Archivio mensile:aprile 2018

La prima Commissione Paritetica per le Riforme SICVE. Post di Gaetano Lanza.

Si é insediata in questi giorni la prima Commissione Paritetica per le Riforme SICVE, annunciata e auspicata in Assemblea dei Soci a ottobre a Bologna dall’allora Direttivo a Presidenza Andrea Stella. E’ composta da Andrea Gaggiano e Carlo Pratesi (indicati da questo Direttivo), Luca Di Marzo e Mauro Gargiulo (indicati dal Collegio dei Professori Ordinari), Stefano Camparini e Antonio Jannello (indicati dal Collegio dei Primari Ospedalieri). Sará coordinata da Franco Nessi quale Presidente SICVE e dal sottoscritto quale Segretario SICVE, che fungeranno anche da Presidente e Segretario della Commissione.

E’ una novitá. A nostra saputa é la prima volta dai tempi della Commissione Costituente della SICVE che viene istituita una Commissione allo scopo di raccogliere, modulare, proporre riforme strutturali e quindi anche statutarie della nostra Societá, che non siano solo di modifiche di alcuni articoli, ma di composizione e di assetto degli organi istituzionali e rappresentativi, nonché di modalitá di elezione degli stessi organi.

Un intento ambizioso e nobile, sopratutto necessario, imposto dal cambiamento dei tempi e delle regole, appunto quello di apportare importanti e sostanziali riforme strutturali. Non ci nascondiamo che due, a nostro avviso, sono stati e sono i principali movens. Il primo, come ha anche dichiarato il Presidente Nessi nella Sua recente newsletter, deriva dalla necessitá che la nostra Societá sia piú efficiente e in grado di rispondere ai requisiti indicati dalle Istituzioni quali Ministero, Agenas, Istituto Superiore di Sanitá, Autoritá AntiCorruzione, Stato Regioni e cosí via, sopratutto in tema di modalitá elettive e di rappresentanze nazionali e territoriali. Il secondo, strettamente collegato al primo, deriva dall’opportunitá di favorire una sempre maggiore partecipazione dei soci e un loro maggior coinvolgimento nelle scelte decisionali della societá, favorendo il passaggio da un sistema “chiuso” ad un sistema “aperto”. Giá nell’ultima Assemblea di Bologna é stato fatto un primo passo innovativo in tal senso con alcune modifiche proposte dal Direttivo e approvate dall’Assemblea.

A breve la Commissione si riunirá per fare il punto e decidere i passi successivi, per poter raccogliere suggerimenti dai soci e formulare al Direttivo proposte di riforme che verranno poi valutate e eventualmente approvate in una prossima Assemblea.

Nel frattempo abbiamo pensato anche di introdurre un elemento di cosiddetta “democrazia diretta” (ogni riferimento a movimenti politici del momento é assolutamente casuale e non vuole essere fuorviante) tramite il web. Abbiamo attivato un Forum in sicve.it dedicato a nuove proposte o considerazioni che possono giungere da chiunque. E’ un filo diretto tra la Commissione e il pubblico. Vedremo se funziona.

Molte sono le attese. Ma molto o quasi tutto dipenderá da ognuno di noi, da quanto ognuno di noi potrá e vorrá suggerire e indicare. Non dipende da altri. Dipende solo da ognuno di noi. Due frasi ci piace qui riportare. La prima di un Grande della Democrazia moderna, JFK ” non chiederti cosa la societá puó fare per te, ma cosa tu puoi fare per essa”. La seconda attribuita a Buddha ” il cambiamento non é mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo é”. Ma, aggiungiamo noi, cambiare spesso o quasi sempre non é semplice, siamo in fondo esseri abitudinari, per noi é molto piu’ semplice non cambiare.

Ci piace peró anche chiudere con quanto scrive Flavio Peinetti, che ringraziamo, nella parte introduttiva della Storia della nostra Societá pubblicata su sicve.it : “L’atto costitutivo della nuova società, che si tiene  a Roma presso lo studio del notaio Pierandrea Fabiani, è datato 24 gennaio 1997 e porta la firma di 6 Soci Fondatori: Fabrizio Benedetti-Valentini, Giovanni Brotzu, Giancarlo Bracale, Alberto Marcialis, Carlo Spartera e Massimo D’Addato. Non abbiamo immagini di quel momento non essendo ancora di moda il selfie, ma ci piace pensare che coloro che apposero le loro firme sul primo documento ufficiale della Società fossero felici e sorridenti per essere riusciti a portare a termine un percorso irto di ostacoli e che nei primi anni 90 sembrava molto difficile da portare a compimento. Indubbiamente questo passo,coraggioso e per certi versi temerario, ha contribuito in maniera determinante a far crescere la nostra Disciplina, affrancandola in primis dalla Chirurgia Generale, specialità dalla quale all’epoca quasi tutti i cultori della Chirurgia Vascolare provenivano, e secondariamente dalla Chirurgia Cardiaca con cui i punti in comune erano ormai veramente minimi. Il 12 settembre dello stesso anno ha luogo  la prima riunione ufficiale a cui partecipano 52 Soci Fondatori che eleggono il primo Consiglio Direttivo Provvisorio a cui viene dato il mandato di redigere la bozza di Statuto ed il relativo Regolamento e di organizzare il Congresso Costituente di Roma. Il primo Consiglio Direttivo è così composto: Presidente: Massimo D’Addato, Vice Presidente: Antonio Zucchelli, Segretario: Carlo Spartera, Consiglieri:Fabrizio Benedetti-Valentini, Pier Giorgio Cao, Carlo Setacci e Vincenzo Stancanelli….”

