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Pronto il Decreto Ministeriale sul Sistema Nazionale Linee Guida. Post di Gaetano Lanza.

Una sorta di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) italiano. E’ quello previsto già da tempo dal Ministero della Salute, che solo pochi giorni fa ha emanato il Decreto sul Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG). Qui di seguito il testo del Decreto pronto per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Sistema Nazionale Linee Guida – DM

In fondo viene ripreso il vecchio Piano Nazionale Linee Guida (PNLG). Al Ministero tengono molto a sottolineare però la differenza tra vecchio PNLG e nuovo SNLG.

In pratica l’SNLG sarà gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e definirà le nuove Linee Guida (LG) che indicheranno la best medical practice per tutti gli operatori sanitari del nostro Paese, in base anche al nuovo articolo del codice penale (590-sexies c.p.) modificato dalla legge n. 24 del 2017.

La gestione del SNLG viene affidata ad un Comitato Strategico, istituito appunto presso l’ISS, presieduto dal Presidente dell’ISS, che potrà avvalersi della collaborazione di esperti e consultare associazioni di pazienti e/o cittadini, rappresentanti di enti di ricerca e università, rappresentanti delle Federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie, rappresentanti di Società Scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche.

Saranno evitate duplicazioni e sovrapposizioni di LG, assicurano, e ovviamente preferite quelle italiane, a importante impatto socio-sanitario, quelle metodologicamente valide (sappiamo già che sarà privilegiato il GRADE come metodologia e inoltre saranno privilegiati il consenso multidisciplinare e il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti), o in mancanza di quelle italiane, redatte cioè da autori italiani, quelle straniere proposte, riviste e applicabili alla realtà italiana. E’ previsto un monitoraggio costante da parte della cabina di regia col contributo di  esperti siano essi singoli che di associazione.

In pratica si potranno proporre LG, che saranno valutate dagli esperti in base a dei criteri la cui griglia sarà resa nota sui siti istituzionali. Quelle ritenute meritevoli tra quelle proposte per l’inserimento saranno successivamente inserite nel Sistema, rispettando una tempistica.

L’ISS, entro trenta giorni dall’adozione di questo Decreto, che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, definirà e pubblicherà sul proprio sito istituzionale gli standard metodologici per la predisposizione delle linee guida e i criteri di valutazione delle evidenze scientifiche dichiarate a supporto delle raccomandazioni contenute nelle LG.

Per le modalità di inserimento, sviluppo, completamento e valutazione delle LG il Decreto rimanda al Manuale operativo, predisposto dall’ ISS e pubblicato sul suo sito istituzionale.

Il  tempo tra l’ammissione della proposta di linea guida registrata nella piattaforma informatica (ancora oscurata) e la sua presentazione all’Istituto Superiore di  Sanità  per  ii  giudizio  di merito non potrà essere superiore ai due anni né inferiore a sei mesi.

“La creazione ope legis di un sistema di riferimento nazionale linee guida (inclusivo di una raccolta di “buone pratiche assistenziali”) è la scelta intrapresa, affidando alle Società Scientifiche italiane in primis il compito di redigere linee guida da inserire nell’SNLG e all’ISS il compito di verificarne la qualità metodologica e la corrispondenza con l’evidenza a cui si riferiscono” – così afferma Iannone, Direttore del Centro Eccellenza Clinica, Qualità e Sicurezza delle cure, presso Istituto superiore di sanità, Roma.

Come siamo messi noi della SICVE? Diremmo anche bene. Abbiamo pronte le nostre LG italiane prodotte di recente (e siamo tra le poche Società Scientifiche in tal senso), quindi pronte da presentare. Abbiamo visto bene qualche anno fa. Sono metodologicamente valide (qualcuno aveva proposto il GRADE, ma poi abbiamo adottato l’AHA, comunque ugualmente valido), e sono state condivise, anche se in parte, con altre Associazioni o Società, su temi e malattie di nostra piena competenza e ad alto impatto socio-sanitario. Ci manca forse il consenso delle Associazioni Pazienti, ma si può intervenire in tal senso. Certo, non saremo i soli a proporre LG sulle carotidi, sulle PAD, sugli AAA. Ma vedremo di giocarcela bene. Ne varrà probabilmente del nostro futuro di chirurghi vascolari endovascolari italiani.

