Chi aggredisce un medico aggredisce se stesso. Post di Gaetano Lanza.

Dallo sciamano preistorico al professionista sanitario dei giorni nostri al medico é stato sempre riconosciuto un ruolo di prestigio, non fosse altro che per un suo potere “demiurgico”, in qualunque civiltá antica o moderna. Su questa caratteristica si fonda anche il corretto rapporto medico-paziente che non é di superioritá – inferioritá su scala verticale (almeno nella concezione moderna) ma di rispetto reciproco su scala orizzontale. Gli anglosassoni usano il termine di concordance, nel senso di concordare un rapporto di fiducia reciproca, che riconosce comunque il rispetto per il medico (da medeor, curo malattie) che ne sa di piú, da parte del paziente, che patisce e soffre appunto, ma anche del medico o operatore sanitario nei confronti del paziente, che patisce e soffre appunto. Si fa davvero fatica quindi a capire come si possa giungere all’atto di violenza da parte del paziente o familiare del paziente subita dal medico o infermiere. Quali possono essere i motivi apparenti ? L’errore del medico o dell’infermiere, che puó verificarsi, essendo comunque il medico o l’infermiere un essere umano e come tale soggetto a errore. Ma non vogliamo qui entrare negli aspetti legali e giurisprudenziali, per cui l’errore in medicina é perseguibile e punibile. Vogliamo entrare negli aspetti relativi ai rapporti umani e civili tra chi offre e riceve assistenza per la salute. Occorre in ogni caso rispetto reciproco. Ma occorre in ogni caso rispetto anche nella denuncia da parte di un paziente o di un familiare, in una societá che vuole definirsi civile. Altri motivi che spingerebbero alla violenza sugli operatori della salute possono essere organizzativi, per cui ad esempio si puó perdere pazienza mentre si attende un soccorso, oppure quando non si ha modo di ricevere informazioni sulla stato di salute di un assistito, e potremmo continuare. Ma occorre in ogni caso rispetto reciproco. Ripetiamolo pure. Proviamo ad esempio a immaginare il motivo (facciamo fatica) per quanto é successo qualche giorno fa ad un collega anestesista dell’Ospedale di Crotone, aggredito fisicamente da alcuni parenti di un paziente, mentre il collega informava sul decesso. Oppure per l’aggressione subita qualche giorno fa da un’infermiera del PS dell’Ospedale Civico di Palermo. Facciamo molta fatica poi a immaginare i motivi per alcuni atti di violenza su medici o peggio ancora su alcune colleghe durante il loro servizio in guardia medica, per cui in alcune sedi alcune colleghe, hanno denunciato, vanno a fare il loro turno accompagnate da qualche parente o “guardia del corpo”. Qui si intravvede comunque un’azione criminale vera e propria, per cui la guarda medica o il pronto soccorso costituisce di fatto un luogo occasionale, nel senso che fornirebbe l’occasione per un atto criminale che non ha alcuna giustificazione.

“Ho chiesto di presentare al prossimo Consiglio dei Ministri un disegno di legge a tutela dei dipendenti del SSN che lavorano sul fronte dell’assistenza ai cittadini” ha annunciato la Ministra della Salute Giulia Grillo, visti i ripetuti casi di aggressioni e violenze ai danni dei sanitari. Unanime il coro di sostegno alla Ministra. “Il provvedimento – specifica la Ministra – prevede l’inasprimento delle sanzioni penali nei casi di aggressioni al personale e presidi di Forze dell’Ordine per la sicurezza delle strutture. Tra le altre misure propongo anche l’istituzione di un Osservatorio anti-violenze e una campagna di comunicazione e di informazione per i cittadini sul ruolo degli operatori sanitari“.

Solidarietá piena a tutti i medici, infermieri e operatori sanitari che subiscono qualunque atto di violenza sopratutto fisica ma anche verbale, non meno grave di quella fisica. Non esistono motivi che possano giustificare qualunque atto di violenza, e di violenza in sanitá.

Un altro aspetto ci piace qui sottolineare. Il rispetto per la divisa. Come si deve rispettare un abito talare di un religioso anche se si é atei. Cosí come si impone il rispetto per un tutore dell’ordine pubblico in divisa. Allo stesso modo esige rispetto il camice bianco del medico o operatore sanitario. Perché chi indossa una divisa nasconde e mette da parte i propri panni per mettersi a disposizione degli altri.

Per questo gridiamo anche noi: chi aggredisce un medico aggredisce se stesso.

 

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