Archivio dell'autore: sicve1

Il latte ci fa bene. Post di Gaetano Lanza.

lo sappiamo da quando facciamo la prima poppata appena usciti dal grembo materno. Per tutto il resto della vita, Freud sostiene, inconsciamente ripetiamo innumerevoli volte quel gesto, anche ad esempio fumando un sigaro o facendo l’amore. La nostra vita, come quella di tutti i mammiferi sulla terra, é costellata di infinite ed insaziabili poppate, anche metaforiche. Il latte é sinonimo di purezza, candore, nutrizione, vita.  Alla nostra stessa galassia abbiamo voluto dedicare l’aggettivo. Lo cerca anche chi non lo tollera. Il latte ci accompagna dal primo all’ultimo giorno. Probabilmente ce lo ritroveremo anche dopo, quando saremo in un’altra vita o in un altro universo.

Perché senza il latte non saremmo qui a raccontarci storie. Senza il latte semplicemente non saremmo ció che siamo. Se l’evoluzione ha deciso e finito per regalare alla specie umana, come mammifera, la massima intelligenza possibile sul nostro pianeta, ha messo in conto e dovuto fare i conti con il latte. Grazie, latte.

Non abbiamo bisogno della scienza per decantare il latte. Eppure la scienza dietologica ci mette in guardia dal latte, raccomandandoci di minimizzare il consumo di latticini non scremati in quanto fonte di grassi saturi che potrebbero influenzare negativamente l’assetto lipidico e aumentare dunque il rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare. Quindi latte sí, ma non eccessivo e sopratutto sí al latte scremato piú che intero.

Mancavano peró finora evidenze, anche nelle linee guida, a supporto di raccomandazioni sul consumo di latte.  Finalmente abbiamo uno studio largo di recente pubblicato su Lancet che puó dirci qualcosa.

E’ lo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology),

Lancet,

che ha analizzato in una larga fascia di popolazione le associazioni tra consumo totale di latte e di prodotti derivati e mortalità e patologie cardiovascolari maggiori (mortalitá, ictus, infarto miocardico).

Il PURE è un grande studio di coorte internazionale che ha coinvolto soggetti da 35 a 70 anni di età, arruolati presso 21 nazioni in 5 continenti. E’ stato condotto volutamente in Paesi a medio e basso consumo di latte e derivati per meglio verificare l’effetto e il rapporto del latte con gli eventi cardiovascolari maggiori. Sono stati esclusi quindi Paesi ad alto consumo di latte, come l’Europa (Polonia e Svezia pero’ dentro) e Stati Uniti. Questa vasta indagine ha registrato il consumo di latticini (latte, yogurt, formaggi) relativo ad oltre 136 mila individui, attraverso l’impiego di questionari alimentari. Questi prodotti sono stati quindi suddivisi in:  ad ‘alto’ o ‘basso’ contenuto di grassi.

Risultati principali. Tra il 2003 e il 2018 sono stati registrati 10.567 eventi compositi (dei quali 6.796 decessi e 5.855 eventi cardiovascolari maggiori). In maniera inaspettata, un maggior consumo di latticini in generale (più di due porzioni al giorno, rispetto al mancato consumo) è risultato associato con un ridotto rischio di eventi (- 16%), con una riduzione della mortalità del 17% (-14% mortalità non cardiovascolare, -23% quella cardiovascolare), con una riduzione del 22% degli eventi cardiovascolari maggiori e in particolare con una riduzione del 34% del rischio di ictus (dovuta anche ad una minore prevalenza di ipertensione), mentre la riduzione del rischio di infarto è risultata non statisticamente significativa (anche perché non si é notata alcuna riduzione significativa del colesterolo LDL correlata all’assunzione del latte o derivati). La riduzione del rischio relativa al maggior consumo di formaggi non è risultata statisticamente significativa. Il consumo di burro é risultato nel complesso basso e comunque non associato ad aumentato rischio di morte o malattie cardiovascolari.

