Carenza di personale medico specialistico. Solo proposte e buone intenzioni? Post di Gaetano Lanza.

Da tempo si discute del problema dei problemi. La carenza di personale medico in generale e specialistico in particolare nel nostro Paese.  Da poco si sono concluse presso il Ministero della Salute, le audizioni separate delle Organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria in tema di carenza di medici specialisti del Servizio Sanitario Nazionale. Si è parlato della necessità di porre rimedio all’attuale emergenza, ma i sindacati hanno anche evidenziato la necessità di soluzioni di piú ampio respiro. La prossima settimana si terrà un altro ciclo di incontri in date che saranno presto definite. Tutto questo anche quest’anno alla vigilia dell’immatricolazione alle facoltà di Medicina che si preannuncia senza esclusione di colpi. In 67.005 hanno presentato domanda per contendersi gli appena 9.779 posti a disposizione. A conti fatti, meno di un candidato su 6 riuscirà a iscriversi a Medicina. C’é chi ripropone di togliere il numero chiuso a Medicina.

Per la Federazione Sindacale Cgil, Cisl e Uil Medici occorre ripartire dagli standard di personale per la specialistica, dal completamento delle stabilizzazioni e da uno piano assunzionale straordinario che preveda anche l’allargamento delle borse di specializzazione. Al Ministero la Federazione Sindacale ha presentato una proposta unitaria “per risolvere il grave problema della carenza del personale della Dirigenza del SSN che da anni affligge i servizi, in particolare quelli di emergenza urgenza, frutto dei tagli lineari fatti in questi anni al personale anche in virtù di un indiscriminato blocco del turn-over”. Una proposta che, spiegano in un comunicato unitario, “vuole mantenere coerenza fra le esigenze di  programmazione e di riorganizzazione del SSN e quelle che per caratteristiche di urgenza richiedono più rapidi tempi di attuazione”.

In pratica :
definizione degli standard di fabbisogno di personale specifici per ciascuna specializzazione;  accesso al Servizio Sanitario Nazionale  consentito solo al conseguimento di una specializzazione o di corsi di formazione di medicina generale, per garantire il completamento dei percorsi formativi, ma soprattutto nel rispetto dei titoli necessari all’accesso alle procedure concorsuali per le assunzioni di personale a tempo determinato e/o indeterminato; trasformazione dei corsi di formazione in medicina generale in scuole di specializzazione con standard formativi e retributivi  sovrapponibili  a quelle esistenti; revisione del fabbisogno di personale della Dirigenza Medica e Sanitaria anche per l’adeguamento del numero dei contratti di formazione specialistica corrispondenti alle reali esigenze registrate su tutto il territorio nazionale; rinnovamento dei percorsi formativi delle scuole di specializzazione che devono travalicare i confini dei Policlinici Universitari e inserirsi nelle realtà Territoriali ed Ospedaliere dei Servizi Sanitari Regionali anche al fine di consentire una più fluida integrazione ed un maggior spettro di esperienze formative dei giovani medici”.

Anche a costo di superare il vincolo dell’1,4% per la spesa del personale imposto alle Regioni dal patto della salute del 2001, ed avvio di un piano straordinario di assunzioni di personale a tempo indeterminato in parallelo al completamento dei percorsi di stabilizzazione dei Dirigenti precari; incremento del numero delle borse disponibili per le scuole di specializzazione, 9000 per quelle di formazione specialistica, 3000 per quelle di formazione di medicina generale; utilizzo, in via esclusivamente transitoria ed in assenza di graduatorie utili e vigenti, delle graduatorie della specialistica ambulatoriali per assunzioni di personale dipendente a tempo indeterminato nella cornice contrattuale del CCNL della Dirigenza Medica e Sanitaria, con la possibilità della trasformazione dei contratti in convenzione di tipo parasubordinato della specialistica ambulatoriale in essere, in contratti di tipo subordinato propri della dipendenza”.

“Per quanto concerne, invece, una ipotesi di rivisitazione del sistema formativo del medico, abbiamo sottolineato come questa debba essere ispirata dall’obiettivo primario di garantire adeguati standard qualitativi di formazione e non dalle esigenze delle Regioni di colmare le lacune del sistema ricorrendo all’utilizzo di giovani professionalità a basso costo”, aggiunge l’A.I.M., Associazione Medici Italiani –  “Se davvero vi è la volontà politica di adottare l’ennesima riforma, allora si parta dalla formazione pre-lauream, allargando le reti formative dei corsi di laurea in medicina a tutte le articolazioni dell’assistenza, ivi includendo le cure primarie, le emergenze-urgenze e la riabilitazione: chi si laurea in medicina e chirurgia non può avere quale principale aspettativa, se non unica, quella di fare lo specialista ospedaliero, meno che mai in setting ad elevata complessità. Qualsivoglia riforma, inoltre, non può continuare a mancare una profonda revisione della formazione specifica di medicina generale. Né va interrotto il percorso di accreditamento dei corsi di specializzazione, che ha già dato dei risultati importanti, ma il sistema va perfezionato e potenziato. A tal proposito, se da una parte sono state istituzionalizzate le reti formative integrate, includendovi più di 9000 strutture del SSN, tra unità operative e servizi, dall’altra occorre garantire una adeguata rotazione degli specializzandi all’interno delle reti formative e mettere gli Osservatori Regionali nelle condizioni di esercitare il loro ruolo di monitoraggio continuo di standard, requisiti e performance”.

Anche la CIMO ha presentato una proposta al Ministero che alleghiamo.

proposta cimo

E il Ministero?

“E’ stato un confronto proficuo e utile. Ringraziamo tutti i sindacati per le indicazioni e i suggerimenti che abbiamo ricevuto – ha affermato il sottosegretario Armando Bartolazzi – in gran parte in linea con la nostra visione programmatica. Il Ministero della Salute conferma l’intenzione già annunciata di procedere il più rapidamente possibile al fine di superare un problema per lungo tempo non affrontato”.

E noi?

Noi diciamo che siamo ultrasensibili al tema che ci riguarda. Non possiamo fare “sindacato”. Nell’art.3 del nostro Statuto é scritto chiaro: “L’Associazione non ha finalità di attività o tutela sindacale dei Soci.” Ma “sindacare”, nel senso di esprimere giudizi, quello possiamo farlo e dobbiamo farlo. Vorremmo che alle parole seguissero le azioni. Che alle proposte e alle buone intenzioni, che sono sempre tante nel nostro Paese, seguissero i fatti. Per avere poi qualche specialista in piú e sopratutto qualche bravo specialista in piú. In fondo non chiediamo poi cosí tanto.

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