Archivio mensile:maggio 2018

Sicve. Le prossime sfide. Post di Gaetano Lanza.

Cosa ci attende nei prossimi mesi e anni?

  1. Riforme statutarie. Il Ministero l’anno scorso ha decretato. Le Societá Scientifiche devono offrire delle garanzie nello statuto, garanzie amministrative, di democrazia elettiva degli  organi istituzionali, di trasparenza, di performance, di rappresentanza, di interfaccia con le istituzioni e con il mondo reale. Ne va della nostra credibilitá.
  2. SNLG. Una sigla e un programma che é un macigno. Una Societá Scientifica che si rispetti e che ha l’onere e l’onore di figurare nell’elenco del Ministero e dell’ISS non puó non emanare e proporre Linee Guida che sono la base per la buone pratiche cliniche nel nostro Paese. A noi l’onore e l’onore di proporle per le patologie che ci riguardano ogni giorno. Proviamo a leggere il Manuale emanato da ISS sulla piattaforma SNLG. Poche considerazioni. Il rigore metodologico essenziale. La necessitá di coinvolgere altre Societá e il mondo pazienti. La revisione critica, fondamentale, scrupolosa e intelligente della letteratura ma anche il consenso necessario multidisciplinare. Da qui altri punti successivi.
  3. Un’auspicabile associazione con altre Associazioni e Societá per possibili Federazioni.
  4. Il coinvolgimento di Associazioni Pazienti e l’apertura, non formale e non superficiale, verso coloro che necessitano delle nostre cure e sono o dovrebbero essere il principale nostro stakeholder.
  5. La sperimentazione e l’acquisizione di strategie e modalitá per un nuovo sistema di comunicazione interna e esterna. Quello scelto per noi dal progresso che ha cambiato le nostre vite e il corso della storia. In una sola parola: il web.
  6. HTA. Health Technology Assessment o se volete (l’acronimo é identico) High Technology Assessment. Abbiamo bisogno di capire e dire la nostra (prima che lo dicano altri) su come impiegare le risorse tecnologiche e umane al meglio per ottenere piú benefici e meno rischi con le nostre procedure sempre piú costose ma anche sempre piú efficaci.
  7. Per fare ció e produrre le prove di quanto facciamo e quanto bene facciamo abbiamo bisogno di raccogliere dati di processi e outcome. Il nostro Registro. Spesso scotomizzato, vituperato, trascurato, ignorato, snobbato. Invece essenziale, come un nostro biglietto da visita da presdentare quando andiamo in giro a portare i nistri dati e le nostre referenze. Da qui altri due punti.
  8. Il nostro Registro puó ospitare trials. Facciamoli. La piattaforma é comune. La fonte autorevole. La trasparenza massima. L’orgoglio pure. Investiamo con intelligenza e impegno.
  9. Il confronto di dati alla mano con altre realtá osservazionali nazionali (Agenas, Ministero, Regioni) e internazionali (Medicare, Vascunet).
  10. Piani Formativi. Medtech ne é la principale occasione. Nuove alleanze con le Aziende per impiegare meglio risorse e sponsorizzazioni. Da fin troppo tempo sosteniamo tutti che ci sono oggi molti convegni minori o locali che rubano tempo e risorse e facciamo sempre piú fatica a organizzare eventi congressuali e formativi utili a tutti o alla maggior parte piú che a chi organizza.

Potremmo andare avanti, ma ci fermiamo qui.

Ci siamo accorti di aver costruito un decalogo.

Non sappiamo quanto sia condivisibile.

Per ogni punto occorrerebbe un gruppo di persone armate di buona volonta’.

Rimarranno solo punti in un blog ?

Intanto le chiamiamo sfide.

 

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La scomparsa del prof. Fiorani. Post di Gaetano Lanza.

Preferiamo immaginarlo che passeggia nei Campi Elisi, con la Sua andatura non superficiale, pronto a fermarsi e a guardare curioso e sorridente, assieme ai Suoi vecchi amici, D’Addato, Bertini, Fieschi. E’ lassú che passeggia ora il Prof. Paolo Fiorani.