La giusta conclusione degli autori é che anche se lo studio ha dei limiti la conclusione appare piú che certa. Nelle popolazioni in cui il consumo di latte e derivati é basso il rischio di eventi cardiovascolari e morte, sopratutto di ictus, é marcatamente piú alto. Deve quindi essere incoraggiato il consumo di latte in queste popolazioni.

Padre nostro, dacci oggi il nostro latte quotidiano.

 

 

Annunci

Caduto il mito del colesterolo HDL. Post di Gaetano Lanza

La scienza come tutte le imprese umane é fatta anche di miti, che possono essere montati e smontati anche in breve tempo.  Come il mito del colesterolo HDL (high-density lipoprotein), quello buono per intenderci, che ormai da diversi decenni é ritenuto protettivo nei confronti delle pareti arteriose, rispetto al colesterolo LDL (low-density lipoprotein), che invece ama depositarsi e innescare il processo di aterosclerosi, considerato quindi cattivo.

Un articolo fresco di pubblicazione su European Heart Journal smonta di un sol colpo il mito dell’HDL colesterolo. Marc Allard-Ratich, cardiologo dell’Universitá di Atlanta (USA), e coll. hanno dimostrato che il range dell’HDL deve stare tra 40 e 60 mg/dL, perché in parole povere se é piú basso di 40 il rischio di malattie cardiovascolari aumenta, ma aumenta anche se é piú alto di 60 con meccanismi che sono ancora poco chiari. Gli autori hanno studiato circa 6.000 soggetti di etá media di 63 anni, 65% di sesso maschile, classificati in 4 categorie: <30, 31–40, 41–50, 51–60 and ≥60 mg/dL. Come si puó notare dalla curva a U sotto riportata, ad un follow up mediano di circa 4 anni, il rischio di infarto miocardico e morte cardiovascolare si impenna sia che l’HDL scende sotto i 40 sia che sale sopra i 60.

curva

Lanotizia ha fatto il giro del mondo scientifico e mediatico.

Servono ulteriori conferme? Certo. Ma lo studio parla chiaro, é ben condotto e difficilmente sará confutato.

Una cosa é certa. Non possiamo piú dire: il colesterolo é alto, peró é alto l’HDL colesterolo, quindi si puó stare tranquilli. E’ bene invece che l’HDL colesterolo stia tra 40 e 60 mg/dL.

 

 

 

Carenza di personale medico specialistico. Solo proposte e buone intenzioni? Post di Gaetano Lanza.

Da tempo si discute del problema dei problemi. La carenza di personale medico in generale e specialistico in particolare nel nostro Paese.  Da poco si sono concluse presso il Ministero della Salute, le audizioni separate delle Organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria in tema di carenza di medici specialisti del Servizio Sanitario Nazionale. Si è parlato della necessità di porre rimedio all’attuale emergenza, ma i sindacati hanno anche evidenziato la necessità di soluzioni di piú ampio respiro. La prossima settimana si terrà un altro ciclo di incontri in date che saranno presto definite. Tutto questo anche quest’anno alla vigilia dell’immatricolazione alle facoltà di Medicina che si preannuncia senza esclusione di colpi. In 67.005 hanno presentato domanda per contendersi gli appena 9.779 posti a disposizione. A conti fatti, meno di un candidato su 6 riuscirà a iscriversi a Medicina. C’é chi ripropone di togliere il numero chiuso a Medicina.