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Dalla parte del paziente, secondo scienza. Post di Gaetano Lanza.

Nella  nostra cultura sanitaria del bacino mediterraneo, dove due millenni e mezzo fa circa nasceva la medicina come arte (Alcmeone da Crotone fondò la prima scuola di Medicina nel V secolo a.C.), il punto di vista del paziente non ha avuto la fortuna che merita. Nella cultura sanitaria anglosassone un po’ di più. I nostri colleghi anglosassoni hanno sempre più di noi posto attenzione al paziente e viceversa. Da noi la frase che ci sentiamo dire è: “mi metto nelle sue mani, faccia come meglio crede…” , il consenso informato spesso è una rapida formalità, la partecipazione del paziente a quello che poi è il suo destino è passiva, per non dire assente, il follow up un peso se non dettato dalla necessità, mai dall’iniziativa. Questo vale nell’attività assistenziale quotidiana ma anche nei trial clinici. Anche l’outcome del paziente (parola pressoché ignota ad alcuni nostri colleghi) ci interessa poco, ci interessa poco il futuro del paziente, mentre ci interessa molto di più il suo presente e ciò che facciamo (al meglio) oggi. Nello spirito della ricerca, che è più tipico del mondo anglosassone, deve interessare di più appunto il futuro del paziente e quindi il suo punto di vista.

Non a caso un interessante articolo pubblicato di recente su JAMA (mondo anglosassone) qui di seguito allegato

PRO in clinical trials

parla dell’importanza fondamentale dei PRO (Patient Reported Outcomes ) nei protocolli dei trials clinici.

Noi del Mediterraneo, figli di Ippocrate, che siamo diventati bravi a importare dal mondo anglosassone (a volte importiamo anche male) scopriamo in ritardo questo angolo di visuale, quello del paziente e diamo solo ora più importanza a questo aspetto, il punto di vista del paziente, al suo outcome, al beneficio reale e verificato a distanza delle nostre procedure o somministrazioni.

Non altrettanto a caso, di recente è entrata in vigore la legge Lorenzin (la 3/2018) che prevede (art.1  -delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia di sperimentazione clinica) tra i requisiti dei centri autorizzati alla conduzione delle sperimentazioni cliniche, una preferenza per quei centri che assicurino nella fase IV il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti nella definizione dei protocolli di ricerca.

Cosa non è questo se non un forte richiamo e una richiesta di aiuto e di collaborazione lanciata alle associazioni dei pazienti, che ci avvicina al mondo anglosassone.

I PRO, come definiti dalla pubblicazione su JAMA, rappresentano una rivoluzione copernicana nella conduzione dei trials e assurgono all’altezza di tutti gli altri strumenti classici del metodo scientifico.

E il link è d’obbligo con le linee guida che sui trials si basano appunto. Anche loro, le linee guida, subiscono quindi la stessa rivoluzione copernicana, dovendo prevedere anche essi i PRO, quindi le associazioni dei pazienti. Non a caso nella griglia di valutazione che l’ISS per conto del Ministero sta predisponendo per la valutazione e l’accreditamento delle linee guida che le Società Scientifiche produrranno c’è un item che riguarda proprio i PRO.

Bene. Teniamoli  presenti. Questi PRO.

Statine. Dimostrata l’efficacia nell’arteriopatia periferica. Post di Gaetano Lanza.

