizza l’ICT, è moderna.

La strada in salita delle Riforme per SICVE. Post di Gaetano Lanza.

L’abbiamo più volte detto e scritto e il nostro Presidente l’ha ribadito in Assemblea a Bologna. Un piccolo passo è stato fatto. Una prima modifica dello Statuto é stata apportata a Bologna necessaria per poter chiedere l’iscrizione della nostra SICVE tra le Società Scientifiche riconosciute dal Ministero della Salute. Ma un passo più grande resta ancora da fare e per questo una prima Assemblea Straordinaria è stata indetta per martedì 5 dicembre a Roma per le 11.00 presso NH Hotel Collection Vittorio Veneto in Corso d’Italia 1. Come ha giustamente scritto il Presidente nella convocazione “per discutere assieme le proposte di riassetto e riorganizzazione della Società”. Un primo incontro per iniziare. Se qualcuno pensa che sarà quello definitivo e conclusivo, molto probabilmente si sbaglia. Ma serve eccome. Non si prevede una grande affluenza e partecipazione di Soci. Sappiamo che molti vorrebbero partecipare ma gli impegni quotidiano non lo permettono e poi spostarsi diventa sempre più arduo. Pubblicheremo il verbale. Ma soprattutto attiveremo una pagina aperta in internet sul sito www.sicve.it per raccogliere le varie proposte e i vari commenti, che il Direttivo analizzerà. Per giungere possibilmente a una proposta organica di modifica sostanziale e strutturale dell’attuale assetto della Società da poter aprovare in una prossima Assemblea, sarebbe bello a Napoli durante il prossimo Congresso Nazionale 2018 (ipotesi assolutamente e del tutto finora personale).

Ma perché tutto ciò? Qualcuno potrebbe sostenere che non è necessario e che si può lasciare tutto così come è adesso avendo già apportato le modifiche necessarie statutarie richieste dal Ministero per poter entrare in quell’elenco. Noi pensiamo invece che il Ministero ha semplicemente fatto scattare la molla che era da carica da tempo per fare le Riforme che erano nell’aria. I motivi sono diversi. Ne formuliamo solo alcuni. Vogliamo tutti una Società più moderna e al passo coi tempi. Più snella, attiva, operativa e performante, in grado di soddisfare le attese e la partecipazione di quanti più Soci possibile. Quindi più aperta alle proposte che giungono da Soci  che devono avere la possibilità di esprimerle liberamente e di vederle concretizzare. Quindi più democratica e partecipativa. L’Assemblea deve poter essere il momento celebrativo culminante per legiferare e ratificare. Ma non può essere il luogo esclusivo di incontro e scambio delle idee. Siamo onesti. Non c’è il tempo in Assemblea per scambiare le idee. L’abbiamo sempre appurato. E allora hanno inventato internet o meglio intranet e i nuovi sistemi di comunicazione che non saranno d’ora in poi affatto un optional ma un must. E quando parliamo di nuovi sistemi di comunicazione come i social entriamo nel regno dei giovani (under 35) che devono poter scambiare idee e propositi fino a co-gestire con i meno giovani la cosa pubblica. Quindi una quota di giovani negli organi istituzionali. Un’altra necessità è abbattere i muri. Forse è passato inosservato l’art.7 del nostro Statuto che recita Possono far parte dell’Associazione in qualità di Soci Ordinari, medici specialisti in Chirurgia Vascolare o in branche affini e che abbiano conseguito titoli ritenuti idonei.”  Rimane da stabilire quali siano queste branche affini. La Società Europea (ESVS) accoglie “……..medical specialists involved in the care and treatment of patients suffering from vascular disease”. Il chirurgo vascolare italiano che ha cambiato nome e si chiama da diversi anni chirurgo vascolare-endovascolare è un ibrido e ha imparato a maneggiare oltre al bisturi anche il catetere (unico specialiasta in questa duplice performance), trasformandosi in radiologo interventista all’occorrenza. Se Darwin ha ragione, come ha ragione, quella del chirurgo vascolare-endovascolare sarà la specie più performante e adatta a sopravvivere in un ambiente che sarà sempre più selettivo. Non dirò, spero, un’eresia se dirò quindi che la nostra SICVE deve poter accogliere anche radiologi interventisti vascolari o cardiologi interventisti che si occupano di periferico. O riteniamo che questi siano extracomunitari invasori nel nostro territorio? Lo stesso ragionamento vale per i nostri amici angiologi e flebologi. Così come molti chirurghi vascolari militanti in SICVE risultano iscritti in società flebologiche e/o angiologiche, perché non può essere il contrario? Per non parlare qui del progetto federativo che potrebbe nascere e crescere con alcune società come la SIAPAV ad esempio e la SISAV (malformazioni). Bisogna probabilmente superare un’ontologia improntata alla purezza essenzialistica e all’autarchia culturale per affermare una nuova visione fondata sulla contaminazione con l’alterità e diventare così migliori.

Un’altra riflessione da fare è sulla paura o il timore di cambiare. Sempre Darwin insegna che se non si cambia si soccombe perché l’ambiente cambia e la specie che sopravvive è quella più adatta quindi più elastica al cambiamento  e all’adattamento. Nella capacità di cambiare noi stessi sta il nostro futuro . Non bisogna avere paura di cambiare. Ma la domanda è d’obbligo. Quanto e come siamo disposti a cambiare? Cosa siamo disposti a lasciare indietro come un fardello per poter avanzare più leggeri? Vogliamo rimanere sempre più soli e isolati in un carcere mentre fuori il mondo si globalizza o modificare in parte la nostra identità, pur nel rispetto dei nostri valori fondanti, per poter essere liberi cittadini? E ancora. Quanti diritti sono gli oligarchi disposti a concedere affinchè il popolo prima o poi non tagli la loro testa? Ricordiamoci che il popolo nella storia ha sempre preteso giustamente da chi lo governa (non mi piace il termine, preferisco coordina) poche doti: la capacità di ascolto, la dedizione al posto del lucro, la trasparenza, un minimo di esperienza, la propensione alla verifica oggettiva dei risultati, una certa lungimiranza.

Saremo in grado? Una cosa è certa. La strada delle Riforme per SICVE è in salita ma é ormai imboccata e non è più permesso tornare indietro.