Per la Federazione Sindacale Cgil, Cisl e Uil Medici occorre ripartire dagli standard di personale per la specialistica, dal completamento delle stabilizzazioni e da uno piano assunzionale straordinario che preveda anche l’allargamento delle borse di specializzazione. Al Ministero la Federazione Sindacale ha presentato una proposta unitaria “per risolvere il grave problema della carenza del personale della Dirigenza del SSN che da anni affligge i servizi, in particolare quelli di emergenza urgenza, frutto dei tagli lineari fatti in questi anni al personale anche in virtù di un indiscriminato blocco del turn-over”. Una proposta che, spiegano in un comunicato unitario, “vuole mantenere coerenza fra le esigenze di  programmazione e di riorganizzazione del SSN e quelle che per caratteristiche di urgenza richiedono più rapidi tempi di attuazione”.

In pratica :
definizione degli standard di fabbisogno di personale specifici per ciascuna specializzazione;  accesso al Servizio Sanitario Nazionale  consentito solo al conseguimento di una specializzazione o di corsi di formazione di medicina generale, per garantire il completamento dei percorsi formativi, ma soprattutto nel rispetto dei titoli necessari all’accesso alle procedure concorsuali per le assunzioni di personale a tempo determinato e/o indeterminato; trasformazione dei corsi di formazione in medicina generale in scuole di specializzazione con standard formativi e retributivi  sovrapponibili  a quelle esistenti; revisione del fabbisogno di personale della Dirigenza Medica e Sanitaria anche per l’adeguamento del numero dei contratti di formazione specialistica corrispondenti alle reali esigenze registrate su tutto il territorio nazionale; rinnovamento dei percorsi formativi delle scuole di specializzazione che devono travalicare i confini dei Policlinici Universitari e inserirsi nelle realtà Territoriali ed Ospedaliere dei Servizi Sanitari Regionali anche al fine di consentire una più fluida integrazione ed un maggior spettro di esperienze formative dei giovani medici”.

Anche a costo di superare il vincolo dell’1,4% per la spesa del personale imposto alle Regioni dal patto della salute del 2001, ed avvio di un piano straordinario di assunzioni di personale a tempo indeterminato in parallelo al completamento dei percorsi di stabilizzazione dei Dirigenti precari; incremento del numero delle borse disponibili per le scuole di specializzazione, 9000 per quelle di formazione specialistica, 3000 per quelle di formazione di medicina generale; utilizzo, in via esclusivamente transitoria ed in assenza di graduatorie utili e vigenti, delle graduatorie della specialistica ambulatoriali per assunzioni di personale dipendente a tempo indeterminato nella cornice contrattuale del CCNL della Dirigenza Medica e Sanitaria, con la possibilità della trasformazione dei contratti in convenzione di tipo parasubordinato della specialistica ambulatoriale in essere, in contratti di tipo subordinato propri della dipendenza”.

“Per quanto concerne, invece, una ipotesi di rivisitazione del sistema formativo del medico, abbiamo sottolineato come questa debba essere ispirata dall’obiettivo primario di garantire adeguati standard qualitativi di formazione e non dalle esigenze delle Regioni di colmare le lacune del sistema ricorrendo all’utilizzo di giovani professionalità a basso costo”, aggiunge l’A.I.M., Associazione Medici Italiani –  “Se davvero vi è la volontà politica di adottare l’ennesima riforma, allora si parta dalla formazione pre-lauream, allargando le reti formative dei corsi di laurea in medicina a tutte le articolazioni dell’assistenza, ivi includendo le cure primarie, le emergenze-urgenze e la riabilitazione: chi si laurea in medicina e chirurgia non può avere quale principale aspettativa, se non unica, quella di fare lo specialista ospedaliero, meno che mai in setting ad elevata complessità. Qualsivoglia riforma, inoltre, non può continuare a mancare una profonda revisione della formazione specifica di medicina generale. Né va interrotto il percorso di accreditamento dei corsi di specializzazione, che ha già dato dei risultati importanti, ma il sistema va perfezionato e potenziato. A tal proposito, se da una parte sono state istituzionalizzate le reti formative integrate, includendovi più di 9000 strutture del SSN, tra unità operative e servizi, dall’altra occorre garantire una adeguata rotazione degli specializzandi all’interno delle reti formative e mettere gli Osservatori Regionali nelle condizioni di esercitare il loro ruolo di monitoraggio continuo di standard, requisiti e performance”.