Se i cardiologi hanno imparato a prescriverle per le coronaropatie, indipendentemente dai valori della colesterolemia, un motivo ci sarà. Adesso il motivo ce l’ha anche il chirurgo vascolare per prescriverle nell’arteriopatia periferica. Le statine sono efficaci e dobbiamo imparare a usarle come usiamo gli antiaggreganti, assieme agli antiaggreganti.

E’ stato di recente pubblicato su Circulation uno studio di Shipra Arya e colleghi, della Emory University School of Medicine di Atlanta, in Georgia, che alleghiamo

Statins in PAD

che mostra come secondo i dati del Veterans Health Administration, l’uso di statine si associa a più bassi tassi di amputazione e mortalità nei pazienti con arteriopatia periferica (PAD). C’erano  finora prove limitate sull’efficacia delle statine nella PAD. Gli autori hanno utilizzato dati di 155.647 pazienti (98% maschi) affetti da PAD.  Per i dati rimandiamo alla pubblicazione.

Quello che ci preme sottolineare è la prova dimostrata della loro efficacia.

Dopo aggiustamento per età e altri potenziali fattori confondenti, le statine di bassa o moderata intensità sono state associate a una riduzione del 17% della mortalità e ad una riduzione del 24% del rischio di amputazione. Le statine ad alta intensità sono state associate a una riduzione del 30% del rischio di mortalità e una riduzione del 39% del rischio di amputazione.

Con ulteriori aggiustamenti per fattori confondenti come la razza, l’indice di massa corporea, i farmaci antipiastrinici e la severità della PAD, i rischi di morte e amputazione sono rimasti significativamente inferiori per gli utilizzatori di statine a bassa/media intensità e alta intensità. Nelle analisi dei sottogruppi, le riduzioni di rischio non differivano per età, sesso, razza, condizione del diabete e della malattia coronarica.

Le conclusioni  degli autori.
“Dopo la diagnosi di PAD, un paziente dovrebbe iniziare una terapia con statine al più alto dosaggio che possa essere tollerato, proprio come si fa per la malattia coronarica, per ridurre il rischio di amputazione e morte ……….È necessario porre tutta l’attenzione possibile sulla diagnosi precoce e sul trattamento della malattia arteriosa periferica e questo da parte di tutti gli operatori sanitari, compresi i medici di base, i cardiologi e gli specialisti vascolari”.

E’ bene ricordarlo nella nostra pratica quotidiana.

La Società Scientifica, una dinamite? Post di Gaetano Lanza.

Con le dovute distinzioni le Società Scientifiche sono paragonabili alla dinamite, possono essere causa di  disastri o di benefici, dipende molto dall’uso che ne viene fatto. Quindi informazione, formazione e buon senso sono fondamentali per affrontare in modo adeguato l’argomento.”

A parlare così era, pensate un po’, Alfred Nobel, quello del premio, nato a Stoccolma nel 1833 e morto in una sua villa a Sanremo nel 1896. Non tutti sanno che un anno prima di morire fece il suo memorabile testamento con cui istituiva il famoso premio, per essere ricordato come benefattore e non per il brevetto della dinamite, per il quale era diventato molto ricco ma allo stesso tempo infelice, preoccupato per l’utilizzo bellico.

Grazie Alfred. Non solo per i premi che portano il tuo nome, ma anche per il saggio avvertimento e per le incredibili domande che con lungimiranza ci propinasti sulle Società Scientifiche. Che uso facciamo della nostra Società Scientifica? Quale informazione, formazione e buon senso abbiamo seguito?

Sai Alfred. Per anni ci siamo preoccupati e occupati per avere il tuo premio, come scienziati e magari qualcuno c’è anche riuscito. Forse ci siamo preoccupati e occupati di scienza e molto meno di coscienza. Ci siamo poco o niente preoccupati e occupati di etica, morale, trasparenza, persino amministrazione, demandando ad altri, senza preoccuparci di eventuali disastri, soprusi, illegalità, persino malefatte alle nostre spalle. Forse siamo stati mediocri (qualcuno ottimo, qualcuno pessimo) cultori della scienza, come iscritti alle Società Scientifiche. Senz’altro siamo stati pessimi somministratori e amministratori dei nostri mezzi a disposizione.