Che dire di Lui. Diciamo solo che é stato un Padre della chirurgia vascolare italiana. Nostro orgoglio in Italia e all’estero. Fondó una scuola a Roma, tornando giovane nell’etá e nelle idee dagli USA, con cui conservó sempre un cordone ombelicale. Ricordo un giorno il Prof Imparato (NY University) che mi confessó “non posso venire in Italia senza andare a trovare il mio amico Paolo”. Contribuí a fondare assieme a pochi altri illuminati la Societá Italiana di Chirurgia Vascolare. Fu il primo chirurgo vascolare italiano Presidente della Societá Europea di Chirurgia Vascolare. Lo conoscevano tutti, vascolari e non vascolari. Lo stimavano i pazienti, anche quelli del Sud costretti in passato ad andare da Lui con la valigia dei bisogni nel viaggio della speranza. Con Lui se ne é andato un gran pezzo di storia che ci ha plasmato e ci riguarda.

Ci mancheranno il sorriso del saggio, la parola essenziale del sapiente, il parere e il consiglio del giusto e lo sguardo profondo del profeta.

Pubblichiamo qui di seguito in allegato un estratto da un Capitolo di History of Aortic Surgery in the World (R. Chiesa), per gentile concessione degli Autori.

The history of Vascular Surgery in Rome

 

Fabbisogno formativo specialistico. Accordo Stato Regioni. Post di Gaetano Lanza.

L’Accordo é stato all’OdG del 10 maggio ma le Regioni ne hanno chiesto il rinvio perché le tabelle sono state presentate solo il giorno prima, il 9 maggio.  Nell’Accordo sono state presentate appunto le tabelle che qui di seguito alleghiamo e che prevedono il numero di posti per ogni specialità, per ogni Regione per tre periodi considerati: 2017-18, 2018-19, 2019-20. Sono in totale 8.569 per il 2017-2018, 8523 per il 2018-2019 e 8.604 per il 2019-2020 tra quelli messi a bando dal Governo e quelli delle Regioni.

Tabelle Fabbisogno

In generale il fabbisogno è stato suddiviso in tre aree: chirurgia, dei servizi e medicina.
In ognuno dei tre bienni il numero maggiore di posti è per l’area di medicina (rispettivamente 3.954 nel 2017-2018; 3.934 nel 2018-2019 e 3.963 nel 2019-2020), mentre il minore è per l’area di chirurgia (nei tre bienni 1.968; 1.962; 1.987).
Complessivamente il maggior fabbisogno previsto è, nell’area dei servizi, Anestesia e rianimazione, terapia intensiva e del dolore, sempre sopra gli 855 posti, seguita per il primo e terzo biennio sempre nell’area dei servizi dalla Radiodiagnostica, ma con circa la metà dei posti e nel secondo biennio, sempre con circa metà dei posti, nell’area della chirurgia da Chirurgia generale.

Per il 2019-20 il fabbisogno di chirurghi vascolari é 80/1987 (4% dell’area chirurgia). Nell’area Alte Specialitá la chirurgia vascolare é appena seconda alla Neurochirurgia (83), e precede la cardiochirurgia (67) e la chirurgia toracica (55).

Potete vedere nelle tabelle (ruotatele in senso orario-antiorario e ingranditele) la distribuzione regione per regione, di cui personalmente faccio fatica a individuare il criterio adottato. Ci sará.

Domande. Non saranno comunque pochi 80 all’anno per la chirurgia vascolare del nostro Paese? (lo stesso potrebbe valere per altre). La sensazione comune é che si stia alimentando una carenza progressiva di chirurghi vascolari in Italia. Consideriamo solo i colleghi dell’assistenza ospedaliera che stanno per andare in pensione e che dovranno essere rimpiazzati e quelli che pur essendosi specializzati non si dedicheranno all’assistenza ospedaliera, ma presteranno solo attivitá ambulatoriale, o semplicemente appenderanno il diploma al muro, perché sceglieranno di fare qualcosa di piú remunerativo o meno problematico o gli esterofili che andranno a lavorare all’estero. Che fine ha fatto quella normativa europea per cui chi lavora di notte il giorno prima e il giorno dopo dovrebbe riposare a casa?  Potremom andare oltre, ma ci fermiano.

 

 

Social network. Ci faranno bene o male? Post di Gaetano Lanza.

La domanda é d’obbligo. Visto che negli ultimi tempi la SICVE ha deciso (decisione lenta e progressiva) di promuoverli, ad esempio con questo stesso Blog, che va anche in Facebook. Visto che intende promuoverli anche di piú e investire, anche con minime risorse economiche (al vaglio del Direttivo) e con risorse umane, che poi sono i giovani. Visto che da poco é stata attivata (e se son rose fioriranno) la sezione SICVE Young, di cui sentiremo parlare. Visto che il futuro sará sempre piú giovane.