Anche la CIMO ha presentato una proposta al Ministero che alleghiamo.

proposta cimo

E il Ministero?

“E’ stato un confronto proficuo e utile. Ringraziamo tutti i sindacati per le indicazioni e i suggerimenti che abbiamo ricevuto – ha affermato il sottosegretario Armando Bartolazzi – in gran parte in linea con la nostra visione programmatica. Il Ministero della Salute conferma l’intenzione già annunciata di procedere il più rapidamente possibile al fine di superare un problema per lungo tempo non affrontato”.

E noi?

Noi diciamo che siamo ultrasensibili al tema che ci riguarda. Non possiamo fare “sindacato”. Nell’art.3 del nostro Statuto é scritto chiaro: “L’Associazione non ha finalità di attività o tutela sindacale dei Soci.” Ma “sindacare”, nel senso di esprimere giudizi, quello possiamo farlo e dobbiamo farlo. Vorremmo che alle parole seguissero le azioni. Che alle proposte e alle buone intenzioni, che sono sempre tante nel nostro Paese, seguissero i fatti. Per avere poi qualche specialista in piú e sopratutto qualche bravo specialista in piú. In fondo non chiediamo poi cosí tanto.

Inquinamento atmosferico killer ufficiale vascolare. In particolare il particolato. Post di Gaetano Lanza.

Che l’inquinamento ambientale facesse male, e sopratutto al sistema respiratorio, lo sapevamo. Che facesse male a molti organi e apparati, anche questo lo sapevamo. Sapevamo anche che il fumo fa molto male al sistema circolatorio. Lo verifichiamo anche a spese dei nostri pazienti vascolari. Uno studio, pubblicato di recente su European Heart Journal e condotto da Thomas Münzel, direttore della cardiologia dell’Università Gutenberg di Mainz ( in Germania) dimostra i meccanismi del danno vascolare determinati dall’inquinamento atmosferico (particolato, ozono, diossido di azoto, monossido di carbonio e anidride solforosa). Gli autori si sono focalizzati in particolare sui componenti dell’inquinamento aereo che influenzano in maniera determinante il sistema cardiovascolare e sui meccanismi alla base del danno vascolare.  A preoccupare devono essere sopratutto le poveri ultrasottili, quelle che hanno la dimensione di un virus, sostengono gli autori. Una volta inalate, queste entrano immediatamente in circolo attraverso i polmoni e arrivano ai vasi dove provocano un’infiammazione endoteliale. Alla fine, questo meccanismo contribuisce a causare l’aterosclerosi e determina patologie quali infarto, scompenso cardiaco, ictus, ischemie agli arti. Particolarmente importante è il fatto che rispetto alle tanto discusse e temute emissioni da motori diesel, a danneggiare la funzionalità vasale è il particolato, e non il diossido di azoto. Importanza quindi dei filtri antiparticolati.
Il particolato fine – spiegano gli autori – è costituito da particelle che si formano nell’atmosfera a partire dalle emissioni delle auto, dell’industria e dell’agricoltura. Per abbatterne le concentrazioni nell’aria che respiriamo è dunque necessario intervenire contemporaneamente su tutte queste fonti.
Gli autori invitano infine a considerare ufficialmente e scientificamente l’inquinamento atmosferico nella lista dei principali fattori di rischio cardiovascolari e quindi anche nelle linee guida delle società scientifiche, per produrre raccomandazioni specifiche. Sul fumo esistono giá delle raccomandazioni nelle linee guida. Non ci risulta che ci siano specifiche sull’inquinamento atmosferico e in particolare sul particolato (chiediamo venia per la cacofonia, che puó servire a ricordare meglio).

Non sarebbe male una campagna di sensibilizzazione promossa dalle societá scientifiche con …..lega ambiente ?