Come tu giustamente e onestamente ti preoccupasti della dinamite, da poter usare a scopi benefici o malefici, giustamente e onestamente dovremmo noi preoccuparci di più della nostra Società Scientifica da poter usare a scopi benefici e non malefici.

Qualcuno dirà che esageriamo a usare l’aggettivo “malefico”.

Risponderemo che è qui appropriato, perché altrimenti quale altro aggettivo usare in caso di utilizzo di un bene pubblico a scopo personale, di arrivismo fine a se stesso, di imposizione, di testardaggine, di protagonismo e, in una parola sola, di lucro ? Per usare i tuoi termini, di disastri al posto di benefici ?

Anche la Società Scientifica é un mezzo per far bene agli altri più che a se stessi.

(dedicato al nostro Presidente)

 

I misteri del cervello creativo. Post di Gaetano Lanza.

Volete sapere se siete creativi? Basta fare una Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) funzionale del vostro encefalo.

E scoprire se tre aree ben individuate sono linkate quando svolgete un test.

E’ quello che hanno scoperto dei ricercatori dell’Università di Cambridge diretti dal prof R. Beaty, che in uno studio pubblicato di recente hanno sottoposto a RMN funzionale 163 soggetti esaminati per la loro spiccata creatività in vari ambiti artistici o scientifici, proprio mentre svolgevano un compito che richiedeva l’uso di abilità creative, e in particolare l’uso del cosiddetto pensiero divergente, che è il tipo di pensiero che utilizziamo quando cerchiamo di trovare e inventare soluzioni nuove mediante l’utilizzo di oggetti comuni che servono per altri scopi. Chi non usa il pensiero divergente, per intenderci, non é capace (come me) di trovare soluzioni nuove e utilizzare ciò che ha appreso e conservato nella propria memoria.  E’ capace cioé di applicare solo soluzioni stereotipate.

Le famose tre aree cerebrali. Si tratta del Default Mode Network, dell’Executive Control Network, e del Salience Network, ognuno dei quali svolge una particolare funzione nel processo creativo. Il primo è situato nella corteccia cingolata posteriore, produce nuove idee e proposte pescando nelle aree deputate alla memoria e facendo simulazioni mentali. Il secondo si trova invece nella corteccia prefrontale dorso laterale destra, sceglie le idee più appropriate e le trasmette al terzo network che si trova nell’insula anteriore sinistra, che valuta ed elabora il prodotto finale. Che per quanto riguarda Leonardo si chiama Codice Atlantico, nel caso di Einstein si chiama Teoria della Relatività, in caso di Parodi si chiama Endoprotesi Aortica. E potremmo andare avanti o indietro fino alla scoperta del fuoco.

In letteratura e internet si possono trovare centinaia e migliaia di proposte e metodi alcuni che poggiano anche su ricerche scientifiche psicognitive, per sviluppare la capacità creativa. Come esempio ci piace qui riportare questo algoritmo.

Oggi sappiamo per certo, grazie alle ricerche del prf Beaty e dei suoi collaboratori, che quelle tre aree cerebrali svolgono un ruolo importante e fondamentale per la cosiddetta mente creativa umana. Ci sono già alcuni che pensano di poter in un prossimo futuro stimolare queste tre aree per aumentare la creatività e produrre magari più geni creativi. Per ora ci spiace deluderli (ma solo per ora) perché in realtà il cervello umano (si sa) lavora non per compartimenti stagno ma è il marchingegno più complesso e integrato dell’universo conosciuto.