Ma la questione, se questi Social poi facciano piú bene o piú male alla specie umana, é sempre piú dibattuta sui media, sugli stessi social e in letteratura.

Negli Stati Uniti, negli ultimi dieci anni, le diagnosi di disturbo della personalità da abuso di social media sono aumentate di circa il 7 per cento, lo stesso aumento delle diagnosi di obesità. La denuncia viene anche da molti psicologi e psichiatri, che hanno centuplicato le ricerche e le pubblicazioni sull’argomento.  Niente meno che la Royal Society for Public Health é arrivata a piazzare sul banco degli imputati Instagram. E secondo una recente ricerca su 1.479 giovani fra i 14 e i 24 anni (sudditi di Sua Maestá) la piattaforma in rete di foto e video sarebbe la peggiore causa di danni sulla salute mentale. La dimensione é incredibile se pensiamo che ogni giorno, più di 1.4 miliardi di persone pubblica dettagli della sua vita su Facebook e sono 3.5 miliardi i nuovi “like”, mentre le foto caricate su Instagram son più di 80 milioni. Su Twitter gli utenti attivi sono 320 milioni. In Giappone non molto tempo fa veniva descritta la sindrome degli Hikikomori, cioè gli adolescenti che rifiutano il mondo e si chiudono in camera per non uscirne più per mesi, anni o addirittura per tutta la vita. La stessa sindrome veniva descritta anche in Europa e in Italia. I primi casi italiani, sporadici e isolati, sono stati diagnosticati nel 2007, e da allora il fenomeno ha continuato a crescere e, seppure con numeri diversi da quelli giapponesi, a diffondersi. Come se non bastasse il noto psichiatra Vittorino Andreoli asserisce che gli martphone, la rete e i social sono i ‘killer’ della morte sociale. Ci sono tre tipi di morte – spiega Andreoli – la morte fisica che cancella il corpo; la morte psicologica, cioè della personalità che si distrugge senza toccare il corpo. C’è poi la morte sociale, quella che rovina il ruolo di una persona nella societá. E i social contribuirebbero proprio a causare il terzo tipo di morte, quella sociale. Mente, corpo e relazioni sociali mostrano una circolarità – aggiunge Andreoli. Se io miglioro la condizione del corpo sicuramente questo si riflette sulla mente. La mente permette le relazioni sociali. Gli appassionati dei social sarebbero quindi dei frustrati, vivono solo in un mondo virtuale. “Se si chiude il telefonino c’é il vuoto e nello smartphone c’é il narcisismo”. Ergo, i social ci stanno facendo male.

Voltiamo pagina e leggiamo un interessante articolo apparso di recente su Stroke e intitolato “New Horizons for Stroke Medicine. Understanding the Value of Social Media.”

Social Media Medicine

Si fá riferimento al ruolo importante e allo sviluppo dei social media nell’informazione e formazione  medica, ai  benefici per i pazienti per quanto riguarda esperienze riportate e consigli utili messi in rete, nonché benefici per i medici per quanto riguarda scambi di opinioni, ad esempio Twitter in corso di conferenze, news in rete sulla ricerca e cosi’ via. Lo sviluppo portentoso e la diffusione esponenziale dei social in campo medico ha comportato anche la necessitá e l’opportunitá di condividere e pubblicare statement e dichiarazioni etiche come good medical practice da parte di  organizzazioni e comitati. Insomma, i social sono un’opportunitá per lo sviluppo della scienza e la professione medica. Ergo, i social ci stanno facendo bene.

Come recita una massima latina della filosofia medievale scolastica, che si rifà ad Aristotele nell’Etica Nicomachea, “in medio stat virtus”. Possiamo credere e sostenere che i social sono come i farmaci. Se presi in giusta dose e nella opportuna indicazione possono salvare la vita, altrimenti sono veleni. In fondo i social sono moderna tecnologia. E allora l’auspicio deve essere che la tecnologia sia sempre al servizio dell’uomo e non viceversa.

Pertanto, riteniamo che i social tutto sommato facciano bene se usati nel modo, nel tempo e nella dose giusta.  In tal senso intendiamo utilizzarli, noi di SICVE, per non essere Hikikomori, ma neanche Neanderthaliani.