Siamo contro l’inquinamento atmosferico, in particolare il particolato.

Per la pubblicazione clicca su

https://academic.oup.com/eurheartj/advance-article/doi/10.1093/eurheartj/ehy481/5074161

Vaccino obbligatorio o no ? Post di Gaetano Lanza.

C’é un tormentone estivo in sanitá. Vaccinazione obbligatoria con tanto di certificazione oppure autocertificazione e vaccinazione non obbligatoria ma raccomandata per i bambini da ammettere alle scuole materne e dell’obbligo. Il mondo politico é spaccato.

Un nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (Pnpv) ed una politica basata sulla raccomandazione e sull’istituzione di un’Anagrafe vaccinale nazionale in modo da avere un quadro aggiornato delle coperture e solo in caso di emergenze sanitarie o significativi scostamenti dagli obiettivi fissati dal Pnpv tali da ingenerare il rischio di compromettere l’immunità di gruppo, si potranno adottare Piani straordinari d’intervento, che prevedono, laddove sarà necessario, l’obbligo di effettuazione di una o più vaccinazioni per determinate coorti di nascita e per gli esercenti le professioni sanitarie, al fine di raggiungere e mantenere le coperture vaccinali di sicurezza. Questo, in sintesi, é quanto previsto dalla DdL di M5S-Lega, che introduce l’obbligo flessibile, depositato lo scorso 7 agosto in Senato. Tra gli articoli depositati si legge: “promozione dell’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni previste dal Pnpv attraverso piani di comunicazione ispirati ai principi della trasparenza e indipendenza delle fonti informative, al fine di consolidare la fiducia nel Servizio sanitario nazionale in materia di prevenzione vaccinale e la sua reputazione.”

Le opposizioni insorgono e sono per mantenere la vaccinazione obbligatoria. Quasi tutto il mondo sanitario ha preso posizione a favore dell’obbligatorietá, come prima.

Scorriamo le pagine di informazione sanitaria e leggiamo di uno studio internazionale, in cui l’Italia ha giocato un ruolo importante, per la comprensione dei meccanismi alla base della distruzione delle cellule beta pancreatiche nel diabete di tipo 1. Questa ricerca potrebbe avere ricadute importantissime nella prevenzione di questa condizione e portare alla messa a punto di una sorta di vaccino ‘desensibilizzante’ in grado di proteggere le cellule beta produttrici di insulina dalla distruzione autoimmune. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune e questo è una evidenza acquisita da tempo. Lo studio é pubblicato su Cell Metabolism, rivista prestigiosa.

Pochi post fa abbiamo parlato di futuro promotente per la vaccinoterapia per le neoplasie e ipotesi futura di vaccinoprofilassi per l’aterosclerosi.

Gli antichi greci, lo riporta anche Tucidide, si erano accorti di un fatto e riferivano che chi si era ammalato in forma lieve di peste era poi immune dalle forme piú gravi. Dall’anno 1000 d.C. giunse in Europa notizia che in Oriente si praticava la variolizzazione contro il vaiolo. La vera svolta ci fu con Jenner che nel 1796 mise a punto e pubblicó la vaccinazione sempre contro il vaiolo, per cui divenne famoso. Da allora l’uomo fece enormi balzi in avanti grazie alle vaccinazioni (pensiamo all’antipolio) che diventarono obbligatorie e epidemie che falciavano vittime furono sconfitte. E’ probabile che in futuro proprio dalle vaccinazioni giungeranno le soluzioni principali a quelle che vengono definite le nuove epidemie del terzo millennio: diabete, aterosclerosi, tumori. E sulle malattie infettive non cantiamo mai vittoria e non prendiamola alla leggera per favore, se non vogliamo fare clamorosi scivoloni indietro.