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Infezioni ospedaliere. Nuovo sistema per combatterle meglio. Post di Gaetano Lanza.

 

Infezioni ospedaliere. Un nemico da combattere. Si stima che fino al 15 % dei pazienti ricoverati contrae un’infezione dalle “mura di cura”. E l’infezione puó anche risultare mortale in alcuni casi, come ben sappiamo noi chirurghi vascolari. Queste alcune delle stime piú recenti. In Europa ogni anno circa 3.2 milioni di pazienti contraggono un’infezione in ospedale e di questi 37 mila muoiono. In Italia, secondo l’Istat e l’Istituto Superiore di Sanità, le infezioni ospedaliere causano ogni anno più vittime degli incidenti stradali. Il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, quasi 500 mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, ferite chirurgiche, polmoniti e sepsi e sono causa di decesso nell’1% dei casi. Circa il 30% delle infezioni ospedaliere sono potenzialmente prevenibili e sappiamo che prevenire é molto meglio che curare.

in questi giorni é stato presentato al Ministero della Salute un nuovo sistema per prevenire in modo piú efficace le infezioni ospedaliere.  La COPMA, una società cooperativa che negli ultimi anni ha lavorato  nel settore della sanificazione e igiene in ambienti sanitari, ha affidato al Centro di Ricerche Cias dell’Università di Ferrara, un progetto di ricerca sull’efficacia del sistema di pulizia e sanificazione denominato PCHS (Probiotic Cleaning Hygiene System) con particolare riferimento al trattamento di superfici e ambienti ospedalieri. Di cosa si stratta. PCHS è una metodologia innovativa che sfrutta la competizione biologica tra batteri cosiddetti “buoni” probiotici che impediscono a quelli “cattivi´di proliferare. Il progetto ha coinvolto  5 università e 7 ospedali italiani.
Il coordinatore della Ricerca e Direttore del Centro di Ricerche CIAS di Ferrara, Sante Mazzacane, ha spiegato : ” Con questa ricerca abbiamo provato a studiare un sistema innovativo per l’igienizzazione dei reparti ospedalieri e delle sale operatorie, che non fosse a base di disinfettanti chimici ma di probiotici.  I probiotici sono microorganismi non patogeni che hanno la capacità di colonizzare il campo microbiologico, di conseguenza impediscono la crescita dei patogeni semplicemente per un effetto di competizione biologica. La ricerca è stata condotta, prima in laboratorio e poi sul campo. I risultati che abbiamo ottenuto sono straordinari. I dati ci dicono che abbiamo diminuito la presenza di agenti patogeni sulle superfici nosocomiali di oltre l’80%, che i probiotici azzerano completamente la resistenza agli antibiotici e riducono le infezioni di oltre il 50% , con un abbattimento dell’80% dei costi per antibiotici”.

E’ probabile che una nuova era di disinfezione ambientale e di prevenzione delle infezioni in ambiente sanitario sia iniziata. Certo questo sistema che sfrutta la competizione dei microorganismi potrebbe sollevare dei dubbi sulla sicurezza, ma di fatto é in grado di evitare l’uso di disinfettanti chimici, sulla cui efficacia a lungo termine qualcuno comunque discute e pone interrogativi, anche per alcuni effetti collaterali allergenici o di resistenza nei loro confronti da  parte degli agenti patogeni in grado di adattarsi ai nuovi ambienti e proliferare ugualmente come agenti resistenti. Viene in mente il monito di alcuni microbiologi che sostengono il principio secondo cui lavare troppo la pelle potrebbe risultare controproducente in quanto aiuta a selezionare ceppi resistenti.

Una cosa sembra certa. Ne sapremo di piú su questo nuovo sistema di prevenzione delle infezioni ospedaliere. Intanto una maggiore attenzione e migliori sistemi di prevenzione sono necessari per risolvere un problema sempre piú emergente quale quello delle infezioni ospedaliere, che oltre al danno  procurano la beffa del fatto che si contraggono proprio nell’ambiente che dovrebbe essere considerato quello piú sicuro, l’ambiente di cura.

 

 

7 aprile, Giornata Mondiale della Salute. Post di Gaetano Lanza.

 

Il 7 aprile é stata celebrata la Giornata Mondiale della Salute, dichiarata dall’OMS, istituzione che quest’anno festeggia il suo settantesimo compleanno.