Ma chi vivrà vedrà. Può darsi che in futuro prossimo saremo davvero capaci di stimolare alcune aree cerebrali per implementare delle funzioni cognitive intellettive. Per ora questo già succede per tentare di recuperare aree danneggiate da tumori, ischemie, processi degenerativi. Michio Kaku affronta il tema con rigore scientifico nel suo meraviglioso libro The future of the mind che consiglio. Ma attenzione. Il cervello umano (almeno per ora) non è assimilabile a un super-super-computer che si possa smontare e rimontare. Forse riparare? Ma non ci fa un po’ paura la manipolazione di qualcosa in cui è riposta la personalità di un essere umano con tutto ciò che di sacro vi è conservato? Mentre scrivo ricorre il Giorno della Memoria.

“Il compito non è vedere quanto nessuno ha visto ancora,
ma pensare quello che ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.”
Arthur Schopenhauer

Medtech Europe – Il nuovo Codice Etico per le Aziende sponsor. Post di Gaetano Lanza.

Alleghiamo qui di seguito il nuovo Codice Etico MedTech Europe che è già in vigore dal 1 gennaio 2018 e che detta le nuove Linee Guida per la “sponsorizzazione” a eventi formativi da parte delle Aziende aderenti a Assobiomedica.

medtech europe, codice etico, linee guida

Facciamo qui di seguito copia incolla dal documento di alcune parti ritenute essenziali, con l’invito però a leggere attentamente tutto il documento che si trova anche nell’HP di sicve.it e poi poche riflessioni in coda.

” Lo scopo del Codice Etico MedTech è regolare le relazioni tra le aziende associate a MedTech, ( quali? bisognerà saperlo prima possibile – N.d A.) gli operatori sanitari (cioé noi, presi singolarmente – N.d.A.) e le organizzazioni sanitarie (ospedali , uffici acquisti centralizzati, università, laboratori, farmacisti, società o associazioni medico scientifiche (quindi anche la SICVE, N.d.A), al fine di assicurare l’imparzialità delle azioni a supporto da parte dell’industria, senza generare il sospetto per quanto riguarda il rapporto tra quest’ultima e i rappresentanti del mondo scientifico.

Il Codice rappresenta la regolamentazione europea volta a proteggere l’integrità e la reputazione di tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo e nella crescita del sapere scientifico e nell’evoluzione delle tecnologie mediche. Con la rigorosa applicazione del Codice si vuole garantire che l’interazione con i professionisti e le organizzazioni sanitarie avvenga nel rispetto degli standard etici più elevati e con un adeguato livello di trasparenza.

Il Codice MedTech non intende sostituire leggi o norme nazionali.

A decorrere dall’1 gennaio 2018 le imprese associate MedTech non forniranno più alcun sostegno economico o contributo in natura direttamente ai singoli professionisti sanitari allo scopo di coprire i costi di partecipazione a eventi formativi organizzati da terzi; costituiranno eccezione i meeting di formazione sulle procedure organizzate da terzi o la partecipazione di professionisti sanitari coinvolti dalle stesse aziende per intervenire nell’ambito di simposi satellite in forza di un contratto di consulenza precedentemente stipulato. 

Le imprese aderenti hanno facoltà di fornire supporti per la formazione al fine di finanziare la partecipazione dei professionisti sanitari agli eventi formativi organizzati da terzi. I terzi beneficiari del supporto, (in qualità di organizzatori o di organizzazione sanitaria) avranno l’esclusiva responsabilità della scelta dei partecipanti.

Le imprese aderenti hanno, altresì, facoltà di acquistare pacchetti di attività promozionali (quali spazi pubblicitari o stand espositivi per la promozione aziendale) oppure pacchetti di simposi satellite con l’obiettivo di fornire presentazioni aventi a oggetto questioni correlate al contenuto complessivo dell’evento. Le imprese aderenti hanno facoltà di decidere il contenuto dei suddetti simposi satellite, nonché di assumersi la responsabilità della scelta del relatore.”

Poche Riflessioni.