Per Platone i governanti dovrebbero essere filosofi. In una societá piú avanzata del futuro i governanti dovranno essere filosofi perché avranno in mano armi potenti che potranno distruggere o preservare la specie umana e dovranno forse prendere drastiche decisioni che vorrá dire anche in un certo senso “obbligare”. La notte sará lunga per loro prima di portare consigli all’alba.

L’obbligo vaccinale e’ stata comunque una conquista per l’umanita’. Non dimentichiamolo.

 

Chi aggredisce un medico aggredisce se stesso. Post di Gaetano Lanza.

Dallo sciamano preistorico al professionista sanitario dei giorni nostri al medico é stato sempre riconosciuto un ruolo di prestigio, non fosse altro che per un suo potere “demiurgico”, in qualunque civiltá antica o moderna. Su questa caratteristica si fonda anche il corretto rapporto medico-paziente che non é di superioritá – inferioritá su scala verticale (almeno nella concezione moderna) ma di rispetto reciproco su scala orizzontale. Gli anglosassoni usano il termine di concordance, nel senso di concordare un rapporto di fiducia reciproca, che riconosce comunque il rispetto per il medico (da medeor, curo malattie) che ne sa di piú, da parte del paziente, che patisce e soffre appunto, ma anche del medico o operatore sanitario nei confronti del paziente, che patisce e soffre appunto. Si fa davvero fatica quindi a capire come si possa giungere all’atto di violenza da parte del paziente o familiare del paziente subita dal medico o infermiere. Quali possono essere i motivi apparenti ? L’errore del medico o dell’infermiere, che puó verificarsi, essendo comunque il medico o l’infermiere un essere umano e come tale soggetto a errore. Ma non vogliamo qui entrare negli aspetti legali e giurisprudenziali, per cui l’errore in medicina é perseguibile e punibile. Vogliamo entrare negli aspetti relativi ai rapporti umani e civili tra chi offre e riceve assistenza per la salute. Occorre in ogni caso rispetto reciproco. Ma occorre in ogni caso rispetto anche nella denuncia da parte di un paziente o di un familiare, in una societá che vuole definirsi civile. Altri motivi che spingerebbero alla violenza sugli operatori della salute possono essere organizzativi, per cui ad esempio si puó perdere pazienza mentre si attende un soccorso, oppure quando non si ha modo di ricevere informazioni sulla stato di salute di un assistito, e potremmo continuare. Ma occorre in ogni caso rispetto reciproco. Ripetiamolo pure. Proviamo ad esempio a immaginare il motivo (facciamo fatica) per quanto é successo qualche giorno fa ad un collega anestesista dell’Ospedale di Crotone, aggredito fisicamente da alcuni parenti di un paziente, mentre il collega informava sul decesso. Oppure per l’aggressione subita qualche giorno fa da un’infermiera del PS dell’Ospedale Civico di Palermo. Facciamo molta fatica poi a immaginare i motivi per alcuni atti di violenza su medici o peggio ancora su alcune colleghe durante il loro servizio in guardia medica, per cui in alcune sedi alcune colleghe, hanno denunciato, vanno a fare il loro turno accompagnate da qualche parente o “guardia del corpo”. Qui si intravvede comunque un’azione criminale vera e propria, per cui la guarda medica o il pronto soccorso costituisce di fatto un luogo occasionale, nel senso che fornirebbe l’occasione per un atto criminale che non ha alcuna giustificazione.

“Ho chiesto di presentare al prossimo Consiglio dei Ministri un disegno di legge a tutela dei dipendenti del SSN che lavorano sul fronte dell’assistenza ai cittadini” ha annunciato la Ministra della Salute Giulia Grillo, visti i ripetuti casi di aggressioni e violenze ai danni dei sanitari. Unanime il coro di sostegno alla Ministra. “Il provvedimento – specifica la Ministra – prevede l’inasprimento delle sanzioni penali nei casi di aggressioni al personale e presidi di Forze dell’Ordine per la sicurezza delle strutture. Tra le altre misure propongo anche l’istituzione di un Osservatorio anti-violenze e una campagna di comunicazione e di informazione per i cittadini sul ruolo degli operatori sanitari“.