Il grido d’allarme lanciato é stato forte. Piú della metá della popolazione mondiale non ha copertura sanitaria.  Circa 100 milioni di persone nel 2010 sono cadute in estrema povertà a causa di spese sanitarie personali, vivendo con  meno di due dollari al giorno a testa. Le hanno definite “spese catastrofiche”.

Secondo la Dichiarazione di Tokio del 2017    UHC – Dichiarazione di Tokio 2017

nessuno dovrebbe scegliere tra buona salute e altre necessità di vita.

La copertura sanitaria universale (dalla sigla inglese UHC che sta per Universal Health Coverage) dovrebbe consistere nell’assicurare ad ognuno ovunque sulla faccia del pianeta un servizio sanitario di qualità sufficiente, senza che alcuno subisca difficoltà finanziarie. Lo slogan del 7 aprile é: Salute per Tutti.

Un’utopia? Sembra di sí, se osserviamo la cartina geografica fornita dalla stessa OMS che qui alleghiamo di seguito e che ci mostra ampie zone del pianeta in cui l’UHC é fortemente carente.

L’obiettivo è quello di estendere la copertura sanitaria universale entro il 2030 a 1 miliardo di persone in piú.

Il nostro Paese come si nota é messo piú che bene rispetto alla media. E’ tra i Paesi a maggior indice di UHC. Il punteggio che gli ha attribuito l’OMS é 80/100.

La Ministra Lorenzin ha dichiarato: “Il nostro Paese è annoverato dall’Oms tra i migliori al mondo, e come ha ricordato anche recentemente l’Ocse si conferma ai vertici mondiali per l’aspettativa di vita e registra ottimi indicatori di salute sulle principali patologie così come per un’elevata qualità delle cure che ogni giorno vengono offerte ai nostri cittadini. Se leggiamo poi i dati del Piano Nazionale Esiti (PNE) edito dall’Agenas, da cui desumere le performance degli ospedali italiani – prosegue la ministra – possiamo trarre qualche elemento di fiducia: per esempio i tassi di mortalità dopo un by-pass coronarico o a trenta giorni da un ictus sono tra i migliori di Europa e la maggior parte delle strutture opera una frattura di femore entro le 48 ore. Ma non solo, l’Italia sta portando a compimento il piano di eradicazione dell’epatite-C, un unicum al mondo, con cui abbiamo già salvato, gratuitamente, oltre 120.000 persone”.

Anche Eurostat, per la veritá, ha diffuso per l’occasione il report di un’indagine che considera sia i servizi sanitari pubblici che quelli privati. Nel 2016, la maggior parte delle famiglie (71%) nell’Unione europea ha avuto accesso alle cure sanitarie senza problemi. In particolare il 31% delle famiglie ha dichiarato di aver avuto accesso ai servizi “molto facilmente”, il 18% “facilmente” e il 22% “abbastanza facilmente”. Il restante 29% delle famiglie ha invece riferito di avere “qualche” (16%), “moderata” (8%) o “grande” (4%) difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Vediamo come é messa l’Italia secondo il report Eurostat. In Europa da una parte ci sono 7 Paesi con percentuali dichiarate di facilità di accesso superiori all’80% e sono Finlandia (87%), Regno Unito (86%), Germania (85%), Svezia (84%), Danimarca (82%), Lituania (81%) e Lussemburgo (80%) mentre dall’altra ci sono 6 Paesi con percentuali di difficoltà di accesso molto alte: Grecia (90%), Ungheria (74%), Cipro (72%), Lettonia (64%), Slovacchia (61%) e Italia (55,7%) tra questi. In particolare in Italia a dichiarare “grandi difficoltà” è stato il 6,5% delle famiglie, “difficoltà moderate”  il 15,5% e “solo alcune difficoltà” il 34,7% delle famiglie intervistate. Ovviamente il fattore reddito incide dappertutto.

Insomma, anche in quei Paesi come l’Italia in cui l’UHC secondo l’OMS e secondo la nostra ancora attuale ministra ha una media alta, rimane ancora molto da fare come Eurostat indica.

Per completezza diciamo pure che l’UHC deve comunque fare i conti con la parola magica “sostenibilitá”. Perché se da una parte é vero che UHC vuol dire salute per tutti, UHC non significa copertura gratuita per tutti i possibili interventi sanitari, indipendentemente dal costo, in quanto nessun Paese potrá mai fornire tutti i servizi gratuitamente a tutti su base sostenibile. E questo sará bene tenerlo in mente. Sempre per completezza aggiungiamo che l’UHC non riguarda solo le cure mediche, ma include anche servizi generali per la popolazione come vaccinazioni, campagne di salute pubblica, controllo dei siti pubblici e cosí via discorrendo.

Questo é il link col sito creato dall’OMS sul tema per sensibillizzare attraverso i social

http://apps.who.int/uhc/en/actions/