Non è più come prima. D’ora in poi sarà meno semplice organizzare eventi congressuali o comunque formativi sponsorizzati dalle Aziende che dovranno rispettare questo Codice e queste nuove linee guida, per cui, molto semplicemente, non potranno sponsorizzare direttamente il professionista o congressista. In nome di una maggior trasparenza e per evitare in poche parole “comparaggi”, l’ente terzo (l’ospedale, l’università, la società scientifica) dovrà appunto fare da tramite obbligatorio tra l’Azienda e il professionista per cui l’ente terzo potrà e dovrà (poi si tratta di vedere appunto come lo farà) scegliere quel professionista piuttosto che l’altro. Aumenterà certo la burocrazia. La trasparenza costa. Ma costa sempre meno della corruzione! Due conseguenze immediate ci vengono in mente. La prima, si farà qualche congresso in meno e di questo non possiamo che essere più felici, vista la pletora attuale di eventi quasi sempre ridondanti e molti francamente inutili. La seconda, gli enti terzi, compresa la nostra SICVE, dovranno assicurare una macchina organizzativa più performante e senz’altro più competente rispetto a ieri. Anche di questo non possiamo che essere più felici….ma anche un pizzico più preoccupati.

La sostenibilità del SSN. Il Documento della Commissione Sanità. Post di Gaetano Lanza.

E’ durata ben cinque anni. Decine di audizioni (comprese quelle delle Società Scientifiche), approfondimenti, analisi di dati e confronti internazionali e interregionali. Ma finalmente si è conclusa. Parliamo dell’immane (si fa per dire) fatica che ha portato al Documento finale del rapporto della Commissione Sanità sulla sostenibilità del nostro SSN, con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidarietà ed equità, Documento che è stato presentato e pubblicato pochi giorni fa e che alleghiamo qui di seguito.

Documento sostenibilità SSN

Quando iniziarono i lavori, voluti dal Governo Monti, su proposta dei senatori Nerina Dirindin (PD) e Luigi D’Ambrosio Lettieri (PdL), non si prevedeva che si sarebbe finiti in pieno periodo di propaganda elettorale, perché nel nostro Paese non è assolutamente detto che la legislatura duri quei famosi cinque anni, anzi.

Tutti gli schieramenti hanno alla fine convenuto, proprio tutti – da Leu a M5S, a PD, a FI a Lega, come fosse già un governo di larghissime intese – che il lavoro è da mettere a frutto nella prossima legislatura e che (testuali parole) “non si tratta di un problema economico (quante risorse sono necessarie), perché la “sostenibilità” del diritto alla salute è prima di tutto un problema culturale e politico”.

Il Documento non si limita alla sola analisi economica ma affronta moltissime questioni socio-politiche che rappresentano altrettante sfide per la governance come l’invecchiamento della popolazione, la cronicità, la programmazione del sistema e delle risorse umane, la sanità integrativa, e altro ancora: ma qualcuno dirà che alla fine sempre di economia si tratta.

Ecco in riassunto i punti conclusivi del Documento.