Solidarietá piena a tutti i medici, infermieri e operatori sanitari che subiscono qualunque atto di violenza sopratutto fisica ma anche verbale, non meno grave di quella fisica. Non esistono motivi che possano giustificare qualunque atto di violenza, e di violenza in sanitá.

Un altro aspetto ci piace qui sottolineare. Il rispetto per la divisa. Come si deve rispettare un abito talare di un religioso anche se si é atei. Cosí come si impone il rispetto per un tutore dell’ordine pubblico in divisa. Allo stesso modo esige rispetto il camice bianco del medico o operatore sanitario. Perché chi indossa una divisa nasconde e mette da parte i propri panni per mettersi a disposizione degli altri.

Per questo gridiamo anche noi: chi aggredisce un medico aggredisce se stesso.

 

La NewsLetter “estiva” del Presidente. Post di Gaetano Lanza.

Abbiamo pensato di dedicare questo Blog alla NewsLetter che il nostro Presidente Nessi invia in parallelo ai Soci, prima delle ferie estive. Approfittiamo per augurare ai nostri followers e a tutti i Soci SICVE buona estate.

Carissimi Socie e Soci,

  l’evento più atteso dell’anno per i Soci sta avvicinandosi rapidamente. Il Congresso Nazionale di Napoli è ormai alle porte. Il clima sarà senz’altro quello che tutti ci aspettiamo da una città speciale come Napoli.
  La stesura del programma ha come d’abitudine impegnato il Direttivo praticamente a tempo pieno. Abbiamo cercato di rispettare regole e consuetudini con particolare attenzione verso i giovani, dedicando ampio spazio alle Comunicazioni che, ci tengo a sottolineare, sono state selezionate “in doppio cieco”, cioè valutate senza conoscere i nomi degli autori, dai membri del direttivo separatamente. La votazione é stata assegnata tenendo in conto i criteri fondamentali di giudizio, rilevanza dell’argomento, novità, metodologia, eventuale multicentricità. Le Comunicazioni dovranno essere presentate, come già nel recente passato, da Giovani Soci in regola. Abbiamo confermato anche per questa edizione la formula ormai consolidata delle Comunicazioni Poster da presentare ai Totem con televoto e con premiazione ai primi tre classificati. Altre novitá sono una Sessione Casi Clinici sempre con televoto e premiazione ai primi tre classificati, una Sessione dedicata alla Ricerca di Base e un’altra dedicata agli studi multicentrici.
  La novitá piú importante introdotta quest’anno é il meccanismo di assegnazione delle Borse di Studio che sfrutterá la competizione in occasione del Congresso Nazionale. Vale a dire le Borse di Studio, al momento ne sono previste quattro, saranno assegnate alle prime quattro Comunicazioni, presentate da Soci Juniores in regola con la quota associativa, che si classificheranno al televoto in aula tra le prime ventidue (non piú di una per centro) giá selezionate dal Direttivo col sistema “a doppio cieco” di cui sopra. La Borsa di Studio consisterá in uno stage che il Socio Junior vincitore in regola potrá effettuare presso un Centro Europeo di alta qualitá, ove poter implementare la propria esperienza in importanti campi della nostra disciplina. La SICVE nel frattempo prenderá accordi in tal senso con una rosa di Centri europei tra i quali il Socio Junior vincitore potrá scegliere. Questo meccanismo di assegnazione andrá quindi a sostituire quello precedente  che, come tutti ben ricordano, si basava semplicemente sull’analisi delle varie domande che giungevano sul tavolo di una ristretta commissione interna al Direttivo. Questa modifica meritocratica introdotta vuole stimolare l’attaccamento alla Società da parte dei Giovani che noi vorremmo partecipassero sempre piú numerosi e propositivi alle attività societarie, anche per garantire un fisiologico ricambio generazionale.