  1. Finanziamento del Ssn: Nei prossimi anni, il sistema non sarà in grado di sopportare ulteriori restrizioni finanziarie, pena un ulteriore peggioramento della risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Sarà essenziale la selezione degli interventi, soprattutto in termini di appropriatezza clinica e organizzativa, evitando di avere di mira il solo contenimento della spesa, con la consapevolezza di una migliore ridistribuzione dei servizi, specie nell’assistenza territoriale anche in relazione all’aumento delle patologie croniche.
  2. Sostenibilità della spesa privata: Particolare attenzione deve essere riservata alle varie forme di protezione integrativa, analizzandone i costi e i benefici per il singolo cittadino, per la collettività e per le finanze pubbliche; è inoltre irrinunciabile un riordino complessivo degli aspetti legislativi della sanità integrativa, a sostegno di quella pubblica.
  3. Piano straordinario di investimenti: In edilizia e tecnologie sanitarie, anche per incentivare l’occupazione e la crescita, oltre che per ammodernare il Ssn, soprattutto nelle regioni più fragili. La Commissione propone inoltre l’inserimento delle infrastrutture sanitarie fra gli investimenti finanziabili attraverso i finanziamenti europei.
  4. Ridefizione e monitoraggio dei Lea: Deve essere garantita l’attuazione in tutto il territorio nazionale dei nuovi LEA, e l’aggiornamento deve essere assicurato con regolarità e in funzione dei reali bisogni di salute e secondo i principi della medicina basata sulle evidenze scientifiche, secondo le logiche di Health Technology Assessment.
  5. Uniformità: Sono sempre più inaccettabili disuguaglianze, quindi sono necessari interventi a livello locale, regionale e nazionale per uniformare gli standard dell’offerta sanitaria all’interno del Paese nei diversi aspetti dell’accesso, della completezza e della qualità dell’offerta, degli oneri a carico dei cittadini, degli esiti in termini di salute. Particolare attenzione alle condizioni di povertà e alle emergenze ambientali.
  6. Risorse umane: I vincoli imposti alla spesa e alla dotazione del personale stanno indebolendo il SSN. Un altro rischio è la carenza di professionalità mediche e infermieristiche. L’età media è intorno ai 54 anni per i medici e a 48 anni per gli infermieri. Preoccupa l’uso intensivo della forza lavoro, con turni sempre più massacranti, largo impiego di precariato, penalizzazioni economiche e di carriera. E’urgente la definizione di un piano di programmazione per le risorse umane, introducendo elementi di flessibilità, favorendo l’inserimento di nuove leve, rimodulando il turn-over, ipotizzando forme di staffetta intergenerazionale, superando il blocco dei contratti (anche solo nella parte normativa).
  7. Formazione: E’ opportuna la verifica e la revisione dei percorsi formativi, per l’accesso alle diverse professioni e per l’aggiornamento degli operatori, guardando ai contenuti, ai soggetti e ai luoghi della formazione. E’ necessaria una maggiore compenetrazione, come ha sentenziato la Corte Costituzionale, tra la missione dell’Università (incentrata prioritariamente, ma non esclusivamente, su formazione e ricerca) e quella del SSN (prioritariamente rivolta alla cura e all’assistenza, ma sempre più attenta anche alla ricerca e alla formazione). Quindi maggiore integrazione Università-Ospedali.
  8. Attuazione alla legge Gelli. Migliorare la gestione del rischio clinico, garantire sicurezza ai pazienti e agli operatori, contrastare la medicina difensiva, assicurare tempi certi e modalità semplificate per eventuali controversie.
  9. Informatizzazione e  digitalizzazione della sanità: Soluzioni tecnologiche nell’ambito dell’eprescriptionebooking, mobilità, FSE e cloud possono consentire una maggiore accessibilità e un migliore monitoraggio dei pazienti (anche a distanza). Assume rilevanza anche il dossier farmaceutico che può consentire il governo della spesa agevolando l’attuazione della pharmaceutical care. Il Patto sulla sanità digitale in fase di elaborazione e previsto nel Patto per la salute 2014-2016, può essere certamente un importante indirizzo strategico.
  10. Legalità e trasparenza: Viene denunciato il rischio di abuso di potere, frodi, corruzione, mancato rispetto dei diritti dei cittadini (la prima forma di illegalità), insicurezza dei luoghi di cura, conflitti di interesse ai contratti di fornitura, caos amministrativo, mancato rispetto dei contratti di lavoro. La valutazione delle performance delle aziende sanitarie non può prescindere dal monitoraggio di elementi di trasparenza e legalità. Devono essere individuati specifici strumenti per il “rientro nella legalità” con riferimento alle aziende sanitarie interessate da commissariamento o gravi fenomeni di corruzione.