Non ultimo, questo nuovo modello si inserisce nella nuova normativa che prevede il Piano Formativo per il Giovane HCP (Health Care Professional) secondo la quale un’Azienda puó sponsorizzare indirettamente la formazione e la SICVE come HCO (Health Care Organization) puó erogare formazione.  

  Sempre per lo stesso motivo e quindi il forte desiderio di cooptare più Giovani nella Società, è stata istituita una sezione dedicata, denominata SICVE YOUNG, costituita dai Soci Juniores, quindi under 35, che potrá organizzarsi con propri organi di coordinamento e persino, questo il nostro auspicio, con rappresentanza in Consiglio Direttivo, dopo opportune e necessarie modifiche statutarie. Sono in fase di studio e avvio alcune iniziative atte a favorire la SICVE Young e a Napoli potrebbe esserci l’occasione per i Giovani anche di eleggere dei propri rappresentanti/coordinatori. Abbiano anche previsto una Sessione di un’ora dedicata a SICVE Young, in cui il sottoscritto come Presidente incontrerá e dará la parola ai Giovani in auditorium.

  E’ d’altra parte all’opera già una Commissione Paritetica, Ospedalieri-Universitari, che sta elaborando proposte di modifiche di Statuto ormai necessarie per adeguare la nostra Società ai tempi nuovi e a criteri di maggior democrazia partecipativa richiesta anche dalle nuove normative ministeriali.

A questo proposito, nel corso di un primo incontro che abbiamo avuto a Roma in Commissione Paritetica si è già iniziato a valutare i pro e contro di alcune proposte. Personalmente, ci tengo a usare l’avverbio, ho auspicato che, con un po’ di coraggio, si cerchi di superare la rigida dicotomia Universitari/ Ospedalieri, che appare ormai superata e che in passato ha dato adito anche a incomprensioni che certo non hanno giovato allo sviluppo della nostra Societá e della disciplina stessa.

  Non sarà questo un passo facile ma mi piace pensare ad una Società piú agile, piú giovane e piú in grado di accogliere innovazioni e meno lobbistica, quindi meno ingessata.

  Un’altra importante novità del Congresso di quest’anno, che merita una spiegazione, è che il Direttivo ha deciso, anche per ottemperare alle regole Medtech e per adeguarsi ad altre Societá nazionali ma sopratutto estere, di prevedere nella Faculty solo Soci SICVE in regola con la quota societaria 2018, facendo eccezione solo per ospiti stranieri e membri di altre Società scientifiche da noi invitati, assieme alla decisione che nel programma scientifico il singolo membro di Faculty sia presente una sola vota, come Relatore o Moderatore, e assieme alla decisione inoltre che il Consiglio Direttivo, tranne il Presidente in carica per motivi istituzionali, non entrasse a far parte della Faculty. Questo per garantire la piú ampia partecipazione dei Soci in regola alla Faculty.

  E’ auspicio del Direttivo che queste “regole” autoimposte vengano comprese e apprezzate dai Voi tutte/i.

Nel frattempo non abbiamo trascurato altri impegni, che stiamo affrontando e affronteremo non senza difficoltá oggettive nel prossimo futuro e di cui parleremo in Assemblea a Napoli.

Diamo solo delle parole chiave. Linee Guida e adeguamento alle indicazioni del Ministero e ISS. Rapporti con altre Societá nazionali e estere e Federazioni. Informatizzazione dei sistemi e sviluppo del web. Registro e adeguamento a Vascunet. Studi policentrici. Organizzazione e messa in Rete dei Centri. Health Technology Assessment.  Piani Formativi.

Un caro saluto a tutti, un augurio di Buona Estate e un affettuoso arrivederci a Napoli

Il Presidente

Franco Nessi

Roma, 30 luglio 2018